Dai partiti che tenteranno l’arrampicata regionale dovremmo farci spiegare quale futuro intravedono e tratteggiano per una regione che loro o i loro predecessori hanno vandalizzato
Acqua privatizzata, trivellazioni, sanità allo sbando, debiti che strozzano un popolo già ridotto in miseria. Eppure, questo stesso popolo si divide intorno al tema dei migranti. “Divide et impera” la fa da padrone, ma solo perché noi abbiamo smesso di informarci, di tenere alta la guardia e di pretendere risposte ai problemi collettivi. Quelli veri. Ricordiamo: El pueblo unido jamás será vencido!
MIGRANTI: ci indigniamo, giustamente, per qualche loro malefatta, ma mai per come noi li trattiamo abitualmente, per come li sfruttiamo, per come ci speculiamo costringendoli a una vita raminga. E ci si mette anche il parroco di Isola Capo Rizzuto a succhiare il sangue di disgraziati. Dall’inizio dell’anno oltre mille e cento, quelli accertati, sono andati ad abitare le profondità del Mediterraneo.
Lettera aperta a quanti amano la terra che li ha generati. A Civitacampomarano, paese oggi sconquassato da una frana che rischia di annientarlo se non si interviene subito e bene, il piccolo Giuseppe è il simbolo geniale della prima edizione dello street art fest. Sotto la scritta il Molise cancella non esiste per scrivere resiste, esprimendo al meglio il dilemma di una regione allo sbando, ma attraversata da una passione e tensione verso il futuro.
La realtà in cui si viene catapultati ha le sue regole, i suoi giochi, il suo assetto insomma. Ci si trova davanti prassi consolidate e percorsi avviati, naturalmente anche ritardi da recuperare e secche da attraversare, certo non è mai all’anno zero o in attesa dell’uomo della provvidenza.
Se il natale celebra la venuta di Dio nella storia, ciò diventa dichiarazione esplicita che questa vita merita di essere vissuta in questo mondo, e noi, solo facendoci carico delle sorti dell’umanità e impegnandoci con i marginali, faremo veramente natale. Il resto è folklore e lascia il tempo che trova.
Questo anno può essere prezioso, se non ci ostiniamo a sciupare le sue pagine, per dare una svolta a cominciare dai paesi, dalla regione. Una nuova politica esige uomini nuovi. Finché continuiamo a scommettere su arrivisti senza scrupolo, capipopolo che seducono col loro denaro, tizi che cambiano casacca ad ogni nuovo vento non andiamo da nessuna parte.
È vero che i commenti dei webeti, come li ha chiamati sfiziosamente Enrico Mentana, spesso sono come cacheronzoli di mosche su un vetro appena lucidato, ma perché portare il proprio cervello all’ammasso, postando idiozie che sottendono un cranio vuoto a perdere?
Un capitolo tutto da scrivere è sul ruolo della donna nella chiesa. Il primo obiettivo non è l’ordinazione della donna prete, che in questa struttura agirebbe come un maschio mancato, quanto abbattere il maschilismo e il patriarcalesimo ancora imperanti. Solo in una chiesa se non matriarcale almeno non più costruita sulla figura maschile il ministero femminile avrebbe pieno senso.
