A tu per tu con benedetta marinelli
11 Novembre 2022
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A tu per tu con benedetta marinelli

Chi è? Una giovanissima scrittrice, dai modi garbati e dall’entusiasmo contagioso, che abbiamo scelto di incontrare perché parli di sé, del suo percorso, in una rubrica molto attenta alla scuola, alla formazione, ai giovani. Perché, come dice Benedetta, “leggere significa calarsi nella storie altrui, imparare a uscire da sé stessi, a vivere per il tempo di un libro nei panni di qualcuno che non siamo noi. Aiuta a ridimensionarsi, ci educa a riconoscere e parlare di sentimenti”. E di educazione all’empatia, oggi, c’è più che mai bisogno.

Forse ti aspettavi questa domanda ma la curiosità è tanta: com’è nata la tua vocazione alla scrittura?

“Vocazione”, che bel termine hai utilizzato! Scrivere spesso è proprio questo: una sorta di invito dall’alto a farlo, quando ero più piccola mi capitava di dire “non l’ho fatto apposta” quando parlavo di uno dei miei racconti. La passione dunque, è stata piuttosto un’urgenza di scrivere. Sicuramente la propensione naturale al racconto è stata forgiata da un altro grande amore: la lettura.

Hai dei soggetti prediletti, più cari di altri?

Non mi sentirei di dire che ho dei soggetti preferiti ma sicuramente c’è un’umanità ricorrente: quella di una sorprendente porta accanto. Mi piace immaginare la storia di persone familiari, una fioraia, una sorella maggiore, una persona immigrata, gente solo apparentemente “qualsiasi”. Ultimamente però mi sono affezionata a personaggi un po’ spirituali: la storia di un giovane prete mi ha portata al Campiello Giovani !

Ti è capitato di dover conciliare con un po’ di fatica il tuo lavoro di scrittrice con gli impegni di studio e della vita privata?

Sì. Come penso crei un po’ di difficoltà fare la cameriera, la baby sitter, la maestra… Però un equilibrio si trova sempre, non riuscirei mai a studiare solamente !

È possibile dire che la scrittura ti permette di affinare il tuo sguardo sulla realtà?

Assolutamente. Anzi, è proprio una conseguenza naturale al limite della deformazione professionale: spessissimo mi capita di vivere una situazione e pensare “su questo devo scriverci”. Mi fanno molto sorridere i miei amici che, quando mi raccontano qualcosa, ci tengono sempre a chiedermi di non scriverne (tranquilli amici, seppure dovessi usare le vostre storie le camufferò ad arte!). Insomma sì: romanzo la realtà quando la realtà non si romanza da sola.

Quale rapporto hai con i giovani, in quanto destinatari delle tue pagine?

Essendo anche io giovane, i giovani sono un po’ tutto per me, dal substrato attivo dove trovo ispirazione al modello linguistico che uso. Non so se il mio pubblico sia tutto giovane, però un po’ ci spero.

Si può imparare a scrivere, si può diventare – in qualche modo – scrittori, o è un talento innato che può solo emergere?

C’è un unico modo per imparare a scrivere: leggere. Tutti i lettori sono scrittori in potenza, poi bisogna solo capire se si ha qualcosa da dire…

Come incoraggeresti un giovane che vuole diventare scrittore?

Leggere di qualità, farsi amici i librai e avere gli occhi aperti sui contemporanei (noi giovani spesso siamo i più malinconici di tutti e ci barrichiamo dietro quei classiconi che vanno letti, per carità, ma non esclusivamente) e seguire le riviste letterarie, una realtà molto in crescita in questo momento. Io stessa pubblico su numerose riviste e lavoro come editor per SuperTrampsClub, un meraviglioso terrazzo sul panorama degli esordienti italiani.

Quali progetti nutri in cuor tuo per il futuro?

Sogno un romanzo per la mia casa editrice del cuore (Blackie edizioni)

“Storie dal peso leggero”: perché questo titolo? Qual è il filo rosso che le lega?

Questo titolo nasce dalla pesantezza dei temi mitigata dalla leggerezza dello stile. Questi racconti sono nati durante i miei anni di liceo, sapientemente “piazzati” per numerosi premi letterari dal mio professore-manager Mario Lauletta. La malattia mentale, la guerra, l’aborto, la precarietà dei giovani, sono solo alcuni dei temi trattati e vissuti da protagonisti il più possibile realistici anche quando vivono situazioni (come tutti) al limite dell’assurdo. Ogni personaggio si evolve così nell’incontro con qualcuno, spesso di inaspettato, nella convinzione che tutti possiamo essere la svolta di qualcun altro. Il tutto raccontato dall’ironia, a tratti affilata anche per la me di adesso, di una ragazza piuttosto particolare (rido ndr).

Quale ruolo può avere, oggi più che mai, la lettura nella nostra società?

Senza impelagarmi in analisi sociali (l’anno prossimo sarò iscritta alla facoltà di antropologia) troppo dettagliate, trovo che l’unica, la sacrosanta, l’imprescindibile funzione della lettura sia l’empatia. Leggere significa calarsi nella storie altrui, imparare a uscire da sé stessi, a vivere per il tempo di un libro nei panni di qualcuno che non siamo noi. Aiuta a ridimensionarsi, ci educa a riconoscere e parlare di sentimenti, i nostri, spesso talmente profondi da non saperne nemmeno il nome; ecco i nomi sanno darli bene gli scrittori e le scrittrici. Credo che in una società sempre più improntata alla produttività sterile e al consumismo egoistico esercitare l’empatia basti e avanzi.☺

 

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