Brandelli d’italia
30 Giugno 2024
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Brandelli d’italia

Lo scorso mercoledì 19 giugno, dopo un lungo esame in aula, la Camera dei deputati ha approvato definitivamente il disegno di legge sulla cosiddetta “autonomia differenziata”, che stabilisce le regole e il percorso con cui le regioni potranno chiedere maggiore autonomia nella gestione di specifiche materie. La legge non modifica in alcun punto la Costituzione ed in particolare il titolo V, ma interviene nelle maglie dell’art. 116 Cost. terzo comma, che stabilisce che le regioni a statuto ordinario possono chiedere di avere “condizioni particolari di autonomia” nella gestione delle 20 materie di potestà legislativa concorrente, e nella gestione di altre tre materie tra quelle che sono di competenza esclusiva dello Stato (l’organizzazione della giustizia di pace, le norme generali sull’ istruzione e la tutela dell’ambiente, dell’ ecosistema e dei beni culturali).
L’attribuzione di funzioni riferibili a diritti civili e sociali (es. tutela della salute, diritto all’istruzione) sarà possibile solo dopo l’individuazione dei cd. LEP, livelli essenziali delle prestazioni, che il Governo dovrà emanare entro 24 mesi dall’approvazione della norma, nei limiti delle risorse rese disponibili in legge di Bilancio, senza l’individuazione delle quali la Regione non potrà ottenere alcuna maggiore autonomia. L’ individuazione dei LEP avverrà sulla base di una ricognizione della spesa storica dello Stato in ogni Regione nell’ultimo triennio, quindi sostanzialmente partendo già al “ribasso”, dando per assodate le attuali differenze tra Regioni, quando sarebbe stato opportuno colmare le differenze tra i vari territori piuttosto che accentuarle e darle per assodate. Non solo, le Regioni potranno trattenere il gettito fiscale legato all’erogazione dei servizi per l’utilizzo delle risorse sul proprio territorio, il che porterebbe ulteriore squilibrio per le regioni (come la nostra) che hanno un gettito fiscale minore.
Il rischio pertanto è che la disomogeneità territoriale già esistente nei servizi socio-sanitari venga ancora di più accentuata e che a pagarne le spese siano proprio le fasce di popolazioni più vulnerabili ed esposte ad emarginazione, come le persone con disabilità, gli stranieri, le persone a rischio povertà.
Per completezza, vi è anche da sottolineare che per alcune Regioni e per il Molise in particolare, la modifica del titolo V avvenuta con legge costituzionale 3/2001 era stata già disastrosa nell’ ampliare il divario tra regioni.
Nel Molise ha causato un aumento del clientelismo ed un correlato sperpero di risorse, che in concreto si sono tradotti in una compressione dei diritti sociali e civili dei molisani e soprattutto nell’erosione del diritto alla salute dovuto ad una spesa sanitaria del tutto irrazionale, i cui catastrofici effetti si sono visti soprattutto nel periodo del Covid. Oggi in pochissimi ricordano quanto accaduto nel 2020 e nel 2021. Dovevamo uscirne migliori, invece siamo peggio di prima.
Vi è poi da rimarcare che troppo spesso il Molise ha avuto la maglia nera per la qualità della classe dirigente, che purtroppo non è un fattore secondario quando si immagina un ampliamento delle funzioni delle Regioni, perché chi è incapace può solo diventarlo al quadrato, rischiando di fare ancora più danni.
Ci aspetta un futuro incerto, grandi sfide ci attendono: la crisi climatica, la transizione ecologica, l’impatto dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana, tutti aspetti che necessitavano di un intervento coerente ed unitario dello Stato. Un’ulteriore frammentazione rischia di mettere a rischio la tenuta e la capacità di risposta del Paese rispetto a queste sfide epocali.
È importante mobilitarsi in nome dei valori di uguaglianza sostanziale che rischiano di essere minati da una riforma che mette a rischio la solidarietà sociale, che è un pilastro, assieme all’antifascismo, sul quale è stato costruito il nostro Paese. È sintomatico che in questi tempi l’individualismo vada a braccetto con il rafforzamento delle destre più estreme, nel nostro Molise più che altrove.
Io, però, sono convinta che nel nostro Sud una rivoluzione morale esista e sia possibile.☺

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