quale futuro per il molise?
15 Ottobre 2022
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quale futuro per il molise?

Amo il Molise che si conferma terra di accoglienza, di ospitalità, prodiga a tal punto da togliersi il pane dalla bocca per sistemare due avventurieri. Per questo, e non è la prima volta, la destra, non stimando all’altezza del seggio parlamentare due indigeni, certa che i molisani sarebbero accorsi alle urne per dare loro una poltrona, ha candidato nella nostra regione alla camera Cesa e Lotito al senato. Ora i due tizi suddetti, soddisfatti per tanta generosità, raccolto l’obolo, possono tornare beatamente a Roma, dopo la breve vacanza alla scoperta della terra che li sfamerà, e dimenticare i benefattori perché altrimenti si paventerebbe il voto di scambio. Come non provare rabbia di fronte a una regione che non ha uno scatto di orgoglio, che subisce ogni angheria, che è rassegnata a “lasciare il mondo come si trova”!

Amo il Molise, costretto ad oscillare da destra a sinistra e viceversa, perché non trova più i feudatari di un tempo neppure troppo lontano che, avendo democristianizzato persone, animali e cose, tenevano tutto sotto controllo, finanche i visti per l’America. Oggi è alla disperata ricerca di soggetti competenti e affidabili che avviino uno sviluppo compatibile con l’ambiente. Di delusione in delusione, perché al peggio non c’è limite, abbiamo avuto l’immarcescibile Michele Iorio che, dopo aver fatto franare il Molise, a cominciare dalla sanità senza dimenticare la mancata ricostruzione post sisma del 2002, oggi si ripropone come la soluzione di tutti i problemi che ha contribuito fortemente a creare. È seguito Paolo Di Laura Frattura, un uomo di destra prestato a una sinistra a corto di uomini dabbene, per continuare le politiche di destra in combutta con una sedicente sinistra che era solo mancina. Dell’attuale presidente della giunta regionale, Donato Toma, qualunque critica, contestazione o anche insulto, sarebbe per lui un elogio immeritato. Lui e la sua maggioranza hanno giocato a scacchi per cinque anni evitando solo l’ultima mossa, quella fatale, per non andare a casa anzitempo. Si sono trastullati per una legislatura, e ne hanno ancora per qualche mese, come il cinghiale in un orto o la volpe in un pollaio o il lupo in un ovile. Come non fremere di sdegno nel vedere i molisani spettatori passivi e indifferenti di fronte allo scempio perpetrato da chi governa? “Chi l’ha messa la tolga” si dice in alcuni paesi quando cade la neve, per dichiararsi estranei ad ogni possibile intervento!

Amo il Molise arenato nelle secche in cui è stato condannato per anni, in assenza di proposte nuove e credibili. A livello nazionale la destra ha saputo sfruttare la perfida e iniqua legge elettorale che premia le coalizioni, ottenendo un risultato sicuro per governare indisturbata mentre il centrosinistra andava in ordine sparso perché i distinguo fanno sempre la differenza e impediscono di perseguire l’obiettivo comune. La prevedibile sconfitta sembrava studiata a tavolino. A livello regionale non sarà così. Anche se la destra, come nella tornata precedente, moltiplicherà le liste per raccattare voti di parenti, amici e amici degli amici, il centrosinistra, passato questo momento in cui bisogna pur leccarsi le ferite, dovrà tornare a parlarsi, individuare una persona credibile, competente e affidabile, possibilmente oltre le sigle dei partiti, e, con un programma chiaro e inderogabile, prospettare una via per ridare dignità a una regione perennemente mortificata. La nostra rivista ci sta lavorando da anni ed è pronta ad assumersi tutte le responsabilità. Gli inciuci non ci appartengono, a costo di andare da soli! Insieme non per vincere ma per governare, è il nostro motto. Come rimanere imperturbabili di fronte a un popolo che sa che “le chiacchiere non macinano farina” e che “dalle uova cotte non escono pulcini” e tuttavia fa poco o nulla per cambiare la sua sorte?

Amo il Molise perché se vuole, potrà fare a meno finalmente della corazzata di Aldo Patriciello, finora sempre determinante per la vittoria dell’uno o dell’altro schieramento. La nostra lotta per una sanità territoriale che non metta al centro gli ospedali ma la salute dei cittadini ha avviato un dibattito serio che non potrà essere stroncato, nonostante l’affossamento voluto da chi attualmente sgoverna la regione. Le case della salute e le case della comunità sono una necessità inderogabile e, solo se avviate seriamente, la sanità pubblica recupererà valore ed efficienza. Per troppi anni gli ospedali sono stati bacino di voti per il boss di turno che, controllando i nosocomi, dilatava il clientelismo e l’inefficienza, alla faccia di coloro che entravano con i loro piedi nei luoghi di cura e avevano il sacrosanto terrore di uscirne con i piedi distesi per sempre. Quando uno ha sete dobbiamo dargli da bere subito, poi discuteremo in nome di chi gli serviamo la bevanda. Se ci mettiamo a questionare prima, rischiamo di farlo morire disidratato, diceva un certo Zeno Saltini, fondatore di Nomadelfia. Se è vero che “al cavallo stanco il padreterno manda la mosca” è ora di reagire, di lottare, di pretendere quanto spetta di diritto. La nostra vita non può dipendere dai capricci di chi gestisce male la sanità.

Amo il Molise e perciò raccolgo la provocazione del verme che dice alla noce: “dammi tempo che ti sforacchio”. Il tempo è poco ma abbiamo la concreta possibilità di cambiare il destino della nostra regione. Impariamo dal verme se ci viene la tentazione di demordere!☺

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