Amore per cuba
13 Giugno 2026
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Amore per cuba

Questa foto è stata scattata nel 1975, quando avevo 33 anni. Ricordo che quello non è stato uno dei momenti più felici nella mia carriera di traduttrice, perché in quella conversazione con il politico tedesco Egon Krenz, Fidel Castro pronunciò la parola “amarico” che io non conoscevo, e sono stata costretta a chiedere tre volte che la ripetesse (era il nome della lingua che si parla in Eritrea).
Sedici anni dopo ho avuto un secondo incontro con Fidel Castro, questa volta non come traduttrice, ma come autrice di una biografia di Tina Modottti, premiata e pubblicata dalla Casa de las Américas, una grande istituzione culturale cubana. Ero ospite di questa istituzione nel trentesimo anniversario della sua fondazione e Fidel tenne un incontro con tutti noi. Aspettavo impaziente il momento di poter parlare con Fidel, perché sei mesi prima di quella notte, il mio paese, la DDR, era sparito, inghiottito dalla Repubblica Federale Tedesca.
Non ricordo i dettagli della conversazione, ricordo solo che volevo spiegare a Fidel quali erano state le responsabilità del partito e del governo della DDR in quella vergognosa fine di un progetto di costruzione di una società socialista. Mentre Fidel diceva che l’unificazione tedesca era stata l’opera della CIA, io parlavo di due cose che vedevo come cause del malcontento della popolazione della DDR nel momento dell’apertura del muro di Berlino: uno era il fatto di non permettere alla popolazione di viaggiare anche verso Paesi non socialisti, e l’ altro, il vero grande errore, era il fatto di autorizzare nel Pa- ese due monete: il ‘Marco nostro’ e il marco della Germania dell’Ovest. Chi lavorava e doveva vivere con il marco della DDR, anche se guadagnava, non poteva fare la spesa in determinati negozi dove solo si pagava con il dollaro o il marco occidentale. Questa situazione aveva creato una spaccatura nella società del mio Paese, ed io sapevo che anche a Cuba esisteva la differenza fra quelli che lavoravano guadagnando il ‘peso’ cubano e quelli che, soprattutto nel campo del turismo, disponevano anche di dollari. Ma mentre nel mio Paese, nei negozi “Intershop”, si compravano articoli di lusso o di divertimento, a Cuba molte volte ci voleva il dollaro per comprare delle cose imprescindibili.
Due giorni dopo quella discussione con Fidel, un uomo più giovane di me mi cercò in albergo. Si presentò come José Carlos, funzionario del Ministero degli Esteri e mi chiese di raccontargli in dettaglio tutto il processo dell’unificazione tedesca. Dopo il 3 ottobre 1990, giorno della sparizione della DDR, non era venuto nessuno a Cuba, in grado di raccontare tutto quello, e per questo motivo il giovane aspirante diplomatico cubano voleva parlare con me. Parlammo a lungo, più di 6 ore, e tra l’altro il giovane mi mostrò la mia biografia di Tina Modottti in versione spagnola e mi chiese un autografo.
Esattamente trent’anni dopo quell’ incontro a L’Avana, l’ambasciatore cubano in Italia ha fatto visita all’archivio Tina Modottti a Bonefro, e come prima cosa mi fece vedere il libro su Tina che gli avevo autografato tanti anni prima!
Da due settimane ho ripreso contatto con l’ex ambasciatore di Cuba. Adesso lavora a L’Avana nel Ministero degli Esteri ed è responsabile dei rapporti con i paesi dell’America Latina. Dal 20 maggio mi manda tutte le ultime notizie rispetto alla folle manovra di Trump e di Rubio per, come dicono loro, “aiutare il popolo cubano a liberarsi di un regime fallito”. José Carlos mi ha chiesto di salutare le lettrici ed i lettori de la fonte e ci chiede di leggere le notizie su Cuba che si trovano su Facebook, soprattutto il programma “razones de Cuba”. E lui ci assicura, in ogni conversazione, che Cuba non è il Venezuela.☺

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