Conservare la speranza
Sono tempi bui, per tante ragioni generali e per mia tristezza personale; eppure siamo così istintivamente portati a cercare la luce nell’oscurità che è insopprimibile l’istinto del “Domani è un altro giorno”. Conservare la speranza è il titolo di un bel libro di Hans Kung, il grande teologo tedesco a lungo osteggiato e rinnegato dalla Chiesa ufficiale per la sua ricerca ostinata di un cambiamento di pensiero, la metanoia, che chiede di cambiare il modo di interpretare la realtà usando un nuovo linguaggio. E noi che ci troviamo di fronte ad una realtà disintegrata da guerre, emergenza climatica, collasso delle istituzioni democratiche davanti all’avanzare in Europa e nel mondo delle dittature, non abbiamo forse assoluto bisogno di guardare la realtà con altri occhi, di leggerla con la volontà di ricostruire una grammatica nuova per provare a cambiarla?
Un proverbio latino-americano dice che “lo mas oscuro de la noche es ante del almanecèr”, (il momento più buio della notte è quello prima dell’alba). E davvero siamo nel momento più buio del mondo che abbiamo attraversato finora; saranno anche le ore di luce sempre più brevi in questo periodo dell’anno, sarà il desiderio di chiudere fuori tutto ciò che preoccupa e rattrista, ma l’alba sembra davvero lontana…
Nel piccolo Molise la FIAT (perché per tanti di noi è ancora e sempre quello il suo nome) continua a scivolare sul piano inclinato del suo lento disintegrarsi, nonostante i proclami del presidente Roberti che sembra l’unico ormai a non aver capito i miserabili giochi finanziari che hanno già deciso il destino di tanti lavoratori.
Campobasso sembra paralizzata dal problema idrico, mentre gli enti preposti non riescono neanche a capire l’origine delle infiltrazioni di idrocarburi nell’acqua, e i cittadini restano inerti e indifferenti, mentre un sistema farraginoso e caotico di gestione del servizio idrico regionale (GRIM, EGAM, Molise Acque) rende davvero difficile capire cosa fare.
Termoli sprofonda in una mediocrità senza uguali, tra inaugurazioni di parcheggi spacciati per grandiose “riqualificazio- ni”, incapacità di pianificare a lungo termine tutela del suolo e del territorio, mitigazione climatica, vera sostenibilità e creazione di cultura: non solo quella che viene da libri e arte, ma soprattutto quella del civismo, del sentirsi comunità, dell’accogliere e condividere. Nel testardo proseguimento di tutto ciò che di contrario al bene comune era stato deciso dalle precedenti amministrazioni.
Fuori dai confini regionali le urla scomposte di una Presidente del Consiglio che poco o nulla ha imparato di senso delle istituzioni garantiscono il funzionamento dei lager di stato (il nostro) in Albania, riducendo la nostra umanità e il nostro ruolo in Europa alla capacità di deportare esseri umani perché “irregolari”, mentre sullo sfondo aleggiano figure quanto meno inquietanti (su tutte Musk) come consiglieri dello Stato.
I fascisti si prendono il circo Massimo per il loro spettacolino grigiobruno, senza più vergogna né remore, il “mini- stro” dell’Istruzione dedica molta parte del suo tempo a querelare chiunque non sia d’ accordo con le sue quanto meno deplorevoli uscite; e fuori dai Palazzi sul lavoro si muore a tre al giorno, il lavoro si perde da un’ora all’altra, il lavoro è sempre più nero e sfruttato, e sempre meno pagato anche quando è regolare.
Dove, dove trovare la strada per conservare la speranza? Il filo di Arianna per uscire dal labirinto sembra smarrito, ma la piazza piena a Roma pochi giorni fa per contestare il famigerato DDL 1660 è una prima piccola scintilla di pietra focaia che illumina il buio. Non ancora il fuoco, ma segno che qualcuno prova a tener vive le braci.
Le tante piccole realtà di integrazione riuscita, anche qui in Molise; le cooperative di giovani che si inventano la rinascita dei nostri borghi spopolati, le folle che accorrono al cinema per sentirsi consolate dal ricordo di Berlinguer, che non ha mai lasciato i nostri cuori: sono tutti segni che ancora siamo in grado di leggere il mondo con occhi diversi.
L’elenco dei mostri che popolano i telegiornali è lunghissimo, il genocidio dei palestinesi fa desiderare di non essere nati, se dovevamo vedere questo orrore, la rabbia fa montare dentro istinti spesso non civilizzati; ma anche l’altro elenco, quello dei “buoni”, esiste e aspetta che anche noi ci uniamo a chi come Kung è capace di cambiare pensiero e di impegnarsi per scrivere la grammatica della pace e dell’apertura del cuore, senza paura di essere minoranza.
Anche noi abbiamo una legge morale come quella di Kant, chiara come il cielo stellato sopra di noi: unirci a coloro che nel buio più fitto insistono a strofinare legnetti perché ne scaturisca la scintilla che accenderà il fuoco. È quella la speranza che dobbiamo conservare, non ognuno da solo ma insieme agli altri, per far sì che la politica sia di nuovo quella di Don Milani: sortire insieme dai problemi.
E che sia per tutti un anno di cambiamento e speranza!☺
