Fascismi locali e nazionali
18 Aprile 2023
laFonteTV (3114 articles)
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Fascismi locali e nazionali

C’è aria di destra anche in Molise. Sì, non quella che ha connotato il ventennio di Iorio, Frattura e Toma, ma quella del secolo scorso fatto di prepotenza autarchica, di violenza gratuita, di illegalità un tanto al chilo, di propaganda insulsa. Qualcuno lo chiama fascismo ma non è cosi: è peggio. Allora si trattò di parole d’ordine, Dio Patria e Famiglia, nuove, ma che si rivelarono false, oggi solo di parole che non rispondono alle necessità di chi le ostenta, anzi non rispondono alle necessità di nessuno. Un Dio, dovrebbe essere, per chi ha la fortuna di crederci, uno e uno soltanto, anche se declinato in modi diversi; la Patria invece, una sola, quella di tutti; la Famiglia, quella fatta di persone che si vogliono bene. Invece si torna alla nazione, quella che ci condusse a una guerra con milioni di morti e allo sterminio di un popolo in nome di un Dio che aveva conti da regolare; alla difesa dei confini che nega ospitalità a chi scappa dalle guerre, oltre che dalla fame, per morire nel Mediterraneo; alla difesa della famiglia fatta da mamma e papà, senza chiedersi se solo quella famiglia risponde alle necessità di chi si vuole bene.

Per non farci mancare nulla siamo entrati in una guerra senza fine e c’è anche chi spera che il conflitto evolva. Qualcuno propone di inviare armi (si tratta di uranio impoverito) che solleciterebbero i Russi a rispondere con la stessa moneta, mentre nei talk italiani si discute con soddisfazione, di quanto, questi strumenti di morte, siano efficaci e soprattutto economici: con poche migliaia di euro puoi ottenere migliaia di morti! Anche allora con pochi marchi di gas Zyklon B si ammazzavano migliaia di ebrei nelle camere della morte: il paragone è improprio ma il risultato è lo stesso.

È vero, la storia non si ripete e Meloni non è Mussolini, ma il fatto che la prima non abbia mai preso le distanze dal secondo ci induce a pensare che le consonanti con le quali iniziano i loro cognomi non sia l’unica cosa che li accomuni. L’intolleranza verso i diversi, (“meglio fascista che frocio”), la virilità che il Presidente impiega verso l’arte della guerra, la mancanza di pietas verso i più deboli, la menzogna quale strumento essenziale della politica, la negazione delle responsabilità storiche del fascismo, il cinismo verso le vittime delle Ardeatine delle quali nasconde le ragioni della loro condanna a morte, la disumanità con la quale nega un ultimo saluto alle salme di Cutro – alle quali dovrebbe chiedere perdono e non dire che se la sono cercata -, la sfrontatezza di aver presentato una squadra di governo raccattata attorno al quartiere dove è nata, tutto questo non è ancora fascismo ma un poco gli somiglia: si sente un odore strano. Quando un presidente del consiglio assume atteggiamenti come quelli sopraelencati, si crea un clima che autorizza chiunque ad emularla, a mettersi in fila per essere scelti, in buona sostanza a sostituire il Sindaco col Podestà, la repubblica parlamentare con quella presidenziale, il regionalismo col federalismo differenziato, tutte cose che non stanno insieme e che servono unicamente a fare “caciara” insieme ai loro elettori, oltre che a sfasciare l’unità nazionale.

Questi che ora siedono a Palazzo Chigi hanno una profonda avversione per la Carta Costituzionale antifascista che considerano poco più che un orpello e sulla quale, obtorto collo, hanno dovuto giurare fedeltà, ma tutto ciò non impedisce loro di imporre tasse per categoria, di favorire l’evasione fiscale, di non rispettare norme e convenzioni internazionali, di non ratificare i trattati europei assunti con il contributo di precedenti governi, di togliere ai poveri per dare ai ricchi, di impedire la transizione energetica. Si sono presentati agli elettori, più fratelli che sorelle d’Italia, praticamente intonsi, non usurati dalle pratiche governative perché sempre all’opposizione, promettendo mari e monti: riduzione delle tasse e delle accise sui carburanti; implementazione del Superbonus 110; rimodulazione del PNRR; meritocrazia negli incarichi da conferire. Ma come spesso accade a chi non ha mai governato, anche Meloni avrà fatto un po’ di copiato e così: addio Superbonus tanto odiato da Draghi; niente rimodulazione per il PNRR che già rischia di essere sospeso così com’è a causa dei ritardi accumulati; legge di bilancio scritta sotto dettatura del precedente governo; per il capitolo nomine abbiamo già avuto sentore del metodo Meloni nella occupazione della Rai dove i giornalisti del servizio pubblico fanno a gara a chi è più fedele al Premier, e alla faccia della meritocrazia si stanno accoltellando per nominare 600 manager da individuare, nei pressi della Garbatella.

Con questo clima, capirete come si sgomita per farsi notare in Provincia. A Larino, il 6/12/2022, nella Casa Circondariale con una Sezione ad Alta Sicurezza, fanno irruzione 250 fra  agenti di polizia penitenziaria e forze dell’ordine, per procedere alla perquisizione dell’intero istituto carcerario, a seguito di segnalazioni effettuate da alcuni detenuti, per detenzione di sostanze stupefacenti e possesso di telefoni cellulari. Diciotto persone vengono indagate per associazione per delinquere, compresa la Direttrice. Fin qui tutto regolare. È da qui in poi che ci sono delle anomalie. La Direttrice non viene sospesa in attesa di eventuale provvedimento disciplinare ovvero di revoca della sospensione, ma trasferita a Rebibbia, dopo un immotivato demansionamento, a meno che il capo del DAP che ha sottoscritto il provvedimento non sia giunto prima ancora dei giudici, che ancora stanno indagando, a una determinazione di responsabilità. I provvedimenti assunti dalla nuova Direttrice ci inquietano ancora di più di quello emesso dal Ministero perché ricadono su chi non può difendersi, sui detenuti che fino al 6 dicembre svolgevano regolari attività riabilitative in una struttura modello. Quali sono le motivazioni per le quali tutti i programmi rieducativi sono stati sospesi? Non può essere la presenza degli stupefacenti né quella dei cellulari, anche perché le stesse violazioni si sono ripetute nuovamente con l’attuale dirigenza e in assenza delle attività rieducative:, quindi, la droga e i telefonini c’entrano poco o nulla con questa storia. La punizione irrogata illegittimamente alla direttrice La Ginestra è da riferirsi al suo modello di detenzione, alle sue idee, al rispetto di quella parte della Costituzione che recita: “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Non si tratta di un consiglio ma di un obbligo.☺

 

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