Al centro dell’innovazione, stavolta, c’è un concetto vecchio, la “materia”, uno dei totem sacri tutti italiani. Basta con l’istruzione divisa in compartimenti stagni, che tradisce e deforma l’unità originaria del sapere e il naturale percorso della conoscenza
Meno lezione frontale e ragazzi più curiosi e attivi, più protagonisti, dunque, che portino in classe domande ed esercizi su ciò che già autonomamente hanno letto, ascoltato, visto a casa. Viene così reso vero e attuale il motto di Maria Montessori: “aiutiamoli a fare da soli”, per mobilitare energie, risorse e motivazioni, insomma tutto ciò che ci serve per arrivare all’obiettivo, all’apprendimento.
I libri ci fanno sognare, ci aiutano a sviluppare la nostra immaginazione. Quante volte lo abbiamo sentito o detto di persona? Tutto questo è romantico, molto romantico, ma leggere un libro ha degli effetti reali sul funzionamento della nostra mente e sulla struttura del cervello che può incuriosire conoscere.
Una fotografia realistica ma desolante, senza sconti per nessuno. Un mondo nel quale tutti sono un po’ vittime: gli studenti degli insegnanti, gli insegnanti del preside, il preside del sistema (e della sua ignoranza). Cronache scolastiche raccontate con ironia da chi nella scuola ci ha vissuto e lavorato davvero, scuola che avvia, inesorabilmente, un processo di decadenza che sembra non essersi invertito.
Rabbia, qualunquismo, diffidenza si alimentano pericolosamente così, da troppo tempo in Italia. Ed è per questo che la ong Medici Senza Frontiere ha preparato e fatto circolare, nell’ambito della campagna #Milionidipassi, dieci “antislogan” che smentiscono altrettante leggende sui migranti.
Quanto la scuola può aiutarci ad andare in palestra? Sì, in palestra. La palestra dell’educazione alla diversità, suo compito primario ed imprescindibile.
Proviamo a rifletterci sfogliando insieme ai nostri alunni la “Sentinella” di Frederic Brown.
Mentre è in corso la raccolta firme destinata a rendere fattibile il referendum che intende abrogare i punti più controversi e discutibili della riforma renziana “La Buona scuola”, vi proponiamo stralci dell’ottimo contributo di Fabrizio Gatti sull’argomento, comparso recentemente su L’Espresso. Leggete allora con attenzione queste righe, forse chiariranno un po’ meglio le idee sulla deriva verso cui sta andando la scuola italiana
Ogni volta che si tace di fronte ad un compagno che viene preso in giro o minacciato, ogni volta che si sceglie la scorciatoia di copiare
In merito al delicato nodo della valutazione nella scuola – affrontato in maniera assai superficiale e rischiosa nell’impianto di riforma de “La Buona Scuola” – scelgo, stavolta, di dedicare l’intera
