10 pensieri per i docenti
Cari colleghi, settembre è tornato, ancora una volta. Il cuore è ancora un po’ disteso dall’estate, ma respiriamo quella sottile inquietudine che accompagna sempre – veterani o freschi laureati – quei giorni sospesi in cui viviamo l’attesa di rientrare in classe, a scuola. Mentre le aule ci aspettano, silenziose, e i ragazzi ancora non si vedono nei loro banchi, vorrei condividere un piccolo “deca- logo” che, in questi mesi, ho maturato pian piano riflettendo su ciò che è stato lo scorso anno, e su come vorrei che fosse il prossimo, alle porte. Non “regole”, per carità, nemmeno consigli (sarebbe presuntuoso, specie perché non richiesti!): no, piuttosto dieci pensieri, dieci forme di buon augurio che mi accompagnano, in questi giorni, mentre torno anch’io verso quel luogo che, nel bene e nel difficile, è casa.
1. Ripartire dalla lettura. La lettura è un gesto semplice e rivoluzionario. È sedersi in mezzo ai ragazzi e dire: “Guarda, c’è un mondo che ti aspetta”. Leggere insieme crea intimità, crea fiducia, pensiero critico, coscienza di sé e del mondo. È palestra di vita. Abbiamo il coraggio di togliere tempo a ciò che non serve! Per restituirlo alla lettura autentica, portatrice di senso.
2. Relazioni pulite tra adulti. La scuola è fatta di persone che si incontrano ogni giorno. Se tra noi adulti l’aria è limpida, anche i ragazzi respirano meglio. Una parola detta con cura, un conflitto gestito con rispetto, un silenzio che non ferisce: sono scelte che costruiscono un clima. E il clima, in una scuola, è tutto. Educa prima di qualsiasi nostra scelta didattica.
3. L’alunno al centro, davvero. Non come slogan, ma come postura interiore. L’alunno è il punto da cui partire ogni mattina. Le sue paure, le sue domande, la sua storia. Don Milani lo aveva capito con una radicalità che commuove: “Ho amato i miei ragazzi più di Dio”. Lo scrisse prima di morire. È una frase che ci ricorda che l’educazione è un atto d’amore concreto, quotidiano, spesso silenzioso.
4. La gentilezza come competenza. La gentilezza è una forma di autorevolezza che non ha bisogno di alzare la voce. È un modo di stare davanti ai ragazzi che li fa sentire al sicuro. Non è debolezza: è una scelta professionale. È dire: “Io ti vedo, e non ti ferirò”.
5. Non voltarsi dall’altra parte. Ogni giorno la scuola ci mette davanti a piccole e grandi ingiustizie. A volte basta un gesto, una parola, un “no” detto con fermezza per cambiare la direzione di un ragazzo. Non lasciamo che il silenzio diventi complice. La scuola è uno dei pochi luoghi dove il coraggio può essere imparato.
6. Difendere il tempo lento. Il tempo lento è il tempo dell’ apprendimento vero. È quello delle spiegazioni che si ripetono, delle mani che si alzano timide, dei compiti che richiedono più di un tentativo. Difendiamolo come si difende un bene fragile. La fretta non educa: accelera, ma non costruisce.
7. Coltivare la bellezza. La bellezza è un modo di guardare il mondo. Può essere una pagina letta bene, uno schema o una lezione preparata con cura, una frase che illumina. Portiamola in classe come si porta un dono. La bellezza non risolve tutto, ma apre spiragli.
8. Ascoltare con autenticità. Ascoltare davvero significa fermarsi. Non giudicare subito, non rispondere in fretta. A volte un ragazzo cambia strada perché qualcuno, un giorno, ha ascoltato la sua voce senza distrazioni. L’ascolto è la prima forma di rispetto. E quanto ne hanno bisogno, i nostri ragazzi assetati di orecchie attente e di cuori disponibili!
9. Proteggere la nostra libertà interiore. La scuola ci chiede molto, a volte troppo. Ma la nostra libertà di pensiero è ciò che ci permette di restare insegnanti e non funzionari. Difendiamola con dolcezza e fermezza. È la parte più preziosa del nostro mestiere.
10. Ricordarci che siamo seminatori. Ogni giorno lasciamo semi che non vedremo germogliare subito. A volte ci sembra di non ottenere nulla, di non cambiare nulla. Ma i semi lavorano in silenzio. E quando, anni dopo, un ragazzo ci ringrazia, ci saluta da lontano, ci ricorda con un sorriso, capiamo che tutto aveva un senso.
Buon cammino e buon anno scolastico a tutti.☺
