Museo mira-mirabello
18 Settembre 2023
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Museo mira-mirabello

Durante il pomeriggio di sabato 29 luglio 2023 è stato inaugurato a Mirabello Sannitico il “Museo Mira-Mirabello Immagini e Racconti”. Il Museo espone una raccolta di fotografie realizzate dall’unico fotografo del paese, Antonio Baranello, relative ad un lasso di tempo che va dagli anni ‘40 agli anni ‘70 del secolo scorso. L’archivio originario, costituito da circa 5.500 fotografie, è stato scoperto nel 2004 in alcune buste della spesa in casa del maresciallo Nicola Baranello, figlio di Antonio Baranello, trasformate poi in negativi da Vincenzo Miniello, nipote dello zio maresciallo. Da qui l’idea di trasformare in un museo la scoperta casuale dell’ archivio Baranello, dedicandogli uno spazio apposito. Ad accogliere questa iniziativa, infatti, troviamo la cornice offerta dal ‘Palazzo Spic- ciati’ (la ‘casa palazzata’, così veniva definita), antico palazzo nobiliare risalente ad un’epoca precedente il 1600, acquistato dal Comune di Mirabello nel 1995 e sede di mostre ed eventi.
Il museo Mira nasce con l’intento di riunire la comunità, proprio come le fotografie di Antonio Baranello: scatti raffiguranti momenti di vita comune relativi ai diversi ambiti del nostro quotidiano. Momenti comuni, ma resi speciali dalla capacità di Baranello di cogliere l’attimo e la sua spontaneità. “A volte scattava una foto all’improvviso, senza che nessuno se lo aspettasse, dicendo poi ‘non vi preoccupate’” racconta un visitatore. L’allestimento, a cura di justMo, un’impresa culturale e creativa, presenta caratteri innovativi ed originali, a partire dalle fotografie poste sulle vetrate delle ampie finestre del piano che ospita il museo. Dalle feste ai mestieri, il museo presenta delle esposizioni suddivise per tematiche: “Ritratti”, “Feste”, “Comu- nità” e “Terra”. Ciascuna di esse mostra dunque scatti che rappresentano momenti cardine del relativo ambito, creando quindi un percorso che guida il visitatore lungo i tanti momenti di vita vissuta attraverso gli occhi di Antonio Baranello e quelli dei suoi protagonisti. All’interno del Museo è presente anche uno schermo digitale, collegato al sito “www. museomira.it” (accessibile anche da casa) nel quale è possibile guardare ulteriori foto dell’ archivio Baranello (all’incirca 589) e non solo: attraverso la piattaforma digitale, si ha l’opportunità di segnalare i nomi dei volti presenti nelle foto, riconosciuti dal visitatore, con l’intento di offrire un’esperienza ancor più completa. Inoltre, vi è anche un piccolo spazio in cui è possibile scattarsi una foto ed inviarla all’email dell’archivio, nel tentativo di dare ad esso dinamicità e continuità, creando dunque una dinamica in cui il presente stringe la mano al passato, senza mai smettere di voltare lo sguardo al futuro.
In una delle sale è possibile osservare la macchina fotografica “Reise Camera” dello stesso Baranello, utilizzata durante la sua carriera, insieme ad altri oggetti appartenuti al fotografo, (come gli occhiali, un’ ulteriore, più recente, macchina fotografica, una cartolina e l’ingranditore fotografico verticale da parete per negativi). Continuando il percorso, si giunge ad un tavolo illustrato attraverso il quale è possibile scoprire di più sulla storia della fotografia, ripercorrendone i momenti principali: questo infatti racconta tappa per tappa lo sviluppo della pratica del fissare le immagini non solo nella nostra memoria, ma anche in quella collettiva, attraverso un oggetto tangibile. È presente infine un QR CODE dal quale è possibile scaricare l’app (“MIRA pp”) che permette di inquadrare le varie tappe storiche ed approfondire.
Protagonista indiscussa del Museo è dunque la vita: la vita che inizia o che comincia in una veste nuova, come quella di un matrimonio, la vita che celebra la propria solennità attraverso le varie festività religiose, la vita che si festeggia attraverso momenti di gioia condivisa, ma anche di sacrificio e di impegno. La vita che racconta, attraverso gli occhi di chi era presente in quel momento, un tempo ormai passato, ma mai del tutto: a dimostrazione di ciò, la commozione di chi riconosce un padre, una madre, un parente, sé stesso o un oggetto ora lontano. Un racconto dunque che appartiene non solo a chi l’ha visto ed udito in prima persona, ma a ciascuno di noi, poiché storia di evoluzione e cambiamento, del tempo che muta e prosegue, senza mai dimenticare gli uomini e le donne che l’hanno resa tale. La comunità che cambia insieme alla società stessa, ricordandoci quanto sia possibile osservare come quelle storie rappresentate siano riuscite a renderci il presente. Possiamo quindi ascoltarne l’eco, le voci e le risate in qualunque momento ed in qualsiasi foto.
Che possa il visitatore riconoscere e/o riconoscersi, in quanto membro della comunità raffigurata, o che sia un semplice estraneo, comunque perentorie riecheggeranno dunque le parole del commediografo Terenzio ‘Homo sum, humani nihil a me alienum puto’ (“Sono un essere umano, niente di ciò ch’è umano ritengo estraneo a me”). ☺

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