Il treno della discordia
7 Maggio 2022
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Il treno della discordia

Nei giorni scorsi la vicenda delle 27 persone con disabilità, impossibilitate a salire sul  treno regionale Albenga-Milano a causa del presunto rifiuto degli altri passeggeri di liberare i posti a loro riservati, ha suscitato grande sdegno in tutta Italia.

In realtà, come purtroppo spesso accade, la verità non è quella diffusa da gran parte dei media, per i quali la notizia dei passeggeri cattivi ed incivili è certamente più appetibile ed accattivante della solita notizia sui disservizi di Trenitalia, ormai nota a tutti specialmente per quanto concerne i trasporti regionali.

Secondo l’associazione Haccade, che ha curato il viaggio dei 27 passeggeri con disabilità, la colpa dell’accaduto sarebbe imputabile solo a Trenitalia, la quale non ha riservato la carrozza come previsto su un treno che viaggiava con più passeggeri di quanti ne era possibile contenere. La stessa associazione Haccade non ha ritenuto “una modalità adeguata ipotizzare la discesa di trenta passeggeri, in quanto non sarebbero potuti rimanere sul mezzo neanche in piedi”. L’associazione ha poi precisato di aver ricevuto anche messaggi di solidarietà dagli altri passeggeri. Nessun mostro da sbattere in prima pagina quindi, se non la “solita notizia” dell’inadeguatezza del trasporto pubblico locale.

Quanto è accaduto è comunque uno spunto per riflettere su quale sia il livello dell’inclusione in Italia, al di là delle parole, delle promesse e delle polemiche.

Quando la toppa è peggio del buco. Trenitalia per giustificarsi ha subito precisato di aver messo a disposizione della comitiva di persone con disabilità un pullman sostitutivo per riportarli a casa e di aver anche offerto un kit di snack e bevande. È evidente che rispettare il loro diritto a salire sul treno che avevano anche prenotato era chiedere troppo, ed anzi ha lasciato ricadere la colpa di quanto accaduto su altri passeggeri probabilmente ignari della situazione!

Accessibilità, questa sconosciuta. Un pullman sostitutivo non è un’alternativa accettabile ad un sacrosanto diritto, ossia quello di viaggiare in condizioni di autonomia e uguaglianza rispetto agli altri individui. Se riduciamo il diritto all’accessibilità ad una rampa, una pedana, un mezzo di trasporto alternativo, vuol dire che non abbiamo capito nulla. Il diritto all’accessibilità è il diritto a fruire degli spazi e dei servizi e di partecipare alla vita in condizioni di sicurezza e di uguaglianza con le altre persone ed è strettamente collegato all’idea di una progettazione universale e non per esigenze specifiche.

Design for all. La gran parte dei mezzi di trasporto pubblici sono poco accessibili alle persone con disabilità, laddove per disabilità non si intende solo quella motoria, ma anche quella visiva ed uditiva. I mezzi di trasporto pertanto dovrebbero già essere a monte progettati per le esigenze delle persone con disabilità, e nella pianificazione e programmazione l’accessibilità del mezzo pubblico non dovrebbe essere l’ eccezione ma la regola. Il tema dell’accessibilità pertanto non deve essere un tema di nicchia ma deve diventare una risorsa per tutti i cittadini. Speriamo che i fondi del PNRR, che potrebbero segnare un punto di svolta anche rispetto al tema della mobilità accessibile, vengano spesi nell’ottica di una progettazione universale e non per esigenze specifiche.

La situazione in Molise. Il livello di accessibilità del trasporto pubblico è tra i più bassi d’Italia. Con riferimento al trasporto su gomma pochissimi sono gli autobus di linea urbana ed extraurbana che permettono la salita e la discesa in autonomia delle persone con disabilità motorie e/o sensoriale, così come pochissime sono le fermate realmente accessibili. Per quanto riguarda il trasporto ferroviario, che è già difficile in tutta la regione, le stazioni realmente accessibili si contano sulla punta delle dita. Le associazioni di categoria segnalano da anni la difficile situazione (da ultimo l’Associazione Disabili Visivi Onlus ha diffidato il comune di Isernia), ma sul tema non sono mai state proposte soluzioni concrete.

Del resto in Molise nessun comune ha ancora formalmente adottato il P.E.B.A., piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche, che è un obbligo di legge da oltre vent’anni, per cui sembra che il tema della mobilità accessibile non interessi davvero a nessun amministratore in questa regione.☺

 

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