Toma sulla giostra
20 Dicembre 2022
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Toma sulla giostra

La giostra per le prossime elezioni regionali del Molise è già partita e mentre la Sinistra si confronta sulle alleanze e sui programmi, (al simposio del 26 Novembre, organizzato da “Molise Domani”, qualche passo avanti si è fatto, anche se qualcuno guarda ancora al magnate di Venafro), la Destra invece si muove con discrezione; i Big, dopo gli ingenti danni prodotti alla nostra gente si sono trasferiti quasi tutti a Roma, ognuno dal proprio padrino a chiedere protezione. Il terzo polo, quello dei “migliori”, è stato abbandonato sulle sponde del fiume Biferno: loro aspettano inutilmente i cadaveri che galleggiano ma di lì non passa più neanche l’acqua. Questa volta sembra tutto più chiaro: i progressisti a sinistra, i “migliori” al centro, i fasciosovranisti a destra.

E Toma, che fine ha fatto? Dopo il “Ciaone” di Forza Italia e l’abbandono del suo inventore politico, l’orfanello è alla incessante ricerca di un autore. E siccome in Via della Scrofa le parti erano state già tutte assegnate, si è incamminato in Via della Stamperia dove il ministro Calderoli riceve i governatori per discutere con loro di Autonomia differenziata. Ma che ci azzecca tutto questo con un’agognata riconferma a governatore del Molise? Forse è il caso di accennare brevemente a ciò che è scritto nella bozza di riforma sull’Autonomia differenziata di marca leghista. Il 17 novembre 2022, il ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, ha presentato in sede di Conferenza delle Regioni una bozza, composta di nove articoli, volta a definire le modalità attuative del percorso di riconoscimento di un’autonomia differenziata in capo alle regioni a statuto ordinario che ne facciano richiesta. La nostra Costituzione, nel titolo V, prevede che sull’autonomia si possa legiferare tenendo fede a tre cose: 1- l’ indivisibilità della Repubblica; 2- la prospettiva solidaristica che il quadro costituzionale assume come fondante; 3- i livelli essenziali delle prestazioni. Ora, che Calderoli abbia pisciato fuori dal vaso non è una novità e la prima a rendersene conto è stata il presidente Meloni che lo ha stoppato rinviando tutto sine die. La proposta presenta un elevato tasso di incostituzionalità e non garantisce nessuno dei vincoli sopraindicati, espropria il Parlamento delle sue funzioni e non assicura i livelli essenziali delle prestazioni. Purtroppo, il Ministro, per sua stessa ammissione, è più bravo a fare le porcate che le leggi.

Ma tornando al nostro governatore che quando parla non le manda a dire, è il caso di indagare sul come si elabora un pensiero evoluto. Nel 2019, a Napoli, in una riunione delle regioni del Sud, il Presidente Toma si espresse così: “Riguardo all’ autonomia differenziata, così come è stata fin qui prospettata, non può fare altro che produrre squilibri e sbilanciamenti a favore delle aree più ricche del Paese”. “Non si può far partire un processo di riforma se non si creano condizioni di partenza uguali per tutti i territori e perché ciò avvenga occorre fare un’ attenta valutazione dei livelli essenziali di prestazioni e quantificare, preventivamente, i fabbisogni standard e i loro costi”. “Il Molise e le altre regioni del Sud non possono farcela da sole. Non ci può essere autonomia differenziata su alcune materie se non c’è un livello di autonomia finanziaria che assicuri una copertura stabile sotto il profilo finanziario”. Ben detto, cazzo!!!

Alcuni giorni fa Toma ha incontrato il ministro Calderoli per essere ascoltato sulla proposta di spezzatino e dirgliene quattro, secondo la sua proverbiale schiettezza. Non è stato facile rintracciare le sue dichiarazioni ma poi… udite, udite: “Siamo consapevoli che il regionalismo differenziato, se ben gestito, può introdurre elementi di forte valorizzazione delle identità. Esso può dunque rappresentare un’opportunità positiva anche per il Molise, considerando sempre fondamentale l’esigenza di stabilire sia i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, sia costi e fabbisogni standard”. “Ringrazio il Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie per la cortesia e la disponibilità. Oggi è stato un incontro importante che rafforza il dialogo tra la Regione e il Governo” ha concluso Toma.

Dal no esplicito del 2019 al sì incondizionato di pochi giorni fa il Toma pensiero ne ha fatto di strada. Saranno gli effetti collaterali del covid o il timore di non essere ricandidato, certo, il pensiero evoluto del governatore che a Calderoli ha rappresentato la visione autonomista della Destra molisana mette in guardia tutti i cittadini che hanno a cuore le sorti della propria terra. Di fronte alle posizioni di Toma e della Destra che lo ha delegato i Molisani non hanno alibi: difendiamo la nostra terra. Che ne dite? Ci azzecca☺

 

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