Pessimi accordi
16 Novembre 2015
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Pessimi accordi

Ci sono due diversi piani di interesse da considerare, il primo riguarda l’andamento delle trattative in corso, il secondo la risposta sociale e politica che ne è scaturita.

Attualmente la fase negoziale del TTIP è ad un punto morto per vari motivi. Gli Stati Uniti, infatti, sono concentrati sulla conclusione del Tpp, accordo commerciale omologo del TTIP, con l’Asia, esclusa ovviamente la Cina; accordo che sta molto a cuore alla politica americana di accaparramento di mercati da sottrarre alle economie emergenti. Secondo punto, siamo ormai alle soglie del voto in USA e questo ferma qualunque intento di programmazione che non abbia una specifica visione politica a suo supporto. Terzo punto, la vicenda Volkswagen ha messo in ridicolo le pretese di altissimo livello di sicurezza che l’Europa richiedeva, concedendo così al partner una sorta di  vantaggio di contrattazione che sicuramente lo agevola nella scelta dei tempi e nelle future rivendicazioni economiche. Ultimo punto, ma non per importanza, è quello della gestione dei dati: in estrema sintesi tutti i dati riguardanti i vari settori interessati dal trattato dovrebbero essere gestiti dagli americani, senza l’accordo su questo argomento il trattato non si concluderà; e come tutti coloro che hanno un po’ di buon senso, io mi auguro che questo accordo non venga mai raggiunto. Considerazioni: io speriamo che me la cavo.

Ma vediamo quali sono state le reazioni a tutto questo. Qualche giorno fa grande manifestazione a Bruxelles contro il TTIP e il regime di austerità, nel corso dei mesi passati innumerevoli mobilitazioni e raccolta firme in tutta Europa con milioni di  cittadini dissenzienti. Di grande interesse è stata, però, anche la risposta politica. “Il Consiglio regionale dell’Ile de France chiede la cessazione dei negoziati sul partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP), detto Grande mercato transatlantico (Gmt), a causa della mancanza di controllo democratico e di dibattito pubblico sulle trattative in corso”. Questa la delibera approvata più di un anno fa in quella regione e ad essa sono seguite molte altre, il 54% dei rappresentanti degli enti locali francesi si è dichiarato contrario al trattato, davvero un ottimo risultato. In Germania, Belgio, Austria, Inghilterra hanno seguito lo stesso esempio, in Italia si sono espressi contro il TTIP  il comune di Milano e quello di Ancona. Sono, questi, atti politici che non incidono direttamente sulla questione ma portano allo scoperto argomenti che altrimenti rimarrebbero di esclusiva appartenenza sociale, in questa maniera vengono recepiti come propri (anche) delle istituzioni, acquistano spessore e peso e possono portare ad un partecipato confronto collettivo sulle criticità emerse: difesa del territorio, del lavoro, dei servizi pubblici, ecc.

Altra iniziativa di questo grande fronte di dissenso europeo al TTIP è una grandiosa raccolta firme per una petizione (Ice) promossa da 480 organizzazioni “L’obiettivo: raccogliere 3 milioni di firme in un anno e lanciare la più grande petizione europea mai presentata finora” (Cannone e Tyszler su Le Monde diplomatique).

Chiudo con una nota che mi preme molto. Nel trattato è previsto che, qualora le multinazionali si ritengano danneggiate nei loro interessi dalle leggi di un Paese, esse possano citare in giudizio lo Stato davanti ad un tribunale di arbitrato commerciale (adesso è stato sostituito  con un arbitrato con giudici nominati dallo Stato e con la possibilità di ricorso contro eventuali esiti negativi). L’aberrazione di un tale disposto è lampante, il profitto che vale più di una legge posta a tutela, lo Stato sottoposto ad un giudizio di commercio! Ebbene una eurodeputata del PD, Alessia Mosca, dopo l’approvazione di questo disposto, scriveva così sul suo sito personale “Il gruppo Socialisti & Democratici ha fortemente voluto questa risoluzione, proprio perché espressione concreta del potere di controllo che detiene il Parlamento e, dunque, attraverso di esso, i cittadini”. La domanda è, sentite davvero un grande bisogno di rappresentanti di questo genere? E di un partito così? ☺

 

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