La barbarie-abitudine di massa
10 Maggio 2023
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La barbarie-abitudine di massa

Signore, ascolta la mia voce./ Siano i tuoi orecchi attenti/alla mia preghiera./ Se consideri le colpe, Signore,/ Signore chi potrà sussistere?

Ha una forza poetica rara il Salmo 129, che è insieme una richiesta di perdono e una presa d’atto dolorosa della piccolezza umana; me lo ripeto in mente quando so di aver sbagliato e di sbagliare tuttavia, ma anche quando sento di dover addolcire il mio giudizio sull’operato altrui, perché dello sbaglio io stessa ho l’essenza e bisogna che non lo dimentichi.

Me lo sono ripetuta in silenzio il salmo 129 dopo il naufragio di Cutro, perché vedevo bene che dietro quella tragedia c’erano colpe precise con nomi e cognomi scolpiti dalla cronaca sotto facce dure fino al mancato omaggio alle salme, ma c’erano pure colpe umane più diffuse, che lambivano e lambiscono anche me, la mia esistenza quieta e tutto sommato benestante.

A Cutro e al Salmo 129 ho ripensato, mentre leggevo – manco a dirlo -, Lotta comunista. Qualche giorno fa, infatti, aspettando il treno per Campobasso alla Stazione Termini, sono stata avvicinata da un giovane, vent’anni o giù di lì, smilzo, il volto aggraziato, il fare un po’ vergognoso, una sorta di eskimo indosso, un fascio di riviste sotto il braccio destro, Tiziano il suo nome; abbiamo parlato di mondo e di cose forse dieci minuti, mentre mi invitava ad una manifestazione “pacifista e antimperialista” al Brancaccio in occasione del Primo maggio e mi consegnava un numero della rivista Lotta comunista che distribuiva a qualcuno dei passanti. Un incontro svelto e inconsueto; salutando ho preso il giornale, mai letto prima d’allora e che forse in vita mia mai avrei sfogliato, non fosse stato per Tiziano, che mi ha fatto tanta simpatia con la sua freschezza coniugata ad una smania di impegno quasi vintage; lo ho confrontato a taluni bicipiti gonfi, colmi di tatuaggi e privi di idee e insomma mi sono allontanata da lui con un senso misto di nostalgia e purezza e speranza.

Leggendo qui e là sul treno, un titolo mi ha colpito più degli altri: “Roma frastornata dalla collisione migratoria”, a firma Giulio Conti: l’autore vi parlava del carattere “strategico e continentale” della “questione migratoria”, che avrebbe assunto da tempo “le proporzioni di una collisione sull’imperialismo europeo”, né esitava ad evidenziare il cinismo e l’opportunismo politico con cui alla questione migratoria si è risposto non solo in Italia e non solo col Governo Meloni, la cui “cialtroneria e brutalità” restano innegabili, ma da decenni ormai ed in tutta l’Europa; sull’ultima pagina del giornale, in grassetto, sotto il titolo “Mediterraneo”, non firmata, una specie di sintesi semplificata dell’articolo suddetto, che tra l’altro recitava: “Dal 2000 sono affogati lungo le rotte del Mediterraneo almeno 45.000 migranti… È lo stesso mare in cui si bagnano ogni estate decine di milioni di turisti, le stesse rotte solcate dai palazzoni multipiano delle navi da crociera. Barconi e ombrelloni, naufraghi e crocieristi: non lo si ripeterà mai abbastanza: la società del capitale ha fatto della barbarie un’abitudine di massa, una banalità della vita quotidiana”.

Parole magari troppo facili, finanche spie di una retorica economica arrotondata, però mi hanno turbato, perché vanno al punto e sento che in fondo sono vere, che io ci sono dentro con la mia quota di colpa, di laissez faire non curante: è impossibile porre argine alla “questione dei migranti”, se non si rivede da capo il nostro modello economico, se non lo si mette in discussione a partire dal proprio stile di vita e dalle proprie scelte. Solo così si potrà approdare ad una società realmente umana, che inveri la cultura cristiana della quale spesso – e vanamente – ci facciamo portavoce.

“Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete vestito”: l’imperativo morale dell’accoglienza è fatto proprio dal Cristianesimo, in cui Dio stesso si fa straniero, povero, nudo, e ci ammonisce: “ogni volta che avete fatto queste cose ad uno di questi miei fratelli  più piccoli, lo avete fatto a me”. Ma l’esortazione all’accoglienza proviene ancor prima dalla cultura greca antica, della quale ci vantiamo di essere eredi. Nella cultura greca la parola xénos è ad un tempo “straniero” ed “ospite”: nella Grecia antica, infatti, non esistevano strutture destinate specificamente all’accoglienza, le vie di trasporto erano insicure, il diritto in materia di spostamenti umani non ancora nato, di modo che chi, a qualunque titolo, si trovasse in terra straniera era costretto a rimettersi alla generosità dei privati, donde lo straniero diventava automaticamente “ospite” e su di lui esercitava un patrocinio vincolante e inviolabile il re degli dei, Zeus, detto pertanto anche Xénios. E la xenìa, l’ospitalità, non era solo un rapporto momentaneo e circoscritto, ma una relazione duratura che si trasmetteva oltre la vita dei singoli per generazioni tra famiglie e famiglie. Ne dà esempio un bellissimo episodio omerico dell’Iliade, uno dei tanti nella letteratura greca in tema di ospitalità: nel cuore della battaglia si trovano a duello l’uno contro l’altro Diomede, di parte greca, e Glauco, di parte troiana; resisi però conto, dopo un breve scambio di battute, che i loro proavi erano stati legati da un vincolo di ospitalità reciproca, rinunciano a combattere e decidono di scambiarsi tra loro le armi come symbolon, ovvero segno tangibile del legame intercorso da tempo antico tra le loro famiglie.

A Diomede che con voce possente gli grida: “Chi sei tu, guerriero, tra gli uomini mortali?[…]”, Glauco, prima di rivelare la sua identità, che sarà anche motivo di riconciliazione, risponde: “Grande figlio di Tideo, perché mi domandi chi sono? Le generazioni degli uomini sono come le foglie: il vento le fa cadere a terra, ma altre ne spuntano sugli alberi in fiore quando viene la primavera […]”.

Da queste incantevoli note di pessimismo greco, dal Vangelo di Matteo, dal Salmo 129, perché non? dalle parole semplici e toccanti di Lotta comunista contro la barbarie-abitudine di massa, da tutte e da ognuna di queste sponde etiche si deve partire e liberamente migrare.

A presto.  ☺

 

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