Qualità dei servizi
15 Dicembre 2015
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Qualità dei servizi

In questo mio breve intervento mi piacerebbe partire dall’articolo pubblicato su la fonte del mese di novembre, in cui Giovanni Di Stasi analizza con precisione la questione che tanto da vicino ci coinvolge – quella della salute mentale – considerandone gli aspetti più squisitamente tecnici, ma anche quelli politici, economici e culturali.

L’importanza di questo contributo è rappresentata dall’indirizzo programmatico che l’analisi assume; è facile intuire come gli aspetti di pianificazione economica incidano sulla qualità del servizio offerto e, in maniera più sottile, sul ruolo che le comunità terapeutiche assumono nell’ambito della società civile contemporanea. La comunità non è infatti terapeutica per il solo fatto di accogliere pazienti psichiatrici che necessitano di cure: il punto davvero dirimente consiste invece nella natura di quelle cure e, come detto, dalla qualità dell’intervento. Le difficoltà in cui versa l’economia regionale e il comparto sanità costringono strutture come la nostra a non pianificare su periodi medio-lunghi gli interventi e la necessaria formazione del personale, a tutto svantaggio della qualità (e, perché no, della quantità) del servizio.

Fornire gli strumenti necessari per un lavoro “veramente” terapeutico significa affrontare direttamente il problema del mandato sociale e degli obiettivi, che troppo spesso rischiano di essere modulati intorno alla necessità del controllo e della segmentazione sociale, così come è già successo con gli ospedali psichiatrici.

La qualità elevata degli strumenti di intervento (teorici e pratici) favorisce un lavoro in un regime di trasparenza rispetto a quelle zone grigie in cui non sono chiare responsabilità, ruoli, obiettivi della terapia di comunità. L’etica della cura in contesto istituzionale si intreccia potentemente con le dimensioni organizzative ed economiche, essendo queste le necessarie premesse perché i professionisti della salute mentale e i pazienti siano tutelati e non vengano presi dalla deriva del pensiero aziendalistico che vorrebbe contabilizzare le soggettività in nome della efficienza, dimenticando che nel nostro settore questa non può esistere senza la considerazione della natura unica e complessa di ciascun individuo coinvolto nel processo di cura. Allo stesso modo i professionisti della salute mentale dovranno proteggere il sistema dai rischi rappresentati dalle richieste pressanti della ideologica egemone, la quale indirizza il processo terapeutico verso la riabilitazione, cioè l’adeguamento del soggetto alle richieste economiche del sistema: con forza diciamo che il rispetto per i pazienti e gli operatori passa per il giusto riconoscimento di livelli di lavoro qualitativamente elevati, ma anche attraverso la consapevolezza della impossibilità di assimilare un processo di cura ad una operazione di contabilità.

Alessandro Prezioso

il Casone

Il Casone di Casacalenda

Voglio comunicare a tutti i lettori de la fonte, che ritengo sia una rivista di notevole rilievo e importanza, ciò che accade riguardo alla salute mentale nel territorio molisano che fa capo all’ambito territoriale di Termoli. Il CSM e la Comunità “Il Casone” lavorano con pazienti che risiedono per un determinato periodo di tempo nella struttura per le problematiche riguardanti la salute psichica, seguiti da psichiatri del CSM, attraverso terapie farmacologiche efficaci alla loro cura. Ci tengo a dire che dal mio arrivo in Comunità mi sento meglio e svolgo diverse attività, tra cui sedute di sostegno psicologico. Faccio i complimenti ad alcuni degli autori degli articoli presenti nel numero precedente della rivista; in particolare alla dottoressa Ruberto, per l’articolo “Il mio terremoto” – da molisano ricordo bene l’esperienza, anche a distanza di anni; ancora complimenti a Carolina Mastrangelo per il suo bellissimo articolo “Atmosfere Crepuscolari” e a Giovanni Di Stasi, autore di “La buona salute mentale”, un argomento a cui sono molto interessato. Un affettuoso abbraccio ai miei operatori di riferimento e a Patrizia che con i suoi sorrisi riesce a emanare molta simpatia; voglio fare i miei auguri e salutare il mio amico e compaesano Benito e tutti i lettori de la fonte.

Ariano Greco

 

Oggi sentiamo molto spesso parlare del disagio giovanile nel trovare lavoro. Io mi chiamo Nicola e sono iscritto all’ufficio di collocamento nelle liste speciali. Mentre andavo all’ufficio di collocamento ho scoperto che nella stanza n. 5 dovevo presentare il mio curriculum e così mi sono iscritto alla garanzia Giovani nella speranza di un tirocinio formativo a livello lavorativo. Io ho presentato tutti i miei documenti, e l’ufficio di collocamento mi ha indirizzato a una grande azienda agricola sulla trasformazione del raccolto con nuove tecniche. Questa formazione doveva essere retribuita per sei mesi dalla Regione Molise. Mentre attendevo la chiamata per iniziare il lavoro al proprietario dell’azienda è arrivata una email che bloccava il tirocinio formativo. Questa notizia mi ha reso triste, perché per me e quelli come me il lavoro significa uscire da una situazione di emarginazione. Scrivo perché questo non accada più a nessuno, anzi spero che tutti i giovani trovino lavoro per realizzarsi.

Nicola Spadaccini

 

 

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