Fare bene il bene
12 Gennaio 2021
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Fare bene il bene

Noi tutti siamo consapevoli che per fare delle scelte chiare, risolute, magari controcorrente, ci vogliono delle motivazioni profonde, direi irresistibili, perché in caso contrario non avremmo quelle energie psico-fisiche ma anche etiche che ci possono accompagnare in questo cammino, prima di formazione e poi, di conseguenza, di impegno civile nella raggiunta maturazione delle scelte. Le ragioni che ci spingono a queste decisioni sono molteplici, ma sostanzialmente si possono racchiudere in alcune parole, quali “diseguaglianze, giustizia, legalità, beni comuni”, parole per le quali vale la pena essere cittadini, responsabilmente partecipi delle vicende della polis. Questo cammino l’ha fatto con pienezza don Luigi Ciotti. Il papà di Luigi, Angelo, per il suo lavoro di muratore, è costretto a vivere in città diverse e proprio questi continui spostamenti della famiglia da un lato evidenziano la precarietà delle condizioni economiche, da un altro mettono in chiaro la tensione etica dei genitori ad inculcare ai propri figli quei princìpi morali e civili, consolidatisi ormai da tempo in seno al loro nucleo familiare. C’è un episodio significativo nell’infanzia di Luigi ed è quello del calamaio scagliato contro la sua maestra in prima elementare, a Torino, in classe. In un momento di chiassoso comportamento degli alunni la maestra sgrida ingiustamente il piccolo Luigi, ritenendolo il più indisciplinato e apostrofandolo così: “zitto tu, montanaro”. La reazione del piccolo Luigi è istantanea, perché il bambino avverte immediatamente il senso del rimprovero, ingiusto ed offensivo della condizione sociale della sua famiglia. La sospensione dalle lezioni per diversi giorni è la naturale conseguenza del suo gesto; i genitori lo rimproverano con determinato vigore, facendo però capire, successivamente, al ragazzo di aver perfettamente inteso la ragione della sua reazione e percependo nello stesso tempo da questo episodio quale fosse il carattere di quel bambino.

Il ritorno della famiglia a Torino consente a Luigi di concludere i suoi studi superiori, diplomandosi come radiotecnico. Appena prima di prendere il diploma, tra le altre esperienze Luigi fa la conoscenza con un signore, che dorme per strada e che dopo molte insistenze accetta di parlare con lui. Mario, è questo il suo nome, si apre un poco alla volta e così Luigi viene a conoscere la sua storia infelice e penosa di medico stimatissimo. Una sera, pur reperibile, esce con amici e mangia in trattoria, bevendo, anche se astemio, qualche bicchiere di vino. Chiamato in ospedale per una urgenza, lui subito corre al pronto soccorso, opera una signora, che dopo l’intervento, ben riuscito peraltro, muore. Il giovane medico rimane sconvolto e, pur non avendone colpa, sente su di sé la gravità ed il peso di questa tragica vicenda; così decide di lasciare il posto di medico ospedaliero, vivendo per strada e dormendo sulle panchine. Luigi lo incontra spesso, cercando di alleviare il senso di colpa che lo consuma; ad un certo punto, non lo vede più seduto su quella panchina nei pressi della stazione torinese di Porta Nuova, immaginando così che il freddo e le precarie condizioni di vita lo abbiano portato alla morte.

Ma quali sono state per don Ciotti le figure che lo hanno sostenuto nelle sue scelte di vita? Innanzitutto don Tonino Bello, il vescovo di Molfetta; poi quello che per Luigi è stato un secondo padre, cioè il vescovo di Torino, padre Michele Pellegrino. All’epoca del seminario, la sera, Luigi insieme ad un altro ragazzo cominciò ad incontrare per strada o nei pressi della stazione ferroviaria di Porta Nuova gruppi di ragazzi sbandati, ladri, spacciatori, cercando di capire le loro scelte e di aiutarli ad uscire dal tunnel della sofferenza e dello sfruttamento ingordo e disumano. Tralasciando tutta una lunga serie di esperienze che don Luigi ha fatto coinvolgendo migliaia e migliaia di giovani, che rimandiamo alla lettura del libro, ci chiediamo come sia strutturato il libro di don Ciotti.

Il volume nella sua composizione tecnico/tematica appare come una scrittura che ricorda il “romanzo di formazione”. Questa constatazione vuol significare che l’autore, cioè Luigi Ciotti, descrive e presenta il personaggio – se stesso in progress – a mano a mano che cresce e come in lui si sviluppi un percorso di maturazione religiosa, culturale, sociale. L’amore non basta è lo svelamento della sua formazione e delle scelte rigorose che l’hanno alimentata. Di qui, comprendiamo anche la suddivisione in capitoli (tre), nei quali don Ciotti descrive il suo cammino, protetto prima dalle figure paterne (“Nel nome del Padre”); poi (nel “Del figlio”) delinea la crescita da giovane studente e da sacerdote attento alle storie di sofferenza e di riabilitazione di tanti giovani; ed infine (nel “Dello Spirito Santo”) spiega, delineandole, le sue esperienze e le scelte maturate finora.

Le tematiche che il volume affronta, come carceri, tossicodipendenza, prostituzione, solitudine estrema ed esistenze profondamente infelici e dolorose, come quelle degli sbandati o dei poveracci che dormono per strada, nelle stazioni o sotto i portici, il contrasto alle mafie e l’educazione alla cultura dell’antimafia rivolta specialmente alle giovani generazioni, sottolineano e rimandano direttamente ad una analisi e ad una lettura critica di stampo dichiaratamente laico. La stessa spiritualità, più che una meditazione estatica, appare invece come lo sforzo di collegarsi armonicamente con il Creato, come ama definire la Natura papa Francesco. L’attenzione che don Ciotti riserva alla sofferenza, alla povertà, alle diseguaglianze sociali, alla profonda frattura tra ricchi (pochissimi) e poveri (la stragrande maggioranza dell’ umanità), ai conflitti armati, alla violenza prevaricatrice delle mafie (che ottundono le coscienze e le plasmano alla corruzione e al degrado spirituale ed etico), ai migranti e alle loro storie di presenti ed antichi patimenti, alla indifferenza ancora costantemente razzista e segregazionista della maggioranza dei paesi della Ue nel suo insieme che permette che costoro con donne e bambini muoiano nel Mar Mediterraneo; ed ancora alla formazione civile ed etica delle giovani generazioni sui temi della legalità, del welfare o delle esperienze di volontariato sui beni confiscati alle mafie, questa attenzione mette in sintonia culture ed emisferi completamente contrapposti. Qui, proprio in questi ambiti civili, culturali e politici, sta l’essenza della ricerca di un nuovo umanesimo, cioè di una cultura completamente antitetica a quella che oggi sta portandoci alla distruzione del pianeta e che ha ridotto la vita di miliardi di persone alla schiavitù del mercato globale. Di questo nuovo umanesimo don Luigi Ciotti rappresenta una parte cospicua ed operativa: ed è proprio in questo  esempio di vita quotidiana che consiste ai nostri occhi la novità assoluta de L’amore non basta.☺

 

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