Leoni
Anno Domini 452. Dall’Italia settentrionale gli Unni stanno per dilagare lungo la penisola. Ma sul fiume Mincio avanza verso le truppe barbariche una candida processione guidata dal Papa. Nel corso di un incontro in mezzo a un guado del fiume, il Papa, con argomenti che restano misteriosi, riesce a convincere Attila a recedere dalla sua avanzata contro Roma. Il sovrano degli Unni, come abbagliato da una superiore forza che non ha mai conosciuto prima, ordina la ritirata. In un turbinoso galoppo i barbari si allontanano all’orizzonte, mentre in cielo si staglia una croce bianca.
È l’epilogo del film Attila di Pietro Francisci, uscito nel 1954 nell’ ambito di quel filone cinematografico dedicato all’antichità biblica e greco-romana, e chiamato peplum, che conobbe grande successo negli anni Cinquanta e Sessanta. Alla notorietà di questo film d’avventura a sfondo storico ha contribuito di certo anche il cast internazionale: Attila è infatti interpretato da Anthony Quinn, sua moglie Grune da Irene Papas, mentre Sophia Loren presta il volto a Onoria, la sorella dell’imperatore romano.
Se “tutto quello che sappiamo su Roma, l’abbiamo imparato a Hollywood”, per citare il titolo del saggio di Luisa e Laura Cotta Ramosino e Cristiano Dognini (Bruno Mondadori, 2004), questo episodio storico non fa eccezione. Si tratta, più precisamente, dell’incontro avvenuto su richiesta dell’imperatore Valentiniano III, presumibilmente a Governolo vicino Mantova – “dove [Mincio] cade in Po”, come scriverà poi Dante (Inferno XX 78) – fra Attila, noto come “il flagello di Dio” mandato dal Signore per punire i Romani dei loro peccati, e una delegazione guidata da papa Leone I detto anche il Grande, che ottenne la promessa di un ritiro degli Unni dall’Italia e dell’avvio dei loro negoziati di pace con l’imperatore. Non sono chiari, tuttavia, i motivi dell’improvviso ritiro di Attila. Secondo Prospero d’Aquitania, un monaco originario della Gallia che fu cancelliere di papa Leone I, il sovrano barbaro sarebbe rimasto colpito dalla presenza del sommo sacerdote. Lo storico bizantino Prisco sosteneva invece che sarebbero stati i suoi uomini a distogliere Attila dal piano di avanzare contro Roma, per la preoccupazione che potesse succedergli qualcosa, come era accaduto ad Alarico, il re dei Visigoti, morto subito dopo la conquista dell’Urbe nel 410. Ma parte della storiografia moderna non esclude che il papa sia riuscito a convincere Attila con il pagamento di un forte tributo. Ancora diversa “la favola raccontata dalla matita di Raffaello”, come l’ha definita Edward Gibbon, lo storico e politico inglese autore di una monumentale Storia della decadenza e della caduta dell’Impero romano (1776-1778). Il riferimento è al celebre affresco Incontro tra Leone il Grande e Attila (1514) che si può ammirare nei Musei Vaticani e in cui sono san Pietro e san Paolo armati di spade a mettere in fuga il sovrano degli Unni.
Quali che fossero le sue ragioni, Attila lasciò l’Italia e si ritirò oltre il Danubio. Secondo Prisco, nei primi mesi del 453, la notte successiva al banchetto in cui era stato celebrato il suo ultimo matrimonio, ebbe una violenta epistassi e morì soffocato. E con la scomparsa di Attila, anche il regno degli Unni si disgregò rapidamente. Quanto al Papa, la sua autorità morale si manifestò ancora durante l’invasione di Roma da parte dei Vandali di Genserico nel 455: fu di nuovo Leone I, con la sua intercessione, a ottenere che le vite degli abitanti della città fossero risparmiate, così come le tre maggiori basiliche romane (San Pietro, San Paolo e San Giovanni in Laterano) in cui la popolazione trovò rifugio durante le due settimane di saccheggio.
Saprà il nuovo Leone XIV trovare la forza e l’autorevolezza necessarie per fermare i vari Unni e Vandali di questi tempi?☺
