Il centrodestra e l’accanimento terapeutico
6 Giugno 2022
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Il centrodestra e l’accanimento terapeutico

Ad un anno dalle elezioni, è stata scritta una delle pagine più buie della storia molisana. In fase di bilancio, una maggioranza ormai a brandelli ha tirato per la giacchetta il ‘povero’ presidente, ciascun consigliere con le proprie rivendicazioni. E così, mentre le Regioni virtuose si apprestavano a votare il rendiconto, da noi eravamo ancora alle prese con il bilancio di previsione, con ben cinque mesi di ritardo e con i diversi ‘appetiti elettorali’ da soddisfare.

Il centrodestra somiglia sempre più ad un branco di pugili feriti, che sferrano colpi a casaccio e cercano di guadagnarsi il favore dei giudici, alzando le braccia in segno di vittoria. C’è sempre chi si dice pronto a far saltare il banco, spacciandosi per oppositore interno prima, ma rientrando nei ranghi poi, quando si accorge che il proprio voto sarebbe davvero determinante.

È iniziato tutto con una trovata legislativa imbarazzante: il ‘maxi-sub-emendamento’ del governatore ha messo a tacere ogni forma di dissenso, impedendo di fatto la discussione. Con un solo voto blindato ha ritoccano decine di leggi regionali, che incidono direttamente sulla vita dei molisani. Si andava dal commercio alla formazione, passando per le commissioni mediche, la ricostruzione post sisma, il piano spiagge, la disciplina dei trabucchi e degli agriturismi. E ancora, l’EGAM, la festa della cultura, i tratturi, l’edilizia, le case funerarie, fino al logo del Consiglio regionale.

Un’accozzaglia di 30 provvedimenti, concentrati in un’unica votazione, ha impedito l’approfondimento dei singoli temi. Era chiaro che molti impegni andassero nella direzione di dare ad alcune categorie per togliere ad altre, in un’edizione nostrana del gioco delle tre carte. Pensiamo al ‘Piano spiagge’ che, col pretesto di combattere l’erosione, consente ai balneatori di allargare i confini laterali degli stabilimenti. Nessuno dice, però, che ampliando le superfici in concessione fino al 40%, si sottraggono porzioni di arenile alla balneazione libera. Ennesimo diritto dei cittadini calpestato. Pensiamo ancora all’ampliamento delle funzioni dell’ Azienda regionale per la ricostruzione post sisma, che potrà occuparsi di accelerare “studio, progettazione e realizzazione delle opere pubbliche di competenza e interesse regionale”. In poche parole, l’ARPS si potrà occupare degli interventi previsti nel PNRR, anche assumendo personale. Guarda caso, ad un passo dalle regionali.

Lo stesso copione si è ripetuto per giorni, anche nelle votazioni che riguardavano le risorse economiche da destinare alle diverse aree. Ogni consigliere di maggioranza, assessore o sedicente ‘oppositore interno’ girava col cappello in mano alla ricerca di maggiori finanziamenti per le cose che più gli stavano a cuore. A lui o al suo elettorato? Peccato però che, nonostante le tante promesse strappate dai manifestanti fuori Palazzo D’Aimmo, si siano dimenticati proprio degli ultimi. Son venuti meno i finanziamenti per i molisani che hanno subìto trapianti o affetti da malattie rare. Sono spariti i fondi per i farmaci di fascia C. Ma sono solo alcuni esempi.

Le opposizioni hanno tentato la strada del dialogo, votando secondo coscienza i provvedimenti di buon senso. Pochi per la verità. Hanno appoggiato l’ impegno di mettere finalmente mano al Trasporto pubblico locale, scomputando dai rimborsi ai privati i guadagni già ottenuti con la vendita dei biglietti. Certo, non c’è ancora un puntuale monitoraggio dei titoli di viaggio emessi, né si prevede in tempi certi il decantato bando per il gestore unico. Ma una bella promessa è sempre meglio di niente.

Nei mesi scorsi, anche su queste pagine abbiamo raccontato del caos che avvolge i servizi di mensa e pulizia negli ospedali molisani, affidati quasi ovunque senza gara negli ultimi trent’anni. Così come vi abbiamo spiegato i tanti problemi legati ai rimborsi delle prestazioni per i maggiori privati accreditati nella sanità. Allora qualcuno dall’opposizione – il M5S per la precisione – ha provato a suggerire un cambio di passo, che ci viene chiesto anche dall’ Autorità nazionale anticorruzione e dalla Corte dei conti: controlli, trasparenza, contratti ponte fino alle gare d’appalto. Ma il centrodestra non è stato altrettanto dialogante. In Molise, si sa, è vietato disturbare il conducente. E i governanti non gradiscono rendere conto del proprio operato, né ai cittadini, né alle stesse istituzioni o organismi di vigilanza. Infatti è stato approvato un bilancio già bocciato pesantemente dai Revisori dei conti.

La vergogna delle vergogne, tuttavia, è arrivata a metà della sessione di bilancio, a tarda sera. Con un colpo di spugna e senza alcuna discussione è stata addirittura modificata la legge elettorale. Alzando la soglia di sbarramento dal 3 al 5%, si è voluto penalizzare tutto quell’universo di movimenti civici che, rispondendo all’appello de la fonte, si stavano organizzando per accompagnare il fronte progressista nella ‘ricostruzione’. Ricostruzione che sarà quanto mai necessaria, dopo le macerie lasciate dal peggiore governo regionale che i molisani ricordino. Così, in un momento storico in cui l’intera regione va a rotoli e si svuota di residenti, mentre la sanità è sempre più privata e inefficiente, mentre la promessa di un lavoro arriva ogni cinque anni, il centrodestra ritrova compattezza. Ma solo quando pensa alle prossime elezioni. Solo quando deve tentare, disperatamente, di conservare il potere.

Parola d’ordine: salvare le poltrone. A chi importa che, nel mentre, il Molise stia sprofondando nel baratro?☺

 

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