fascismo: nostalgia canaglia
30 Dicembre 2022
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fascismo: nostalgia canaglia

Lettera aperta di un analfabeta politico

Da analfabeta politico so che il 27 gennaio del 1945 l’armata rossa entrò nel campo di concentramento di Auschwitz costringendo il mondo a prendere atto di quanto non si voleva né sapere né credere. Tra le vittime illustri c’è anche Edith Stein – in copertina il suggestivo dipinto di Ana Erra Guevara che si può ammirare nella parrocchia Beata Maria Vergine delle Grazie in Larino – filosofa e mistica tedesca di origine ebraica, convertitasi al cristianesimo con il nome di Teresa Benedetta della Croce. Dal 2005, ufficialmente, si celebra il giorno della memoria, il 27 gennaio, per non dimenticare il genocidio di ebrei e zingari, ma altri ne sono stati compiuti da allora: dal Ruanda alla Bosnia, alla Palestina, perché la storia continua ad avere cattivi apprendisti. Fascismi di ieri e di oggi, ma la matrice è sempre la stessa. La produzione e il commercio delle armi è un’attività così florida che il ministro italiano della guerra, Crosetto, viene dall’industria delle armi e non può che caldeggiarne lo smercio per aumentarne la produzione, tanto c’è sempre qualche utilizzatore finale con la voglia della guerra.

Da analfabeta politico mi è sorta una domanda di fronte allo scandalo del Qatargate: se il mondo del calcio riesce a manovrare così tanti milioni di euro in tangenti, quanti ne muoverà quello delle armi, che ha tutto l’interesse non solo a che le guerre non finiscano ma, anzi, che aumenti nelle nazioni, ogni anno, la spesa militare? Già negli Stati Uniti le lobby armigere sono così potenti da impedire finanche che si argini la libera vendita di strumenti di morte, nonostante le frequenti stragi di innocenti.

Da analfabeta politico posso prendermi delle libertà, che le persone competenti e acculturate non hanno, e dunque mi chiedo: il presidente della martoriata Ucraina Zelens’kyj, che in un’altra vita faceva l’attore, è uno statista o un fantoccio? Prima di voltare pagina schifati dalla domanda, provate a seguire il mio ragionamento di uomo della strada. Un giorno, racconta la Bibbia, si presentarono dal sapiente Salomone due donne che rivendicavano entrambe il diritto di maternità su un bambino (1 Re 3,16-28). Poiché allora non c’era ancora la possibilità di analizzare il DNA e tutte e due asserivano che il bambino era il proprio figlio, il re saggio pensò bene di farsi portare una spada e di dare metà del bambino ad ognuna. La madre vera fu subito pronta a rinunciare pur di vedere salvo il bambino mentre l’altra donna si disse d’accordo con la sentenza e Salomone non esitò a restituire il lattante alla madre naturale. Possibile che un presidente, che non è un burattino, da quasi un anno fa il giro delle sette chiese per chiedere armi a tutti i parlamenti, anziché impetrare che si faccia l’impossibile per non vedere la sua nazione rasa al suolo? Che sia più favorevole a una guerra mondiale che a una pace a qualsiasi prezzo cercando poi di rivendicare le sue ragioni? È fin troppo scontato che Putin è l’invasore ma cosa si è fatto per impedire l’aggressione militare? Tutti gli stipendiati che difendono le ragioni della guerra ad oltranza mi appaiono utili idioti, magari in buona fede, nelle mani dell’imperialismo americano che ha tutto l’interesse a distruggere l’Unione Europea per consolidarsi come unico stato egemone. Basta vedere come ha ridotto gli Stati in cui ha esportato democrazia: dall’Iraq all’Afghanistan, dal Cile a Cuba al Vietnam, per citarne solo alcuni. Senza dimenticare che sono stati gli unici ad usare la deprecabile bomba atomica! Fermiamo subito la guerra, prima che sia troppo tardi, e tutte le altre che si combattono nel mondo. Se proprio vogliamo fare guerre facciamole alla fame, all’ ingiustizia, alle disuguaglianze, alla pandemia… e avremo un mondo migliore.

Sono solo un analfabeta politico e vorrei che qualcuno mi spiegasse come è possibile che in Italia i poveri, i lavoratori, i meridionali abbiano potuto votare un governo di destra che fa gli interessi dei ricchi, che affama chi è già in difficoltà. Senza il reddito di cittadinanza, o come lo si vuole chiamare, molti saranno costretti ad elemosinare il pane per sopravvivere. Senza cercare gli evasori, anzi favorendoli, il divario tra ricchi e poveri crescerà ulteriormente. La finanziaria lascia intravvedere poche speranze per chi è già in difficoltà. Forse al massimo i treni viaggeranno in orario, come si dice che accadesse nel ventennio in cui c’era il loro ispiratore. Ma vorrei anche che qualcuno mi spiegasse dove è finita la cosiddetta sinistra, perché continua a rincorrere la destra senza nessuna proposta degna di essere presa in considerazione. Forse continuano ad attendere l’occasione propizia per fare l’ammucchiata come negli anni scorsi. Più che passione per l’alternanza c’è la brama di poltrone da occupare a qualsiasi prezzo. La sinistra ha più rivoli che persone, il PD non sa cosa fare da grande, i verdi sopravvivono come piantine abbandonate nel vivaio.

Da analfabeta politico spero almeno che il Molise intraprenda un cammino in controtendenza rispetto all’Italia. Dopo i danni di una sedicente sinistra, liquefatta alle scorse elezioni per responsabilità proprie, e una destra attuale che a voler parlarne bene bisognerebbe solo tacere perché neppure con il lumicino si intravvede qualcosa di buono, è tempo di cambiare. Le ultime malefatte sono le liti, tutte interne ai loro accordi elettorali, con Patriciello e company sulla sanità, perché non si accordano sul denaro non sulla salute dei cittadini. Per non parlare del coniglietto Vincenzo Cotugno che il presidente della giunta regionale un giorno tira fuori come assessore e un altro come consigliere per tamponare le falle di una maggioranza che si mantiene solo per la pagnotta. Spero per lui che non finisca allo spiedo! Assenza di progettualità sullo sviluppo – si riparla del megaprogetto sulle coste di Montenero di Bisaccia -, sull’energia con le pale eoliche vicino alla costa, sul Molise, un feudo a loro uso e consumo.

Per il principio che è meglio accendere un fiammifero che lamentarsi del buio noi, come rivista, stiamo provando a costruire un’alternativa che poggi sulla discontinuità. È tempo di confronti, di incontri, giammai di inciuci, di lavorare insomma perché a primavera il Molise torni a fiorire.☺

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