Cooperazione e cambiamento
18 Ottobre 2019
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Cooperazione e cambiamento

Orfani del Ministero della Disabilità, non è che ci si senta poi così soli. La storia recente ha dimostrato che è stato soltanto uno specchietto per le allodole; oltre i proclami, non c’è stata nessuna inversione di tendenza rispetto ai governi precedenti nelle politiche per le persone con disabilità. I danni prodotti dal governo gialloverde, però, sono stati tanti e le ferite nella società civile sono ancora sanguinanti.

La logica della “guerra tra poveri” è ancora forte tra gli Italiani: la corsa all’insulto contro chi non sposa il nostro modo di pensare è sempre attuale, così come la facilità con la quale si addossano le colpe di quello che non va ai più indifesi invece che ai responsabili.

Per “disintossicarci” dall’odio e dalla superficialità serviranno mesi di buone politiche e buone pratiche sociali; se però il cambiamento non verrà supportato da un autentico spirito di solidarietà sociale, difficilmente potremo guarire dall’intolleranza e dalla decadenza civile.

Difficile credere che il lupo possa mutare pelle solo perché ha cambiato bandiera: il movimento 5 stelle, con il suo non voler essere né di destra né di sinistra, ha dimostrato di essere una potenziale stampella nella mani di chiunque abbia una visione del mondo più forte della sua, regalando il lasciapassare all’odio razziale, che in Italia non trovava un albergo così accogliente dai lontanissimi (o almeno così credevamo) anni ‘30.

L’uscita dalla crisi è ancora lontanissima, il rischio è che la via venga asfaltata di nuovo togliendo risorse ai più fragili, alimentando ancora le differenze sociali.

In Molise l’appuntamento con il nuovo piano sociale regionale in questo senso è certamente cruciale; non sembra però di intravedere un autentico spirito di cooperazione tra la regione e le parti sociali: oltre i proclami, ai tavoli di confronto sono stati invitati sempre i soliti noti; la paura che dietro la volontà di riorganizzare l’assetto dei servizi ci sia la volontà di praticare tagli è presente e tangibile.

Per quel che riguarda le persone con disabilità il passaggio cruciale è innanzitutto quello di concretizzare e valorizzare l’applicazione dei piani personalizzati previsti dalla legge 328/2000 e modulare l’ assetto dei servizi attraverso questo strumento. Il collegamento tra persona e servizi territoriali deve essere costruito a maglie strette, al fine di prevenire vuoti di intervento e conoscere l’ incidenza dei bisogni.

Difficile immaginare che al momento sia prevista una risposta concreta per quelle persone con disabilità che richiedono uguaglianza e diritti attraverso la cd. vita indipendente, i quali non possono accedere ai fondi della non autosufficienza per non essere abbastanza gravi, né possono accedere alle risorse per il dopo di noi per non essere abbastanza soli.

Occorre ridisegnare un piano per dare risposte a tutti i bisogni, valorizzando le differenze per distribuire uguaglianza alle persone con disabilità: non può che essere questa la vera sfida ed al momento sembra che siamo lontanissimi da questo traguardo.

Se non si comprende il punto d’arrivo, è difficile tracciare la strada. Perciò la cooperazione tra il governo regionale e le parti sociali deve essere concreta, fattiva e non un semplice spot per un trafiletto su un giornale.☺

 

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