Zona bianca
13 Giugno 2021
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Zona bianca

Il 1 Giugno prossimo, con grande probabilità, il Molise assumerà il colore “bianco”, ossia quello proprio delle regioni che non adotteranno più restrizioni anti Covid, escluso l’obbligo della mascherina, del distanziamento sociale e del rispetto dei protocolli di sicurezza.

Secondo il presidente Toma, il “Modello Molise” ha funzionato. Il Molise, che pochi mesi fa era la prima regione per numero di morti per Covid, in rapporto alla popolazione ammalata, ora è la prima per numero di persone vaccinate in rapporto al numero di abitanti. Poco importa se le vaccinazioni non hanno raggiunto tutti i fragili a domicilio e/o le persone con malattie rare: l’importante è vaccinare ed essere primi, perché in fondo, come ama ripetere il governatore, “tutti dobbiamo morire”.

Qual è il “modello Molise”? L’inaugurazione del reparto di riabilitazione post covid presso la Casa della Salute di Larino svoltasi il 21 maggio scorso ha restituito l’immagine di una regione spezzata in due dal punto di vista politico, sociale ed umano. Il Vietri in questi mesi è stato l’oggetto del dibattito regionale e della contesa istituzionale tra Regione e Asrem da un lato e struttura commissariale dall’altro, nonché simbolo della protesta della società civile tra quanti ne rivendicavano l’apertura come centro Covid e quanti invece richiedevano l’applicazione del dca 65/2020 nel quale l’ospedale frentano assumeva il ruolo di centro di riabilitazione post Covid.

Nessuno ha vinto; forse qualcuno ci è andato più vicino degli altri, ma l’immagine del governo regionale trincerato in una torre d’avorio distante dalla società civile restituisce esattamente il punto in cui siamo: una regione spezzata e disfatta, incompiuta come la “Torre Covid” di Campobasso. Il mancato invito rivolto alle autorità locali della città di Larino all’inaugurazione del reparto è però un gesto pesantissimo, perché comunica all’esterno un messaggio tra i più pericolosi: o si è dalla parte del governo regionale o non si ha diritto di essere.

Quando l’esercizio del diritto di critica viene vissuto come un affronto personale è segno che l’attività di governo non trova più la sua ragione di essere nel perseguimento del bene comune, bensì nel consolidamento della gestione di un potere considerato intoccabile. Non vi è da stupirsi né da meravigliarsi allora che l’espressione della protesta assuma toni forti (“Cacciamoli”), inappropriati o che utilizzi mezzi insoliti, come la circolazione di pamphlet scandalistici anonimi.

Le cornate di Tiberio, che siano prese o date, in ogni caso evidenziano l’arroganza di un potere distante dai cittadini, ed è un dato che appare lapalissiano quanto la ferma condanna di ogni tipo di violenza. Non toglieteci però il diritto di essere partigiani, ossia il diritto di scegliere da quale parte intendiamo stare, di portare avanti la critica e la proposta.

Il Modello Molise che rivendichiamo è quello in cui la tutela del fragile viene prima di quella del forte; siamo sicuri che le azioni del governo regionale siano ispirate a questo principio costituzionale fondamentale? Nessuno si aspetti che il riconquistato “colore bianco” sarà il sudario che coprirà il dolore e il senso di impotenza che abbiamo provato in questi mesi: ai morti dobbiamo tutti giustizia ed ai vivi la speranza di un futuro diverso.☺

 

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