Il canto del cigno
13 Novembre 2023
laFonteTV (3268 articles)
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Il canto del cigno

In una regione che con i suoi 4.438 km² è la seconda più piccola d’Italia, dopo la Valle d’Aosta, la più piccola tra quelle a statuto ordinario, che non arriva a 300mila abitanti e che ha tutti i privilegi di essere Regione, sarebbe lecito attendersi dei servizi, delle infrastrutture ed una mobilità con il punto esclamativo. Il vantaggio di avere “sulla carta” tutti i servizi a portata di mano senza dover percorrere troppi spostamenti, rappresenterebbe un valore aggiunto invidiato da chi invece quegli spostamenti è costretto a compierli per forza di cose.
Fin qui la teoria. Poi c’è la pratica. Che risulta per certi versi incredibile date queste premesse. Nel nostro piccolo Molise, raggiungere il capoluogo regionale per chi non è automunito, rappresenta un’incognita. Sia in termini di mezzi di trasporto, sia in termini di viabilità.
I treni da qualche anno non esistono più, un caso probabilmente unico in Italia, in nome di un’elettrificazione della linea ferroviaria che ha creato l’alibi perfetto agli amministratori locali. Un trasporto su gomma che paga l’assenza di una viabilità decente, neppure vicina al minimo sindacale, tra cantieri fantasma, semafori annessi, frane giornaliere e strade secondarie che appaiono mulattiere. L’unica possibilità è quella di avventurarsi in auto, sperando di non trovare gallerie chiuse, come sta capitando ai pendolari e a tutti coloro che vogliono spostarsi verso la Puglia, vittime da inizio settembre, a tempo indeterminato, dell’interruzione dell’ unica arteria viaria decente, in assenza di una linea ferroviaria sempre rimasta allo stato progettuale.
Tutto ciò, a chi siede nei palazzi del potere interessa ben poco. Vediamo l’avvicendarsi da anni ormai, soporifero e quieto, legislatura dopo legislatura, di nuovi politici, assessori e codazzi annessi che poco compiono per sovvertire questo stato di cose, inermi dal giorno successivo alla loro proclamazione, quando le promesse elettorali sono ormai già irrealizzabili.
Tuttavia, l’argomento per il quale la nostra regione è balzata agli onori della cronaca, tutt’altro che positivamente, è ancora una volta la sanità, un tema per il quale il nostro mensile si batte ormai da anni in maniera indefessa e voce sempre più solitaria a livello di carta stampata nel contesto regionale. L’indagine dettagliata dalla relazione che la sezione Autonomie della Corte dei conti ha appena dedicato ai bilanci regionali (delibera 13/2023), occupati per quasi l’8o% dalla sanità, offre una chiave di lettura molto importante. Non che non ne fossimo a conoscenza, ma i fatti restituiscono le risultanze di una gestione totalmente dissennata in una regione che è diventata un caso nazionale: a fronte della spesa più alta d’Italia, deteniamo i servizi peggiori del Paese.  
Per gli ospedali la nostra regione spende 1.436 euro per cittadino e ha il punteggio LEA peggiore; inoltre, la spesa per gli ospedali è oltre la media nazionale, ma i risultati sono più che scadenti. Nelle 436 pagine del rapporto, accanto alla lunga teoria di tabelle con i dati finanziari, trova spazio il confronto fra la spesa pro capite di ogni Regione e i risultati ottenuti dalla “sua” sanità nelle tre aree indagate, dai «Livelli essenziali di assistenza» (LEA), che traducono in un punteggio sintetico (da 0 a 100, con sufficienza a 60), la qualità dei servizi raggiunta da ospedali, assistenza distrettuale (cioè la sanità territoriale, dai medici di base alle cure domiciliari) e attività di prevenzione. Secondo i Livelli essenziali relativi al 2021, appena calcolati dal ministero della Sanità, sette Regioni e Province autonome su 21 hanno servizi insufficienti in uno o più settori. 
Negli ospedali la spesa più alta c’è in Molise, che nonostante i suoi 1.436 euro per cittadino, ha anche il punteggio LEA peggiore (48,55). Dunque, nella nostra regione per gli ospedali si spende il massimo in Italia per avere i servizi peggiori del Paese. Per quanto riguarda la sanità territoriale la nostra regione è al quartultimo posto, con una spesa di 1.117 euro a persona e LEA che si attestano al 65,40. Per l’area prevenzione, invece, la spesa è sempre tra le più basse d’Italia, 156 euro a persona, ma in questo caso i LEA sono buoni (82,99).
Una precisazione ulteriore: nella recente manovra finanziaria approvata dal Governo centrale, un ulteriore colpo è previsto per le casse regionali per il 2024, quando ci sarà un calo di 3,3 miliardi nei fondi al sistema sanitario regionale, che passerà dai 136 miliardi di quest’anno ai 132,7 del prossimo, senza considerare il devastante impatto dell’inflazione, ancora superiore al 5%, che rischia di depauperare ulteriormente questa già ridotta dotazione. 
La nostra regione, per non restare nel baratro o sprofondarvi ulteriormente, avrebbe bisogno prontamente di un cambio di gestione finanziaria: sulla sanità, sulle infrastrutture, su tutti i servizi offerti al cittadino. A queste latitudini, però, siamo abituati ad una realtà che non lascia spazio all’ immaginazione. L’efficienza dei servizi base, per i quali i cittadini pagano regolarmente le imposte, non dovrebbero essere neppure pretesi: dovrebbero essere la semplice conseguenza del patto non scritto tra cittadino ed istituzioni. Dato che questo a noi molisani appare ormai impossibile, auspichiamo almeno dai nostri politici la dignità di non farci finire sulle prime pagine nazionali, per un destino che non abbiamo scelto fosse questo.☺

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