Un futuro per termoli
6 Febbraio 2024
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Un futuro per termoli

“Cordova. Lontana e sola.
Cavallina nera, grande luna,
e olive nella mia bisaccia.
Pur conoscendo le strade
mai più arriverò a Cordova…
Cordova. Lontana e sola”.
Questi versi di Garcia Lorca, grande poeta spagnolo, fucilato dai falangisti di Franco in Spagna nel 1936, mi son tornati in mente nella strada fra Pescara e Termoli. Un sentimento profondo e una preoccupazione grande mi hanno portato alla mente questa poesia.
Termoli, il suo mare, la sua gente, la sua atmosfera, le sue storie è uno dei luoghi elettivi del mio sentimento, una consolazione dell’animo, quando l’esistenza si fa difficile e grigia. Eppur tuttavia oggi penso a Termoli con preoccupazione. La mia non è l’ ossessione del “politico” che teme di perdere una sfida elettorale, in Molise perdo elezioni da quando avevo 20 anni e, salvo rare eccezioni, è stato così per diversi decenni. No, la mia preoccupazione è che siamo ad un punto critico che riguarda il vivere sociale e la crisi della democrazia, l’equilibrio uomo-natura e la rivoluzione tecnologica, tutte questioni che pongono seri interrogativi sul nostro futuro. Questioni che vanno ben oltre la politica e che al pari tempo però dipendono molto dalla politica. Siamo ad un bivio della nostra storia e in ogni scelta elettorale, piccola o grande che sia, così come in ogni sfida politica, si ripropone il quesito del che fare.
Le prossime elezioni amministrative vanno seguite con grande attenzione, proprio perché Termoli può essere uno dei tanti laboratori di un nuovo mondo o la testimonianza di un altro fallimento della politica.
Solo pochi mesi orsono abbiamo avuto le elezioni regionali. Una grande occasione per cambiare verso alla storia del nostro Molise che si è poi trasformata in una grande sconfitta. Sulle ragioni della rotta delle forze politiche del centro-sinistra si è detto e scritto molto, ma per come si stanno mettendo le cose, per i movimenti in superficie e nei sotterranei dell’intrigo politico, i partiti cosiddetti progressisti, in primo luogo il PD, dimostrano di non voler trarre alcun insegnamento dalle ultime elezioni. Le questioni sul campo sono due. In primo luogo la fragilità della società civile. Una comunità, quella molisana, priva di strutture e organizzazioni sociali forti, dove le virtù della mitezza e della gentilezza sono state piegate agli interessi particolaristici della politica e più in generale del potere. Una comunità che è stata privata della sua autonomia, e del suo diritto al futuro. La politica e il potere hanno fatto del popolo molisano un popolo di migranti, condannato ieri come oggi a cercare fortuna e futuro in giro per il mondo.
Seconda questione: la sinistra e l’ opposizione. I comunisti, la sola resistenza per decenni allo strapotere democristiano, hanno tenuto alta con dignità la bandiera dei diritti e di una alternativa possibile. Appunto una bandiera che poco ha potuto di fronte alle manipolazioni e alla forza di un potere politico e finanziario pressoché assoluto. Questo sino all’altro ieri, poi quella sinistra è evaporata e il fascino discreto del potere, il familismo come modello sociale, il clientelismo come via maestra della politica hanno contaminato l’insieme della Politica molisana. Così è stato anche nelle ultime elezioni regionali. Partito Democratico e Cinque Stelle hanno preferito con trucchi e trucchetti tutelare le loro posizioni personali piuttosto che osare il cambiamento, piuttosto che parlare a quel 50% che protesta e non vota. Hanno preferito perdere le elezioni, conservare i loro seggi regionali piuttosto che accettare la sfida di una nuova storia.
Termoli è la prova di appello delle ultime sventurate elezioni regionali. La questione delle questioni è molto chiara: come si parla a quella maggioranza di cittadini che oggi rifiuta la politica e le istituzioni, o a quanti votano turandosi il naso? Senza affrontare questi interrogativi non vi è possibilità né di vincere la sfida con la destra né tantomeno di ricostruire una partecipazione civica e democratica di tanta parte della società civile.
Il protagonismo autentico del civismo e di una sinistra non compromessa con i meccanismi del familismo politico sono le premesse per ridare credibilità alla politica, per vincere la passività di cittadini e lavoratori delusi dal sistema politico-istituzionale. Questa rinnovata democrazia è anche il primo ed essenziale articolo di un progetto coraggioso, capace di affrontare in modo libero, e senza torbidi compromessi, i grandi temi della convivenza civile, della salute dei cittadini, della organizzazione di una città che deve fare della innovazione, della bellezza e della sostenibilità la sua bandiera.
I partiti del centro-sinistra, il PD e i Cinque Stelle facciano la loro strada, riflettano e se è possibile cambino radicalmente contenuti e forma del loro impegno politico. Mostrino con i fatti, con le scelte concrete una reale volontà di rottura con quella mala politica che ha disarmato le persone di buona volontà e consegnato una parte importante di popolo ad una destra mefitica e pericolosa.
Allo stato attuale proporre improbabili coalizioni elettorali di centro-sinistra a quei movimenti, a quelle realtà civiche che stanno cercando nuove vie per la partecipazione dei cittadini alla politica sarebbe una scelta scellerata. Non servirebbe a battere la destra e sterilizzerebbe sul nascere la speranza di un nuovo rinascimento della politica e della democrazia.☺

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