Estasi e dolore
18 Luglio 2021
laFonteTV (2105 articles)
0 comments
Share

Estasi e dolore

All’età di sedici anni Bernini ritrae la scena del martirio di San Lorenzo (marmo di dimensioni 66 x 108 cm. Firenze – Uffizi, collezione Contini – Bonacossi). L’opera è databile verso il 1614 circa, e non è documentato il committente dell’opera. Filippo Baldinucci (storico dell’arte, politico e pittore) attesta, nel 1682, la presenza della scultura presso Leone Strozzi, collezionista che aveva acquistato anche il “Museo” di Francesco Corvino, collocata nella residenza romana; in seguito, nel Settecento fu trasferita presso il Palazzo Strozzi, a Roma. L’emblema degli Strozzi si trova alla base del monumento che simula un ceppo in fiamme, appositamente rafforzato per sostenere la scultura, certamente progettato dallo stesso Bernini.

Il martirio

Nonostante il giovane Diacono si trovi su una graticola con carboni ardenti l’espressione è serena. Si narra che Lorenzo, pacato, dice ai carnefici: “Giratemi, perché questo lato è cotto” e poi “Adesso son pronto per essere servito a tavola”. Il Martire è sdraiato su una graticola attraversata da lingue di fuoco e volgendo lo sguardo verso l’alto nell’atto di affidare Roma al suo Dio. La sofferenza si scioglie in estasi. Si possono riscontrare dei modelli pittorici (l’Adamo di Michelangelo e scultori, ad esempio il Galata morente, nella posa del volto). Senza dubbio studiò anche modelli dal vero, testimonianza del figlio Domenico, riportata nella biografia del padre: “per ritrarre verosimilmente il volto afflitto dal dolore, egli stesso mise una coscia nuda vicino alla brace accesa, schizzando il suo volto riflesso in uno specchio”.

Virtuosismo figurativo

L’opera appare come un prodigioso esempio di virtuosismo, capace di imprimere nel marmo l’effetto etereo e immateriale del fuoco. Nel restauro del 1997 il blocco di marmo di Carrara, ha rivelato che Bernini ha usato diversi strumenti per le varie trame della superficie. Il retro non è levigato e rifinito come la parte anteriore, questo implica la visione frontale. Un complesso di temi che l’artista in seguito avrebbe sviluppato sono presenti in quest’opera: emotività, solitudine, dolore, estasi, abbandono. Nelle figure solitarie che subiscono intensi stati emotivi, egli precorre l’idea “illuminista” di sculture che vanno percepite attraverso lo sguardo.

Il Martire è nel più solitario abbandono, né torturatori né spettatori che assistono: come in pittura, l’attenzione è sul dramma dell’uomo. Il volto non è concitato da spasmi ma più propriamente in un rapimento spirituale. La forza interiore supera il bruciore del fuoco. Si ha l’impressione che il martire allontani il dolore, la parte del corpo e la testa protesi verso l’alto, sguardo pacifico concentrato in estasi “adagiato sul gomito sinistro, languidamente come in un banchetto nuziale”. R. Wittkower afferma: “alto grado di perfezione tecnica e precisione anatomica e un senso infallibile per la carenza organica e la struttura del corpo umano”. Raffigurare la fiamma, il calore, elementi resi immateriali nella pietra: abilità matura raggiunta, manifesto artistico impresso sul marmo.☺

laFonteTV

laFonteTV