salute nel basso molise
26 Ottobre 2010 Share

salute nel basso molise

 

  Se avevate un minimo dubbio su come la scienza dipenda dal potere, allora dovete considerare il caso in esame come una conferma. È infatti durata molto più del previsto ed è stata fortemente contrastata, dall’ARPA Molise, espressione della Regione, la ricerca sulle condizioni di salute del Basso Molise a partire dal nucleo industriale. Veniamo ai fatti.

La Fondazione Milani, ente per l’attività di  ricerca scientifica di particolare interesse sociale, ha reso noto, nel corso di un seminario tenutosi a Termoli il 30 settembre, lo studio epidemiologico sul Basso Molise. In collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), già nel maggio del 2006, vennero presentati i dati della Sorveglianza epidemiologica nei siti inquinati – il polo industriale di Termoli e l'area di Guglionesi. A seguito dell’interesse suscitato, la Provincia di Campobasso ed i comuni di Termoli, Petacciato, Guglionesi, San Giacomo, Campomarino, Portocannone, San Martino ed Ururi, sempre in collaborazione con l’ISS, l’Università del Molise e l’ARPA, hanno lavorato, alcuni di più altri molto meno, a questa ricerca, che per le proporzioni e l’analiticità rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la salute nell’area del nucleo industriale e dei comuni limitrofi.

L’arco temporale interessato è 1995-2002, i dati sono relativi alla mortalità. I comuni più a rischio sono risultati Termoli (eccesso significativo del tumore alla mammella e per gli uomini tumore primario al fegato, ai dotti biliari intraepatici, al sistema linfoematopoietico comprendente anche le leucemie), Portocannone (eccessi significativi nella popolazione maschile di tumori alla trachea, bronchi e polmoni), Guglionesi (eccesso significativo di tumori al sistema linfoematopoietico),  Campomarino (eccesso significativo dei tumori alla prostata). I dati a disposizione (www.fondazionemilani.org) sono moltissimi e di straordinaria importanza. Quindi in conclusione nessun allarme, ma situazioni particolari che richiedono un costante monitoraggio e verifiche più approfondite.

A margine del seminario molti termolesi plaudivano sarcasticamente dicendo: “Allora possiamo morire in pace!”; per nulla fiduciosi per il modo in cui la ricerca è stata condotta consideravano altre indagini come quella dell’università di Siena che dimostrava come l’analisi sui licheni (indicatori naturali) avesse messo in evidenza un rischio inatteso proprio dalla Fiat (deserto di licheni proprio nei dintorni degli stabilimenti). La Fondazione ha temuto più volte un deragliamento della ricerca soprattutto per la non considerazione delle SDO (schede di dimissioni ospedaliere) che avrebbero fornito utili informazioni anche sulle malattie in corso.

 Per questo motivo occorre ora divulgare quanto più possibile tali informazioni per integrarle ed avvicinarsi alla verità che le famiglie colpite attendono da anni. ☺

adelellis@virgilio.it

 

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