Resto in salita coi vivi,
il fronte degli esausti si perde
nel torchio di spremitura.
Eppure s’intravede il fondale –
trote-arcobaleno e tartarughe,
sorride il greto finora imbalsamato.
L’aria ritorna sana, nemesi
compiuta per diverso contrappasso.
A sera il graffio della civetta intona lodi.
Se la piazza è vuota cantano le finestre.
Resto in salita coi vivi
polsi ai balconi, sui malleoli catene,
la fiumana dei lazzaretti non annunciati
è una ginestra coperta di lava.
S’asciuga e si leva fino a tardi e ancora
quest’attesa senza squadra e compasso.
Non temo la curva apoplettica
la mia attesa è una lama di cartone –
diventerà tappeto volante.
Resto in salita coi vivi
quasi innamorato dell’antro carsico,
pura anche l’acqua nelle case.
Sarà cielo di resurrezione forzata –
un bacio agli estinti, ai guariti,
agli astronauti in corsia.
Resto in salita coi vivi nel girone dei vivi.
Com’è chiaro il fondale, finora, senz’anima.
Tornerà la luna a rosseggiare nei pozzi.
