“Esiste un tempo nel fluire della vita in cui nulla resta in sospeso e si è pronti ad andare avanti?”.
La Antonilli scrive una poesia di «resistenza», una volta si diceva di opposizione, termine ormai diventato obsoleto… dicevo di una poesia di «resistenza» che ha il suo baricentro nella posizione etica più che in quella estetica,
Oggi, nell’orizzonte della crisi strutturale del modello di sviluppo, è venuto il tempo di riannodare i fili con la storia rurale del Paese
Letto e commentato da Maria Antonietta Crapsi
Ho letto d’un fiato Italiani mata burros, il libro del linguista e scrittore Michele Castelli, nato a S. Croce di Magliano e residente in Venezuela.
Licursi non scrive nell’immediatezza dell’ evento, si dà tempo per cercare di elaborare la perdita eppure la carica emozionale, nel libro, rimane integra, si evince dal modo intimistico
Giuseppe Mammarella, con passione certosina, scava nel passato inanellando, come tanti grani di un rosario, i nomi e le storie (con diverse novità) dei presuli che hanno retto le tre diocesi di Larino, Termoli e Guardialfiera, oggi racchiuse in un’unica realtà, dando anche a tanti di loro un volto e l’arme episcopale, frutto di una lunga e paziente ricerca.
Poetiche e profetiche si sono rivelate le parole di Anna Seghers che aprono il libro di Christiane: “Quando i muti parleranno, quando i ciechi vedranno, quando gli ultimi saranno i primi, quando i nostri morti risorgeranno, la piccola silenziosa ombra di Tina, piena di tristezza, verrà salutata con entusiasmo dal suo popolo”.
Il manicomio dei bambini c’era già prima del 1938, quando vennero trasferiti nella nuova Villa Azzurra 20 bambini degenti sino allora in un reparto di isolamento di Collegno. Ma è stato solo nel 1964, con la nomina a direttore del professor Giorgio Coda, che in quella struttura la violenza fine a se stessa assurse a dignità di scienza con fini terapeutici.
