Il dottor sergio
Cinque anni fa si spegneva il dottore Sergio Zarrilli. Oggi è sabato 20 dicembre. Cinque anni fa era domenica e stavo passeggiando in viale Elena con Francesco, mio marito, e Miriam, mia figlia. Sua piccola paziente che, qualche giorno prima, gli aveva dedicato un disegno in cui lui si era trovato con soddisfazione “bellissimo e, soprattutto, magrissimo”.
Un lenzuolo bianco, a terra, e un’ambulanza ci fecero deviare per prudenza dal nostro tragitto, per evitare che la piccola potesse assistere a scene sgradevoli… Portammo a casa un dolcetto per il pranzo della domenica e la facemmo distrarre con i preparativi del Natale imminente. Poi, mentre eravamo a tavola, lo squillo del cellulare spense le luci dell’albero: la voce di mia cognata… e la notizia che non dimenticherò.
Fu, per noi, un Natale in tono minore, perché il vuoto che il dottore ha lasciato nella nostra vita familiare è stato incolmabile, e lo è ancora. Aveva la capacità di essere il pediatra professionale e ineguagliabile, e l’uomo generoso, umano, attento, vicino, che accorciava le distanze con una parola buona, un consiglio spassionato, un sorriso.
Di lì a qualche settimana, nacque il desiderio di coltivare, in città, un segno della sua presenza, fra i tanti che avrebbero certamente contribuito a mantenere viva la sua memoria e la gratitudine per la sua opera di medico e di instancabile, appassionato promotore della lettura e dell’emancipazione dei bambini attraverso di essa. E, parlando con l’amica e collega Paola Di Michele, prese forma e sostanza il Premio Letterario “Sergio Zarrilli”, giunto alla sua quarta edizione.
Miriam oggi ha 9 anni. Si avvia a lasciare tra non molto l’infanzia, ma fingete che io non lo abbia scritto, perché non ama sentirselo dire. Lei vuole crescere piano piano. Dunque sta crescendo e a me capita spesso (oggi più che mai) di ripensare ai primi anni della maternità, in cui – con un marito a Napoli e tante nottate da sola – ho sperimentato la paura della prima febbre, il disagio della mancanza di sonno, la fatica dei biberon e delle pappe infilate tra una doccia volante e un pacco di verifiche da correggere. In quei primi anni, ciò che la mente e il cuore mi rimandano immediatamente è l’immagine del dottore Sergio, seduto alla sua scrivania in studio, pacato e accogliente. Disponibile a tutte le ore, anche le più insolite, per rispondere con pazienza alle mie paure. Accoccolato sull’erba di Parco San Giovanni, con un libro in mano, circondato dai suoi piccoli che aspettavano la storia del pomeriggio…
In un mondo – sarà banale ma è così – insidiato dal demone della facilità e dell’apparenza, della doppiezza e della scorciatoia, della marginalità e della connivenza, il dottore Sergio resta per me il baluardo di un’esistenza costruita sui valori, del bene fatto quotidianamente, senza clamori, del servizio agli altri (i piccoli!) portato avanti con dedizione assoluta, gratuita.
Come non ricordarlo, oggi, una volta di più. Come non ringraziarlo, oggi, ancora, per tutto ciò che ha seminato e che continua a fiorire.
Sarah Zarrilli, sua figlia, intervenendo alla prima edizione del premio, quattro anni fa, ha ricordato che il papà “amava il Natale come un bambino”. Buon Natale dottore Sergio. Ovunque tu sia, sei rimasto in mezzo a noi.☺
