mobilitiamoci tutti
15 Giugno 2011 Share

mobilitiamoci tutti

 

 

Il dodici giugno, cascasse il mondo, andrò a votare e, per quattro volte, una per ogni scheda, senza nessun tentennamento, metterò una bella croce sul Sì che chiede l’abrogazione di leggi sbagliate e assolutamente non condivisibili. C’è di tempo fino alle tre di pomeriggio del tredici ed è il caso che ci mobilitiamo tutti facendo anche opera di convincimento per andare al seggio in modo da evitare che sant’Antonio, il santo delle cose impossibili, debba pensarci lui a fare il miracolo in modo che si raggiunga il quorum. L’anomalia è che per scegliere un governo scellerato come quello attuale basta la maggioranza di coloro che vanno a votare, per cancellarne le porcate occorre la metà più uno degli aventi diritto al voto. Sarà una bella impresa, resa più difficile dal fatto che non si può contare su molti emigrati, universitari e i tanti ignavi e menefreghisti che si lasciano trasportare da qualunque corrente senza mai prendere posizione.

Raddoppieremo l’impegno, perché la posta in gioco è troppo grande.

Non è un problema di destra, di sinistra o di centro, tant’è che la mobilitazione dei partiti non c’è stata né per la raccolta delle firme, né si avverte troppo in questi giorni di informazione capillare. I professionisti della politica hanno poco interesse a che noi, persone comuni, ci occupiamo della cosa pubblica. Si sentono defraudati dall’impegno civile, non vogliono interferenze. E questo è un motivo in più per farci sentire. Abbiamo deciso di strappare il cartello che si sono attaccati alle terga: non disturbate il manovratore, perché, a differenza loro, ci sentiamo responsabili della nostra vita, del nostro futuro, del nostro pianeta. La responsabilità è non tollerare che altri agiscano al posto nostro, a nostra insaputa, a danno della collettività.

Il referendum è un’occasione preziosa per far sentire la nostra voce, per dire ciò che ci sta a cuore, soprattutto oggi che ci hanno scippato anche la possibilità di scegliere le persone che devono governarci a livello nazionale, con quella mostruosa legge che mette deputati e senatori nelle esclusive mani dei segretari di partito che li designano quasi mai in base alla bravura. I risultati meschini, se non fossero tragici per la collettività, sono sotto gli occhi di tutti. Il parlamento è diventato il mercato delle vacche e loro si vendono al miglior offerente, inqualificabili prostituti d’alto bordo.

Hanno posto i referendum alla terza tornata elettorale, con inutile sperpero di denaro pubblico e il più tardi possibile, per non favorire la partecipazione. Noi non ci lasceremo scoraggiare: non andremo né al mare né in montagna, ma a votare. Ancora una volta sarà Davide, con i suoi pochi e poveri mezzi, a sconfiggere l’altezzoso Golia di turno che cerca in tutti i modi di truccare le carte, impaurire e tenere soggiogate le persone. Se il governo ha agito nell’interesse dei cittadini, nel promulgare le leggi oggetto del referendum, perché ne teme il giudizio? Se fa di tutto per far saltare la consultazione, fingendo modifiche, non sarà perché il trucco c’è e spera che non si veda? Politici seri e responsabili, di qualunque partito, dovrebbero favorire la consultazione della base in quanto legittimazione del loro operato.

I referendum possono essere l’inizio di una riscoperta collettiva della passione civile, perciò andremo in ogni caso davanti ai seggi elettorali. Non siamo disposti a lasciarceli scippare.

Dei contenuti dei quattro referendum ne parliamo a più voci e in diversi articoli. La posta in gioco è troppo grande per non correre il rischio di essere ripetitivi, senz’altro vogliamo essere esaustivi. Se Troisi annunciava nel suo primo fortunato film: Ricomincio da tre, ognuno di noi che si auspica il riscatto dell’Italia ricomincia da quattro sì.

Due Sì sono per rivendicare la libertà dell’acqua: “essa è di pertinenza della terra, e come tale è un bene comune, il che vuol dire che appartiene di diritto all’intera umanità, e perciò a ciascun uomo e a ciascuna donna, e anzi ad ogni vivente, perché è la condizione della vita” (Raniero La Valle). Non essendo una merce non può essere privatizzata. È vero che viene privatizzata la gestione non l’acqua, ma nel momento in cui se ne ha l’esclusività di fatto se ne ha la proprietà.

Il terzo Sì è per impedire la reintroduzione del nucleare. Già una volta abbiamo detto no, ora ci riprovano. Dopo Cernobyl e Fukushima, per quello che ci è dato conoscere, perché il più viene occultato, il nucleare è follia pura. È vero che intorno abbiamo centrali nucleari, ma l’impegno è sostituire con altro, prima che sia troppo tardi, quelle che ci sono, non costruirne ancora. Il sole ci invia 10 mila volte ciò che consumiamo come energia ogni giorno. Avanti allora con le energie rinnovabili.

Il quarto Sì è per abrogare il legittimo impedimento, inventato da Alfano per far sì che il presidente del consiglio (i ministri sono stati aggiunti per rendere meno vistosa la legge) non risponda dei numerosi e gravi reati di cui è imputato. Perché temere la giustizia se si è innocenti? Ma, soprattutto, perché consentire che la legge non sia uguale per tutti?Riappropriamoci della sovranità popolare, andiamo a votare e la democrazia potrà emettere un nuovo primo vagito.☺

 

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