Il governo umilia i docenti
9 Dicembre 2025
laFonteTV (4175 articles)
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Il governo umilia i docenti

Il blocco della Carta del Docente ci umilia, ancora una volta. Ma da un Paese che sta facendo di tutto, da anni, per smantellare la scuola pubblica, delegittimarla e tagliarle l’erba sotto i piedi, non è che non ce lo aspettassimo per niente. Era solo questione di tempo. Eppure, veder slittare il bonus a febbraio (se tutto andrà bene), e saperlo contemporaneamente ridotto, indigna. Quanti di noi sono in attesa della carta del docente da settembre? Quanti avrebbero voluto spenderla per pagare studi universitari? Quanti (come me) l’avevano già in parte impegnata prenotando alcune decine di libri per la biblioteca scolastica, per progetti di lettura da far partire con l’inizio dell’anno scolastico? E i libri sono arrivati. Quanti di voi erano in attesa dell’attivazione per comprare un PC o un tablet? Quanti l’avrebbero usata per l’aggiornamento personale?
Intanto forse è ora di spiegare a chi non sa, a chi il mestiere dell’insegnante non lo fa e non lo conosce, che 500 euro annuali, per un docente, non sono tanti, perché il nostro lavoro è fatto di dispositivi, di libri, di corsi di aggiornamento e formazione… e cinquecento euro, in un anno, se ne vanno con un paio di giravolte.
Almeno li abbiamo, dice qualcuno. Ed è pure vero. Ma restano una generosa elemosina che doveva essere considerata piuttosto una provocazione, un punto di partenza per adeguare i nostri stipendi, per riflettere sul fatto che una professione di tipo intellettuale ha diritto ad un riconoscimento dignitoso anche da un punto di vista economico (sociale, non ne parliamo proprio).
Invece no. Non solo il bonus ci è stato dato, sin dall’inizio, “vincolato”: della serie “Non fate i furbi eh! Mai sia che un’insegnante, con un aumento di stipendio, faccia la spesa o compri un cappotto nuovo! Altolà furfantelli! Solo libri e cultura! Solo lavoro!”
No, non è comparso nello stipendio, a disposizione delle nostre scelte ed esigenze, che potrebbero essere molto varie, perché avremmo diritto ad utilizzare quella somma in autonomia. No. Siamo stati controllati, abbiamo potuto spendere i cinquecento euro solo per ciò che lo Stato imponeva.
Non solo, dunque, il danno, ma – adesso – pure la beffa: rinviata e ridotta l’erogazione (ridotta! Rimasta fissa in dieci anni con un costo della vita che lievita di giorno in giorno!), perché si è in attesa di fare ulteriori nomine annuali ad anno scolastico inoltrato, nomine che potranno essere effettuate fino al il 31 dicembre 2025, per cui solo a partire da febbraio il nostro governo sarà a conoscenza del numero esatto dei beneficiari.
E, per allargare il bonus a una platea più ampia, lo riduce. Della serie: “Su, non fate i capricci! Non ce n’è per tutti! Da bravi, ci si spartirà quel che c’è! Fateci fare i conti per benino!” Nessun problema a tenere sulla corda un milione di insegnanti che hanno bisogno di quella somma, che si sono abituati a contarci per spese che prima non potevano sostenere. Ma tuttavia perché bloccare anche le somme pregresse? Non sono forse somme che i docenti hanno diritto di spendere già dall’inizio di questo anno scolastico?
Migliaia di insegnanti stanno pagando di tasca propria iscrizioni ai corsi, tasse universitarie, libri, materiali, hardware e tanto altro, facendo sacrifici, perché in molti casi non possono permettersi di attendere che il governo faccia i suoi calcoletti matematici, e perché – anche se in pochi lo riconoscono – il bene dei propri alunni, la dedizione al proprio lavoro, il desiderio di farlo bene, li porta a spendere anche quello che non potrebbero, in termini di tempo, di energie e di… soldi.
E allora, questo è, attendiamo. Cosa deve accadere, fino a che punto ci devono mortificare, per spingerci ad invadere le piazze per chiedere rispetto? E intanto… lassù ci si accusa di weekend lungo, si vieta l’educazione sessuale e si tuoneggia per il ritorno del latino. Eh sì, lassù si parla di cose serie. Lassù qualcuno ci ama.☺

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