Montagna aperta
Lo scorso 6 e 7 Settembre, a Capracotta si è discusso di sfide consapevoli per le aree interne. Tanti relatori con un unico fil rouge, possibili azioni per rivitalizzare le comunità di montagna e … l’Italia.
Lungo la nostra penisola ci sono circa 5.500 comuni con meno di 5.000 abitanti, in percentuale poco più del 69% del territorio nazionale (in Molise arriviamo anche al 92%!) e ben oltre 30.000 frazioni di comuni, per un totale di poco oltre 13,54 milioni di abitanti.
Comuni estremamente diversificati tra loro ma tuttavia con caratteristiche simili: distanza dai grandi centri urbani e dai servizi, un progressivo calo della popolazione con il passare del tempo, ma anche tante ricchezze naturali e grandi potenzialità di sviluppo se riuscissero a coniugare innovazione e tradizione. Anche per questo la marginalizzazione di tali aree, ora più che mai, assume una rilevanza “nazionale”.
Il documento di indirizzo programmatico della politica di coesione per il ciclo 2014-2020, ha riconosciuto che lo sviluppo dell’intero Paese dipende anche dallo sviluppo delle sue aree interne, quindi su impulso dell’allora ministro Fabrizio Barca, sono stati impegnati fino a 4.400.000 euro.
Quello che ora si chiede a queste comunità, per il loro rilancio e valorizzazione, è superare i loro limiti territoriali, economici e strategici, guardando oltre e lavorando a forme di gestione associata dei servizi offerti alla cittadinanza, come i servizi per la salute, l’istruzione, la mobilità e la tutela del territorio.
Questa è la nuova politica voluta dalla S.N.A.I. (Strategia Nazionale per le Aree Interne), guardare al futuro passando sopra i quotidiani individualismi delle nostre comunità. In quest’ottica la due giorni è servita a parlarne e portarla all’attenzione con buone pratiche.
La giornata di sabato prendeva spunto dalla presentazione del libro La voce dei sindaci delle aree interne di F. Monaco che sottolineava come “dobbiamo smetterla di parlare di piccoli comuni ma considerarli grandi, sia per l’estensione che spesso hanno, ma anche per la loro storia e importanza” e ancora “l’importanza, con la SNAI, per queste comunità di ritrovare vita con il finanziamento per progetti di sviluppo locale ma anche servizi primari”; il sindaco di Capracotta C. Paglione ha rivendicato il ruolo importante delle comunità piccole o grandi delle aree interne, e stimolato la discussione con l’invito per una tariffazione dell’acqua di ritorno alle comunità di montagna (come L.R. del 2015).
Immaginavo una mattinata un po’ “tecnica”, e quindi pesante, invece, con linguaggio semplice e diretto, ha offerto tanti e positivi spunti di riflessione. Vi hanno preso parte Pazzagli, docente dell’UNIMOL, che ha subito lanciato il sassolino chiedendo “chi ha tolto la voce a questi territori delle aree interne e perché?”; Bussone, Pres. Naz. UNCEM, che ha difeso “questa nuova visione politica che va oltre i 4/5 anni di mandato elettorale e sarà da stimolo, invece, per un vero processo di cambiamento” rilanciando poi “più servizi digitali” e ricordando che “oggi più che mai c’è una legge, la 158/2017 sui piccoli comuni, che all’art.13, indica la strada da seguire”; Letizia Bindi, antropologa dell’ UNIMOL, ha posto invece l’accento “sul fare rete ogni ora della giornata perché è quello che contraddistingue diverse realtà del centro-nord da noi …” e “continuare a essere narrazioni di identità”; Marchetti, direttore del consorzio di gestione del Giardino della Flora Appeninica, ha ribadito l’importanza della Costituzione citando l’art. 44 e l’art. 9 ma ha anche invitato a “recuperare, ognuno di noi, il senso della bellezza e cultura del sapere e dei saperi”. Fin qui è stato un crescendo di pensieri positivi ma devo dire che l’intervento di Micaela Fanelli, cons. reg. PD ed ex sindaco di Riccia, capofila del progetto SNAI dell’area del Fortore, con il suo intervento è riuscita ad emozionare la platea: nemo profeta in patria, denigrata da parte della politica nostrana (soprattutto di sinistra), ma riconosciuta invece per le sue capacità amministrative in tutta Italia come la onorava Bussone, e in passato anche da quotidiani nazionali come la Repubblica, ha esordito con “mi piacerebbe che la mia terra venisse considerata per i suoi servizi ecositemici che già adesso offre e potrebbe offrire meglio”, poi, citando il suo progetto SNAI, prosegue: “con i fondi che otterremo voglio capillarizzare i servizi di scuolabus sul territorio non facendoli pagare al cittadino, ma anche istituire il borgo della salute ristrutturando così decine di case abbandonate nel mio paese e inserirvi servizi per anziani, anziché realizzare mostri di cemento in periferia, perché attorno ad una casa al centro di un borgo c’è vita, c’è la parrocchia, c’è l’alimentare, etc. … arrivando quindi a creare cooperative di comunità” e anche lei come il sindaco di Capracotta invita la politica regionale a rivedere al ribasso l’accisa sul metano per i centri delle aree montane. ☺
