Volevamo il cambiamento
10 Maggio 2023
laFonteTV (2791 articles)
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Volevamo il cambiamento

Vi è un quesito che continua a ronzarmi per la testa. Perché la cosiddetta area progressista ha buttato via una straordinaria, unica occasione, quale sarebbe stata la candidatura di Domenico Iannacone alla presidenza della regione Molise? Perché?

Per la sua condivisione di tanti problemi della nostra regione, pur essendo una personalità nazionale, Iannacone è sentito e vissuto dai molisani come un loro concittadino. La sua popolarità è indiscutibile e altrettanto lo è la simpatia, l’affetto che i molisani nutrono nei suoi confronti. Domenico non è solo un grande comunicatore, ma anche un giornalista che nel suo lavoro ha sempre sostenuto le ragioni degli ultimi, i diritti dei più deboli e dell’ambiente, ha sempre con grande onestà intellettuale denunciato gli arbitrii e i vizi del potere.

Per queste e altre virtù la fonte e Molise Domani lo hanno sostenuto come il candidato ideale per un vero cambiamento, per realizzare una svolta progettuale e programmatica radicale in assenza della quale la decadenza della nostra regione è nelle cose. Con Iannacone si sarebbe potuta vincere la battaglia contro la pessima destra molisana, espressione di un potere mefitico e clientelare che da anni inquina la società e la politica, e, al pari tempo, sarebbe stato possibile governare il cambiamento. Un cambiamento che non è fatto solo sulla carta da programmi e progetti innovativi, ma che chiede, in primo luogo, partecipazione, mobilitazione popolare, protagonismo della comunità. La candidatura di Iannacone avrebbe rappresentato la prospettiva di una vittoria più che possibile contro questa destra, avrebbe significato una rottura con quel buco nero che sta ingoiando il nostro futuro, una discontinuità nei costumi della politica, un richiamo al protagonismo della gente. Non “l’uomo della Provvidenza”, semplicemente perché non esistono uomini della Provvidenza, ma Iannacone sarebbe stato uno straordinario principio attivo per la nostra comunità, una risorsa preziosa per una nuova stagione della politica nel Molise.

Sembra quindi incomprensibile il rifiuto di presentare Iannacone da parte del PD, dei Cinque Stelle e  di quelle comparse che hanno popolato – al momento giusto – il tavolo del centrosinistra. Sembra, ma a guardare meglio qualcosa si può intuire. La realtà è che diversi di questi signori, alcuni dei quali buoni per tutte le stagioni, hanno ben compreso che Iannacone era ed è un’anomalia, non riconducibile a quel politicantismo e a quella privatizzazione della politica che ha minato da anni e anni le ragioni profonde della democrazia e del nostro vivere sociale.

Pur di evitare la presenza di Iannacone è stata inventata una singolare conventio ad excludendum, uno sbarramento costruito ad personam. Così nel famoso tavolo truccato hanno deciso che la virtù necessaria per essere candidati a presidenti della regione è quella di appartenere alla “casta” dei politici. Una straordinaria e senza pudore invenzione per sequestrare la politica nelle mani dei soliti noti, per scambiarsi dentro la stessa famiglia dei cosiddetti politici posti di responsabilità, sigilli e impegni. Peraltro, ignorando i danni immensi che i cosiddetti “amministratori politici” hanno procurato alla nostra regione.

Quella di Iannacone e di tanti altri che nel loro lavoro difendono le ragioni della giustizia sociale e i diritti di cittadini e lavoratori è la vera Politica. Quella loro non saprei come definirla.

Ora, se è inaccettabile che i vertici del PD molisano e i figuranti che lo hanno accompagnato nella trattativa di Campobasso abbiano sposato queste farneticazioni, distanti anni luce da un partito che si definisce democratico e che dovrebbe avere qualche parentela con la sinistra, è anche, però, realmente sorprendente che un movimento come i Cinque Stelle, che  ha portato meritoriamente l’avvocato Conte alla presidenza del consiglio, si sia oggi convertito a questa aberrazione. Tutti insieme i protagonisti di quel tavolo, buttando alle ortiche il patto fiduciario firmato con gli elettori, non hanno esitato a candidare il sindaco grillino in carica di Campobasso alla presidenza della regione. Una scelta non a caso rapidamente replicata dalla destra molisana che presenterà alle elezioni regionali di giugno l’attuale sindaco di Termoli. Che questi comportamenti siano alla base dell’ astensionismo dei cittadini alle elezioni, della perdita di legittimità delle istituzioni e dei partiti è per questi signori della politica un dettaglio trascurabile. Non ho, né abbiamo nulla di personale con il sindaco di Campobasso che è persona dai modi civili (di questi tempi non è poca cosa) e  mi auguro che possa divenire una risorsa reale per la nostra comunità, ma converrà con me il sindaco Gravina che la sua candidatura è il risultato di una manovra politica che non è né nuova e né buona.

Noi de la fonte abbiamo dato molto, perché si costruisse una coalizione delle forze progressiste, perché si definisse un programma di svolta e un progetto di alternativa alla destra. Non nego che ci sentiamo traditi e che avesse ragione chi ci rimproverava di velleitarismo e di ingenuità politica. Aveva però torto chi pensava che saremmo comunque stati contagiati dalla fascinazione del piccolo cabotaggio e dalle sirene di quel sistema che vive del potere e per il potere.☺

 

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