I sistemi lotici
14 Gennaio 2016
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I sistemi lotici

Prima che si sviluppasse la vita, la caratteristica principale del Nostro pianeta era la presenza dell’acqua allo stato liquido. Ad oggi l’acqua ricopre circa i tre quarti della superficie terrestre fornendo habitat e costituendo ecosistemi necessari per la maggior parte delle forme di vita presenti sulla Terra. Il 97% dell’acqua presente sulla superficie terrestre è salata, la rimanente (acqua dolce) è contenuta prevalentemente nei ghiacciai, nelle calotte polari e nelle falde acquifere sotterranee. I laghi, i fiumi e pochi altri ecosistemi acquatici contengono circa lo 0,3% dell’acqua dolce presente sul pianeta. Pur occupando questa piccolissima superficie, gli ecosistemi delle acque interne garantiscono la sopravvivenza di circa 105 specie animali, che corrispondono circa al 6% di tutte le specie ad oggi descritte. Questi ecosistemi rappresentano, quindi, dei veri e propri “serbatoi di biodiversità” fondamentali per il corretto funzionamento del pianeta.

I fiumi hanno rappresentato nella storia fattori fondamentali per la nascita delle prime civiltà e oggi sono classificati come gli ambienti maggiormente modificati dall’uomo nel corso dei secoli. Nella società attuale, i corsi d’acqua (sistemi lotici) molto spesso sono considerati semplici elementi marginali nel contesto paesaggistico, oppure sono visti come dei generatori di guadagno, sovrasfruttati per trarne il massimo profitto. Solamente in occasione di calamità, come ad esempio lunghi periodi di scarsità idrica, alluvioni o esondazioni, i fiumi occupano le prime pagine dei giornali e i titoli dei tg, scomparendo di nuovo dopo qualche giorno e lasciando molti interrogativi sulle effettive cause del disastro avvenuto.

I fiumi, in realtà, sono ecosistemi estremamente complessi, caratterizzati da una straordinaria eterogeneità spaziale, ambientale e biologica. Sono sistemi dinamici che possono mutare in modo repentino su piccola scala o impiegare tempi geologici per le grandi trasformazioni, modellando in questo modo il paesaggio, creando molto spesso condizioni utili per la formazione di nuovi habitat e consentendo lo sviluppo di molte specie vegetali ed animali.

I sistemi lotici sono essenziali per il corretto funzionamento di numerosi sistemi ecologici, svolgendo diversi servizi ecosistemici come ad esempio la degradazione di grandi quantità di materiale organico, il trasporto di acqua e di materiali e il mantenimento di comunità dalle caratteristiche uniche. La dinamicità e l’eterogeneità fluviale, insieme all’elevata biodiversità e l’equilibrio dinamico che si instaura tra le comunità fluviali, sono i maggiori responsabili del corretto “stato di salute” degli ecosistemi lotici. Una mancanza di queste caratteristiche e una perdita di biodiversità causano gravi ripercussioni non solo sul sistema fluviale ma anche sulle aree marginali che lo circondano.

I corsi d’acqua e la rete idrografica sono da sempre soggetti a significative pressioni di origine antropica che hanno effetti sulla geomorfologia, sulla qualità e quantità delle acque e delle risorse idriche. In particolare, le opere di prelievo e lo stoccaggio dell’acqua, l’alterazione della qualità chimico-fisica dei corpi idrici, le alterazioni biologiche come l’introduzione di specie alloctone e i cambiamenti climatici hanno compromesso la struttura e le funzionalità di questi ecosistemi. Sono così andati persi molteplici microhabitat che sostengono l’elevata biodiversità caratteristica di questi ambienti e le funzionalità ecologiche ad essa associate. Queste alterazioni provocano delle gravi ripercussioni sulle comunità vegetali ed animali, sia a livello di singola popolazione che di intera comunità, causando un cambiamento dello stato di salute del sistema.

La definizione dello stato di salute di un sistema fluviale è estremamente difficile, complessa, soggettiva e molto spesso antropocentrica. Ad esempio, per un agricoltore la buona qualità di un fiume si basa sulla presenza/assenza dell’acqua durante il periodo estivo, per una compagnia idroelettrica la qualità è valutata in base alle migliori caratteristiche idriche e morfologiche del corso d’acqua che consentono di trarne il massimo profitto, mentre per un pescatore un fiume sarà interessante se è ricco di pesci, nonostante questi siano alloctoni.

Uno dei primi studiosi a distaccarsi da questa visione esclusivamente antropocentrica fu Karr nel 1999 che cerca di conciliare gli aspetti ecologici con quelli sociali. L’autore unisce nella definizione di qualità/salute di un tratto fluviale due concetti fondamentali: 1) Valore Ecologico, considerato elevato, se il fiume possiede una buona integrità ecologica e un buon livello strutturale e funzionale senza dimenticare elevate capacità di resistenza (capacità di resistere alle perturbazioni da parte dell’ecosistema) e resilienza (capacità di una comunità di ritornare al suo stato iniziale dopo essere stata sottoposta ad una perturbazione che ha alterato lo stato di equilibrio) agli stress ambientali; 2) Valore Antropico, in questo caso la qualità degli ambienti fluviali è valutata in base alla capacità di fornire beni (es. acqua potabile) e servizi (es. ricircolo dei nutrienti).

Anche se questa visione unitaria può essere considerata da molti corretta, è giusto precisare che esistono ancora molte lacune nei processi di valutazione nel determinare lo stato di salute dei sistemi fluviali. Monitorare la qualità dei corsi d’acqua è una sfida attuale, affascinante e necessaria, poiché le società moderne non potrebbero vivere senza questi sistemi complessi. Per raggiungere questo obiettivo è di fondamentale importanza promuovere, incoraggiare e finanziare la ricerca Eco-Idrologica per una migliore comprensione e introdurre nuove pratiche di gestione per questi ecosistemi.

Il grande spettacolo della Natura assume un Grande Significato solo in relazione allo Spirito che lo contempla – Erwin Schròdinger. ☺

 

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