Essa si manifestò soprattutto come penuria di cereali, quindi di farina e di pane, costringendo le persone a cibarsi di erbe e di ghiande,

Tina non si chiama più Tina, ma Maria, non fa più la fotografa, ma pubblica il giornale del Soccorso Rosso e anche un libro di poesie di Miguel Hernandez, Vientos del Pueblo (Venti del popolo).

Quanto a deserti, esili e terre promesse, come il mio amato compagno di strada Giuseppe Ungaretti neppure io mi illudo, perché da lui ho imparato che: “Si percorre il deserto con residui/ di qualche immagine di prima in mente./ Della Terra Promessa/ nient’altro un vivo sa”.

Fa impressione e quasi infastidisce, in tempi di emergenza sanitaria planetaria, sentir parlare anche di pandemia della parola.

Al tempo di quell’incontro, Tina Modotti aveva 41 anni, Gerta 27. Tina aveva rinunciato alla fotografia; Gerta si trovava all’inizio della sua carriera professionale.

Guardare il Giro d’Italia, tanto più in persona, per pochi secondi che duri lo sfrecciare dei ciclisti curvi sul manubrio, è per me gioia pura, una sensazione infantile, fatta di entusiasmo e commozione;

Nelle Stanze di Raffaello, in Vaticano, il pittore di Urbino ha voluto rappresentare i tre grandi universali del Vero, del Bene e del Bello.

Credo che questa situazione, questa rabbia crescente sia causata anche, in grande misura, dai mass media, almeno in Italia.

Quasi apre la primavera la festa di san Giuseppe, il sole più caldo, le gemme degli alberi ormai turgide.