Giù le mani dalla scuola, signor ministro. Già aver a che fare con le Nuove Indicazioni Nazionali (ispirate a valori assai discutibili come le superiorità della civiltà europea sulle altre) è abbastanza complicato, ci risparmi altro,
Anche la scelta di enfatizzare il valore della “narrazione” suscita qualche interrogativo.
Mentre le aule ci aspettano, silenziose, e i ragazzi ancora non si vedono nei loro banchi, vorrei condividere un piccolo “deca- logo” che, in questi mesi, ho maturato
Perché la qualità delle relazioni tra insegnanti non è un affare interno alla categoria: è un pezzo fondamentale della qualità educativa che offriamo ai ragazzi.
Un giorno Don Peppe decide che non può più restare in silenzio. Scrive una lettera. Non è una lettera qualsiasi. Si intitola: Per amore del mio popolo non tacerò.
La sera, la notte, portano con sé un silenzio che sembra fatto apposta per gli insegnanti, per ripensare a tutto ciò che è passato apparentemente inosservato.
Per imparare a “leggere e scrivere”, affermano candidamente, bisogna “leggere e scrivere”. Non come esercizio meccanico, ma come attività autentica, quotidiana, personale.
Non erano parole da inserire in un compito. Erano esperienze. Erano memoria. Erano ferite e scoperte. Erano arte, Shoah, perdono, inclusione, fantasia, impegno civile.
L’omicidio di La Spezia non è una questione di sicurezza (men che meno di scarsa sicurezza nelle scuole, vi prego), ma la spia di un’emergenza educativa la cui soluzione non si può più rimandare.
