Il barocco italiano in francia
10 Gennaio 2023
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Il barocco italiano in francia

Simon Vouet, pittore e disegnatore francese, nato a Parigi nel 1590 e considerato tra i maggiori esponenti del caravaggismo, è conosciuto per aver introdotto il barocco italiano in Francia. I primi rudimenti dell’arte li apprende dal padre, anch’egli pittore ed inizia la sua carriera come ritrattista. In giovane età viaggia verso l’Inghilterra entrando a far parte dell’entourage del Barone de Sancy, ambasciatore francese a Costantinopoli. Con molta probabilità segue a Roma Caravaggio, come inizialmente si può constatare dall’uso drammatico di luci e ombre nei suoi primi lavori. Recatosi a Roma riscuote grandi successi, che per il suo talento lo portano all’elezione nel 1624 a presidente dell’Accademia di San Luca.

Influenza della scuola italiana

Le opere eseguite dopo il 1620, in stile barocco classico della scuola bolognese, nel trattare tratto e cromatismo, risente dell’influenza  di Guido Reni, Guercino, Domenichino. Dal 1627 rompe con il cupo cromatismo di Caravaggio. Egli utilizza una forte luce bianca che si espande uniforme in tutti i suoi quadri, stile inconfondibile sia nel trattare l’arte sacra come in quella di maniera e classica. Tornato a Parigi nel 1627, Simon è nominato pittore di corte da Luigi XIII. Per i successivi quindici anni ottiene quasi tutte le più importanti commissioni pittoriche di Parigi. La sua attività esercita un successo notevole sull’arte dell’epoca, grazie ad opere come Riches del 1630, Ratto di Europa, Saturno innamorato di Venere, il Portafortuna. Tra le opere religiose si ricordano: Ultima cena, Nascita della Vergine, santa Caterina, san Girolamo e l’angelo, in stile ispirato ad un sobrio barocco.

La tentazione

di san Francesco

Il tema iconografico è stato suggerito a Vouet da Paolo Alaleoni, maestro di cerimonie di Urbano VIII, committente del ciclo di san Francesco nella cappella di famiglia in san Lorenzo in Lucina. L’episodio è tratto dai Fioretti, XXIV, riportato anche dalla Legenda Maior di san Bonaventura, ed identificato con l’incontro, nel viaggio in oriente del 1219, con il Sultano d’Egitto Al-Malik-al Kamil.

Il pittore francese risolve la scena in un sensuale notturno intriso di caravaggismo acceso e palpitante, con la luce fioca di una candela che si riflette sugli stupiti e gli alari del camino. Francesco si è gettato terra con impeto, sulla brace, gomito sinistro in posa complicata e la gamba che cerca equilibrio per sfuggire alla seduzione dalla cortigiana. La presenza di questa tela in una chiesa giustifica il messaggio al fedele del Seicento: lo scontro tra sensi e fede ovvero quanto sia arduo controllare gli istinti, mentre esiste una via per non lasciarsi sopraffare.

Vouet approfondisce le tecniche italiane di decorazione dei soffitti, come ad esempio nel progetto decorativo del Castello di Chilly, ispirato all’opera del Guercino, o in altri progetti decorativi eseguiti intorno al 1640 che derivano dal Veronese. Le opere del 1630, di impostazione classica, come Diana, sono esempio più rappresentativo: linee morbide, uso di colori brillanti, forme sensuali idealizzate.

Il suo allievo più influente è Charles Le Brun, distintosi nelle decorazioni degli interni di Versailles portando lo stile di Vouet alla corte di Luigi XIV di Francia. La sua carriera artistica si conclude il 30 giugno 1649 a Parigi.☺

 

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