ferdinando sanfelice
2 Marzo 2011 Share

ferdinando sanfelice

 

Ferdinando Sanfelice nato a Napoli (1675 – 1748) dimostra sin da giovane interesse e predisposizione per il disegno. Iniziato dal padre, per la sua posizione sociale, alla giurisprudenza, invece fu incoraggiato dal fratello Antonio a coltivare il mirabile “genio” e dedicarsi all’arte del disegno architettonico. L’ottima capacità creativa lo rese un pittore e uno scenografo di rilievo, capace di dare il via ad una tendenza architettonica. I suoi riferimenti culturali furono Fanzago, Vaccaro, Borromini e Fontana.

L’architetto napoletano inizia il suo percorso artistico come pittore nella cerchia dei discepoli del Solimena. Dall’ingegno di progettare macchine da festa per la città di Napoli, la sua tecnica artistica e scenografica, lo conduce a soluzioni architettoniche arditissime tanto da meritarsi l’appellativo popolare: “Lievat’a’sott” (togliti di sotto… che crolla).

Obiettivi architettonici

L’architettura del Sanfelice aveva l’obiettivo di suscitare grandiosità, ammirazione, senza mai debordare in opulenza. Dopo una intensa attività a Napoli, lo troviamo a Nardò, in Puglia, dove il fratello Antonio fu eletto Vescovo di detta città dal 1707 al 1736. Qui progetta la chiesa della Purità, iniziata nel 1710 e terminata nel 1722, componendo un originale apparato scenografico. Adattandosi al “senso” ed allo stato dei luoghi, avanza un’idea progettuale degna di una sofisticata azione critica tra struttura e decorazione barocca. Dosa infatti, in particolare equilibrio decorativo, varianti strutturali di sintesi scenografica. I suoi riferimenti sono tratti dal repertorio stilistico dei suoi contemporanei come Cosimo Fanzago, “anima barocca” napoletana, famoso per il modo di gestire “laidamente” gli spazi antistanti gli edifici e le chiese in composizioni autonome, trasformandoli in scale, rampe, portici, ma anche per la ripartizione delle facciate e i cibori chiusi da balaustre.

S. Maria Assunta di Ripabottoni

Realizzata dall’architetto napoletano Sanfelice, che progettò la breve scalinata che copre l’irregolare dislivello del terreno e se pur non fantasiosa e monumentale, la chiesa esprime la vivace genialità dell’architetto-scenografo. La facciata tripartita da lesene è suddivisa orizzontalmente in due piani da cornicione in conci di pietra; nella parte inferiore si aprono i tre ingressi, che immettono nelle tre navate di cui la centrale è di dimensioni maggiori; i portali sono sormontati da finestroni rettangolari. La parte centrale superiore, che ospita la finestra rettangolare, ha cornice di coronamento aggettante curvilinea, legata alle fiancate da grandi volute. Il Tria riporta nelle sue memorie: “la sua facciata quasi tutta di pietre lavorate; portali, cornici delle finestre, il cornicione intermedio, il cornicione di coronamento, le volute, le paraste e le cantonate sono realizzati in blocchi di materiale lapideo”. La facciata è arricchita di elementi decorativi posizionati a coronamento in corrispondenza delle due cantonate, delle lesene e dell’asse di simmetria verticale sormontati da pinnacoli con base quadrangolare e corpo a bulbo completato da una sfera, mentre quelli esterni hanno forma rotondeggiante.

Il Sanfelice pone la Chiesa “S. Maria Assunta” di Ripabottoni in relazione diretta tra l’uomo e il suo ambiente, che nello stile barocco arriva ad evidenziare il continuum plastico tra la città e la percezione che di essa hanno gli abitanti. ☺

jacobuccig@gmail.com

 

 

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