La yucca
7 Gennaio 2020
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La yucca

La yucca, proveniente dalle zone asciutte e sabbiose degli Stati Uniti sudorientali e originaria anche delle zone tropicali dell’Africa e dell’Asia, è un arbusto della famiglia della Agavacee.

Da noi è molto diffusa, non solo in giardino ma anche fra le piante di appartamento. In quest’ultimo caso il motivo va ricercato nella facilità con cui la si può curare e nella sua caratteristica chioma. Per le sue foglie, lanceolate, rigide e piuttosto appuntite è nota con l’appellativo di “baionetta spagnola”. Ma sono soprattutto il verde brillante e la disposizione a forma di rosette aperte delle foglie a incantare per la loro bellezza, tanto che è forse questa la ragione per cui la yucca viene chiamata anche tronchetto della felicità. Esiste tuttavia un altro tronchetto della felicità, originato da un’altra pianta: la dracena.

Al genere Yucca appartengono circa 40 specie di piante che, se coltivate all’aperto, possono raggiungere dimensioni notevoli. Di queste varietà la più nota è sicuramente la Yucca gloriosa riportata nell’immagine e così chiamata per il caratteristico portamento superbo. Il suo nome alternativo, “candela del Signore”, si deve invece alla tipica forma e al colore bianco crema della sua infiorescenza: di tipo a pannocchia, questa si sviluppa su un lungo stelo, e i singoli fiori, pendenti, che hanno forma campanulata simile a quella dei tulipani o di grossi mughetti, si schiudono durante la notte emanando un delicato profumo. La Yucca gloriosa comincia a fiorire dopo circa 5 anni di vita. L’inizio della fioritura coincide con la stagione estiva e si protrae per tutto il periodo autunnale, ma quei meravigliosi lunghi assi fiorali sono visibili nelle aiuole e nei giardini fino a dicembre-gennaio. Per svilupparsi ha bisogno di molta luce; infatti, per via delle sue origini calde, quasi torride, ama l’esposizione in pieno sole. Se la si tiene in appartamento, in estate è consigliabile trasferirla all’aperto per 3-4 ore al giorno, ma anche in questo modo la fioritura potrebbe rimanere piuttosto rara. Se si verificano ingiallimenti delle foglie più in basso e se non ne nascono di nuove, significa che la luce non è sufficiente. Occorre innaffiarla abbondantemente durante tutto il periodo vegetativo, evitando però di far ristagnare l’acqua nel vaso. Tutte le specie del genere Yucca non vanno potate: è sufficiente eliminare le foglie danneggiate e secche.

Le yucche sono eduli e offrono numerose risorse agli indiani d’America. Gli steli fiorali vengono consumati quando hanno raggiunto il completo sviluppo, ma prima che si aprano i germogli fiorali. Questi ultimi e i petali vengono cotti e il frutto mangiato crudo. Le foglie vengono lavorate per realizzare manufatti artigianali come cesti e le fibre adoperate per creare corde.

Una tisana a base di yucca può alleviare i dolori artritici, mentre un cataplasma oppure un unguento fatto con le radici cura infiammazioni della pelle e distorsioni. Ma l’elevata concentrazione di potassio che contiene la rende controindicata a chi soffre di patologie a carico dei reni. La Yucca filamentosa e la glauca contengono inoltre saponine astringenti adoperate nella preparazione di cosmetici.

L’aria delle nostre abitazioni è carica di sostanze tossiche invisibili e nocive e questa pianta è una buona difesa contro l’inquinamento: assorbe il benzene (derivato dall’inchiostro per stampanti, dalle vernici dei muri, da alcuni detergenti); combatte l’ammoniaca rilasciata dalle sigarette e dai frigoriferi, e l’anidride carbonica emessa dai caloriferi. La nostra yucca si rivela dunque un aiuto ecologico contro l’inquinamento domestico e, posta vicino al computer, assorbirà le onde elettromagnetiche.

Il tronchetto della felicità che prima degli anni ’80 era considerato la pianta portafortuna per eccellenza per la sua bellezza – oltre che per la semplice manutenzione – e che faceva la “felicità” di molte donne, si è progressivamente allontanato dalle case degli italiani a causa di una leggenda metropolitana: si credeva che l’interno del tronco ospitasse il nido di un pericoloso ragno tropicale velenoso e di grosse dimensioni, come ricordano alcuni versi del testo della canzone di Elio e le Storie Tese, Mio Cuggino:

Però hanno colpito il ragno
che usciva in quel momento preciso
dal tronchetto della felicità.

Il successivo proliferare di altre voci, palesemente false, ha fatto crollare i suoi prezzi. Così, vendere il tronchetto della felicità è diventato sempre più difficile e oggi, trovarlo nelle nostre stanze è ancora più raro. Ma di motivi per godere dei benefici di questa pianta ce ne sono tanti, senza contare il tocco di eleganza che dona alla nostra casa!☺

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