Dove condurre da vecchi la vita
12 Febbraio 2024
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Dove condurre da vecchi la vita

La Dichiarazione universale dei diritti umani (1948) nel Preambolo afferma che la dignità umana è “il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”. Ne godono “tutti i membri della famiglia umana”.
La Costituzione italiana (1948) afferma che “tutti cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali di fronte alla legge”. Ognuno in ogni fase della vita e quale che sia la condizione psico-fisica deve svolgere, “secondo le proprie possibilità e le proprie scelte, un’attività o una funzione” che concorra “al progresso materiale e spirituale della società”.
Il Patto internazionale sui diritti civili e politici (1976) afferma che “ogni individuo ha diritto alla libertà e alla sicurezza sociale” e che va “sempre trattato con umanità e con il rispetto della persona umana”.
La Costituzione dell’Unione Europea (Carta di Nizza, 2004) prevede l’inviolabilità della dignità umana e la sua tutela come obbligo tassativo di ogni Stato.
La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (2009) afferma che la dignità umana è il primo valore e fondamento inviolabile. Essa non va subordinata ad altri valori. L’art. 25 afferma che ogni persona anziana ha diritto di “condurre una vita dignitosa indipendentemente dalla partecipazione alla vita economica, sociale e culturale”, ridimensionando centralità e potere dei ruoli produttivi.
La Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi socio-sanitari (l.328/2000) garantisce la dignità umana intervenendo sulle condizioni di disagio e di bisogno individuale, familiare legate a inadeguatezza di redditi, difficoltà sociali e condizioni di non-autonomia.

