Le tomazzate di toma
19 Ottobre 2021
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Le tomazzate di toma

Ci sarà mai una Sanità sana nel Molise? I problemi nella Sanità del Molise sono iniziati con le presidenze Iorio, si sono aggravati con la presidenza Frattura e hanno manifestato tutta la loro gravità con l’ultima, si spera, presidenza di destra, incarnata da un uomo che pratica una politica scialba, eticamente meschina, culturalmente imbarazzante. Tutti e tre hanno in comune “l’ amore” per la propria regione: è così che si esprimono di fronte ai loro elettori. Il primo ci ha riempito di debiti; il secondo ce li ha fatti pagare tagliando e togliendo ma soprattutto aumentando le tasse; il terzo, amico del secondo, tra una tomazzata e l’altra ci ha fatto arrivare ultimi anche in altre “disci- pline”, oltre a quelle sanitarie, e per questo il governo di unità nazionale, per premiarlo, lo ha nominato Commissario alla Sanità.

In verità l’attuale governatore, ancorché commissariato, non si è mai disinteressato della salute dei suoi concittadini ed anche nei momenti più aspri della pandemia non ha fatto mai mancare i suoi desiderata ritornando surrettiziamente ad occuparsene con la furbata della Protezione Civile. E così, nel momento più cupo della pandemia, ci ha regalato, per le feste di Natale, una specie di ospedale da campo sistemato sul piazzale antistante l’ospedale Cardarelli, crollato sotto i primi fiocchi di neve. Per farsi perdonare dopo la trovata delle tende, senza badare a spese, ha messo a disposizione di tutti gli ospedali pubblici molisani un certo numero di “pre-loculi”, container adibiti a terapia intensiva, fortunatamente mai utilizzati. Tuttavia l’eccessivo numero di vittime per covid non può essere certamente imputato al commissario Giustini, né al direttore generale Florenzano e neanche al responsabile della Protezione Civile Toma, ma tutti e tre insieme dovrebbero spiegarci perché nel Molise si sono verificati più decessi che altrove. Nessuno è riuscito fino ad oggi a chiarire, neanche i magistrati che se ne occupano da tempo, il perché agli Uffici del Ministro Speranza siano giunte due proposte per affrontare l’emergenza covid. Nella prima, elaborata dal commissario ad acta Giustini, veniva indicato il Vietri di Larino quale sede destinata alla cura dei pazienti covid: sarebbero stati sufficienti pochi interventi e poche risorse per adeguare la struttura; la seconda, a firma del sub-commis- sario e del direttore generale dell’ASREM, indicava invece un sito ancora da costruire, la torre adiacente all’ospedale Cardarelli di Campobasso, che avrebbe tuttavia richiesto più tempo e maggiori risorse per la realizzazione. A tutti è noto che non una sola pietra è stata mossa né al Vietri di Larino né al Cardarelli di Campobasso e, a tutt’oggi, il Molise è ancora privo di una struttura che, senza bloccare tutte le altre, possa provvedere alla cure di questa o di altre pandemie. Forse pensa il sig. presidente Toma che si possa assicurare il “diritto alla cura” sbandierato in consiglio regionale, con i “pre-loculi” sistemati davanti agli ospedali?

Ma veniamo alle ultime novità: i livelli essenziali di assistenza sanitaria e il piano operativo sanitario. Per i primi il governo ci ha comunicato che abbiamo guadagnato un posto in negativo, eravamo terzultimi nella graduatoria generale ora siamo penultimi; per quanto riguarda il piano operativo sottoscritto da Toma e trasmesso al consiglio regionale per la discussione vorremmo richiamare l’attenzione dei sig.ri consiglieri regionali alla coerenza verso gli atti approvati all’inizio della XII legislatura, anche perché nel programma di governo abbiamo rintracciato i seguenti impegni assunti dal presidente Toma e dalla sua maggioranza nella detta occasione: “Il nostro intento: iniziare dallo snellimento delle procedure di accesso ai servizi, passando alla riduzione dei tempi di attesa, fino al potenziamento del personale di pronto soccorso, puntando alla riapertura dei reparti che sono stati chiusi e al ripristino degli ospedali, non più soltanto come generici presìdi, ma come strutture pienamente efficienti, capaci di far sentire i cittadini sicuri, in qualsiasi zona del Molise si trovino”. “Non dobbiamo nasconderci dietro facili promesse ed occorre una ferma azione politico-istituzionale che punti a due obiettivi: superamento del decreto Balduzzi chiedendo l’attivazione di almeno un ospedale DEA di II livello per regione, indipendentemente dal numero di abitanti; possibilità di istituzione a Campobasso di un Polo clinico universitario. Nell’uno o nell’altro caso, la conservazione degli attuali quattro poli ospedalieri anche con modelli organizzativi innovativi che assicurino un’offerta sanitaria adeguata a livelli accettabili di assistenza”.

Non sappiamo se si tratta di tomazzate o di impegni istituzionali assunti nella sede più alta della democrazia, quello che ci incuriosisce ed incuriosisce i molisani è sapere se il POS firmato dal governatore è coerente con gli impegni assunti da sé medesimo nelle piene facoltà mentali. Gli alibi ormai non reggono più, adesso il governatore-commissario-capo della Protezione Civile non potrà più dire: “io non c’entro, non ho alcuna competenza sulla Sanità”.☺

 

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