Le negatività che ci  attanagliano
30 Giugno 2024
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Le negatività che ci attanagliano

Complice la tanto attesa scadenza delle elezioni europee ed amministrative in diversi comuni molisani, non si è fatta attendere neppure questa volta la consueta sfilata di mestieranti politici avvicendatisi nei principali luoghi di aggregazione delle varie cittadine della nostra regione. Da consumati attori, hanno sciorinato gli abituali e melensi programmi della propria parte, attaccando l’ avversario di turno e lasciando ai curiosi presenti – spontaneamente o per cortesia verso il proprio riferimento politico – il solito nulla cosmico.
Per raggiungere geograficamente i rispettivi elettori, i politicanti nazionali, che rivedremo in Molise non prima delle prossime elezioni regionali, hanno dovuto giocoforza percorrere l’obbrobriosa rete stradale che attraversa la nostra regione. A prescindere dalla provenienza, che fosse Roma (utilizzo della statale 17 ed annessa Venafrana), sia che provenissero dalla costa adriatica (utilizzo Fondovalle del Biferno o del Trigno), sia che provenissero dalla Puglia (utilizzo della Galleria di Passo del Lupo), la percorrenza è ovunque ostacolata da semafori, cantieri, interruzioni, cambi corsia, cambi percorso, chiusure gallerie ed in ultimo, un sostanzioso traffico pesante, non essendovi vie alternative.
Tutti aspetti, questi, ormai cronicizzati. Mezzi alternativi al trasporto su gomma non abbiamo la fortuna di averne, dato che continuiamo a portare lo stigma di unica regione d’Italia priva di trasporto su rotaia (eccetto il recente ripristino dei 25 km da Isernia a Venafro) ed un’elettrificazione della linea in perenne realizzazione.
Ovviamente i parlamentari giunti in Molise hanno avuto tutte le facilitazioni del caso: scorta, auto blu, semafori verdi anche se rossi, nessun problema di traffico al quale deve essere sottoposta qualsiasi comune anima pia che abbia la necessità di spostarsi da un comune all’altro della nostra regione o addirittura fuori regione, Dio ce ne scampi. Per i cittadini comuni, che vanno a lavorare utilizzando questa rete viaria o, peggio, che lavorano sulla strada come trasportatori, o che sono costretti a viaggiare, non ci sono auto blu che tengano. I semafori sono sempre rossi, le file di auto ed autoarticolati non possono essere scavalcate, la bretella del lago di Guardialfiera sulla Bifernina non può essere bypassata, le frane nei vari comuni non possono essere ripristinate -costringendo a viaggi di fortuna.
Eppure, davanti ad una realtà di questo tipo, ormai divenuta normalità, si sono avvicendati segretari di partito, europarlamentari, deputati, senatori, esponenti di governo, i quali continuano a venire nella nostra povera regione perseverando nel fare promesse ad un territorio nel quale ad esempio prendere un treno è diventata una chimera. Effettuare un viaggio senza incappare in una deviazione o un semaforo è pura utopia. Dove le amministrazioni regionali di turno proseguono nell’opera di riduzione dei presidi sanitari ed ospedalieri in nome di un debito sanitario lasciato in eredità sempre dalla precedente legislatura, un tema ricorrente questo, tra i tanti. A breve toccherà anche alla medicina d’urgenza? Chi non può permettersi una sanità privata è costretto ad arrangiarsi. È in questo scenario che sono rimbalzate le promesse dei mestieranti politici del nostro tempo.
Fa sorridere, amaramente e non potrebbe essere diversamente purtroppo, il piano del governo Meloni per snellire le liste attesa, approvato in Consiglio dei ministri e che ha dato il via libera sia ad un decreto legge sia ad un disegno di legge, piano approvato scientificamente ad una sola settimana dalle elezioni europee ed amministrative. Al di là delle questioni elettorali, che poco interessano, è paradossale immaginare che si possano snellire le liste d’attesa in un sistema sanitario che ha praticamente più che dimezzato i presìdi sul territorio, che ha carenza di organico, ed è sempre più orientato verso una sanità di tipo privato, se si vuole avere una risposta in tempi decenti. Probabilmente nel resto d’Italia non sarà così, ma noi ci concentriamo sul nostro territorio e l’evidenza è sotto gli occhi di tutti.
Perché constatare allora con rammarico e stupore la continua migrazione verso le grandi città e verso il Nord da parte di studenti, lavoratori ed intere famiglie in cerca di un futuro migliore? Perché stupirsi del progressivo spopolamento dei piccoli centri? Perché stupirsi della proposta di nuova unificazione alla regione Abruzzo? Sicuramente sarebbe un altro durissimo colpo ai poveri molisani relativamente ai servizi che già mancano attualmente, ma sarebbe una giusta soddisfazione vedere l’eliminazione dei privilegi di una struttura di potere regionale, che non ha motivo di esistere dato che acuisce i problemi anziché risolverli e che negli anni ha accumulato ulteriore debito sanitario, ha sottratto servizi ai cittadini ed ha accresciuto unicamente privilegi per sé e per il codazzo al suo seguito.
Se il Molise deve tornare ad essere Regione, lo dev’essere non solo quale strumento di potere di avventurieri politici improvvisati, ma perché merita di esistere e di essere, come era nelle premesse della sua fondazione, voluta da politici, allora sì, illuminati e che costruirono ciò che oggi viene distrutto. Auspichiamo, irriducibili, un rinnovamento che cancelli le negatività che ci attanagliano. Coraggio Molise! ☺

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