Il diritto di scegliere dove e come condurre con dignità la propria vita è proprio di ogni persona, indipendentemente dalla sua età ed è sancito da varie leggi. (Si veda il riquadro). Esige spazi di vita in cui poterla condurre. Tali spazi non vanno intesi come luoghi in cui si sta/si abita (edifici). Sono ambiti in cui si soddisfano bisogni e attività che fanno vivere, si intessono relazioni sociali dante senso e valore alla vita di ogni persona. Si vive con dignità in un contesto socio-economico e culturale in cui tali spazi esistono, sono accessibili, fruibili, elastici e soddisfacenti bisogni economico-materialistici, sanitari, socio-assis- tenziali e ludico-ricreativi avanzati da una persona in un determinato momento e contesto socio-territoriale e culturale. I diritti, tutte le specie di diritti e non solo quelli di cittadinanza, sono, però, semplici opportunità condizionate o ‘rimedi sociali’ che non vincono gli ostacoli che vi si frappongono. Essi offrono ai cittadini e alle organizzazioni politico-sociali ‘appigli’ a cui aggrapparsi per rivendicare e/o rafforzare aspettative sociali e disporre di più forza per affermare valori individuali e collettivi.
I vecchi si scoprono esplorando la vecchiaia: un continuum vitale che si avvia alla nascita e termina con la morte. Sono tante e diverse le persone che diventano vecchie per cui non esiste il vecchio ma tante persone percorrenti tale continuum con una propria e unica storia; non esiste la vecchiaia ma tante e diverse vecchiaie. L’invecchiamento è un percorso ondulato in assestamento continuo. Vi incidono fattori oggettivi e soggettivi legati alla ‘mia e unica’ storia di vita. È dentro tale storia che costruisco/si costruisce, dialetticamente, la ‘mia’ vecchiaia, diversa da quella degli ‘altri’ ed è alla stessa che si lega la scelta di dove e come condurla. Necessita di spazi aperti (rete di servizi) dentro cui poter scegliere quello/i spazio/i in cui trovare quella/e risposta/e soddisfacenti in quel momento e in quel contesto geografico-culturale.
Il vecchio ha diritto di scegliere dove vivere dignitosamente senza essere obbligato a stare/abitare in strutture residenziali per o in alloggi per o in ‘case’ per. È il per che esclude, emargina, categorizza e non la struttura in sé. È un per che allontana i vecchi dai non-vecchi: centri per anziani, soggiorni per anziani, gite per anziani, sconti per anziani e altro. Si decide ciò di cui abbisogna il vecchio, lo si affida alle cure degli ‘esperti di vecchi’, lo si cementa in un ruolo passivo, vuoto, gli si regala il ‘diritto’ di stare/abitare in strutture per e se ne fissano le regole di vita. Si limita o si nega il diritto di scegliere adducendo condizioni socio-economiche e sanitarie. È l’ageism secondo cui i vecchi incontrano difficoltà a decidere e/o gestire autonomamente la propria vita. Altri devono agire per loro. Tale diritto non si può ridimensionare o negare appellandosi a ostacoli, insiti nel contesto socio-territoriale, che obbligano il vecchio a stare/abitare in strutture lontane dalla sua casa. Vi sono norme che ne impongono la rimozione (bar- riere architettoniche, abitative, caren- ze/assenza di servizi sanitari e assistenziali, trasporti…), la creazione di spazi soddisfacenti bisogni e attività e garantenti una vita dignitosa a chi sceglie di vivere a casa, muoversi liberamente sia dentro che fuori dalla stessa. La casa è uno spazio in cui si vive la vita affettiva e familiare e, dinamicamente e mutevolmente, si intessono, si costruiscono, si ricostruiscono e si mantengono relazioni sociali. Non è solo una costruzione architettonica in cui si sta/abita (abita- zione). Il diritto di scelta è sempre più una rivendicazione, specie tra i ‘nuovi’ vecchi stante le migliori condizioni socio-economiche, la maggior autonomia funzionale e più consci di tale diritto.
Dove scegliere di vivere è sempre più mobile, una mobilità socio-spaziale e culturale dentro e fuori dal luogo abituale di vita e pesa la differenziazione di bisogni e attività. Occorrerebbero spazi di convivenza intergenerazionale e non servizi per, mentre la mobilità è diversificata, disomogenea, veloce e dinamica nei contesti urbani meno in quelli rurali e montani. Intacca condizioni di marginalità, immobilità fisico-spaziale colpenti molti vecchi. Misura ed evidenzia i forti ‘stacchi’ in una società che nega spazi ai vecchi inducendoli a stare/chiudersi in casa. Mostra progettualità aggredenti isolamenti, solitudini, marginalità ed esclusioni: rischi legati alla staticità abitativa. È una mobilità culturale favorita e favorente il diffondersi di spazi culturali e ludico-ricreativi non per. Accampa il diritto di vivere il e nel proprio paese, viverlo pienamente e di trovare nel suo tessuto vitale risposte non solo ai bisogni, ma anche ai desideri e di conoscere l’altro.
Esistono bisogni/esigenze non sempre soddisfabili né con modalità socio-sanitarie tecnicamente più efficienti, né con nuove e più sofisticate strutture residenziali per. Servono interventi progettati e realizzati sul territorio con i vecchi in cui il legame tra condizioni di salute e qualità di vita attiva, fondata su ben-essere e su stimoli socio-culturali (dignità), è strettissimo. Hanno peso il contesto di vita, caratteristiche geografiche e socio-culturali nella progettazione e costruzione di risposte ai bisogni e alle attività, più o meno espliciti/e, nella loro dinamicità, specie quelli/e di chi ha minori capacità socio-economiche.
Scegliere dove e come condurre la propria vita richiede la presenza di spazi sociali accessibili, aperti e non destinati o per in cui si vive, si agisce, s’interagisce, si soddisfano i bisogni materiali, relazionali e culturali e attività ludico-ricre- ative, cura della salute che, caratterizzati da dinamicità, si trasformano, si stemperano, spariscono. Va abbattuta la segmentazione territoriale: zone privilegiate e dotate di servizi e zone prive causanti spostamenti con disagi o, se impossibili, rinunce.
Si progettano e si costruiscono spazi di vita per o con l’uomo? Sono due linee che, grosso modo, guidano progettazione e costruzione secondo regole razionali e funzionali o con chi vi dovrà vivere tenendo conto delle sue esperienze, dei suoi valori personali e sociali.
Si parla di costruzione con riferimento non tanto all’idea ingegneristico-architettonica quanto a quella di spazio che ci sta dietro. Costruire per l’uomo è un costruire pre-pensato, pianificato che fissa e impone comportamenti, individua a priori bisogni e attività da soddisfare e risposte che li/le soddisfano. Persone, diversità e diversificazioni dei bisogni e delle attività e modalità di soddisfazione hanno scarso peso. È un determinismo ambientale sopravvalutante le variabili fisico-spaziali. L’uomo, al contrario, costruisce il ‘suo’ spazio di vita partendo dai suoi bisogni e attività e dal modo e come poterli/e soddisfare. È un costruire non solo tecnico-architettonico ma anche socio-culturale in cui hanno peso esperienze e competenze delle persone dedotte dai loro comportamenti reali. È pensare, progettare e, poi, costruire orientato alla persona, al come costruire e non al che cosa costruire. È come pensare, progettare e costruire spazi che soddisfino i bisogni reali delle persone e le loro attività. È costruire spazi sociali utili e necessari in cui bisogni e attività delle persone trovino concreta soddisfazione. Porre l’accento sul come, impone di pensare alle persone, ai loro bisogni e attività nel loro diversificarsi di modo che si progettino e costruiscano spazi sociali soddisfacenti. Si costruisce sia osservando le regole ingegneristico-architettoniche che utilizzando punti di vista, competenze, esperienze e dialogando con i potenziali fruitori di tali spazi.☺

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