Custodi non padroni
9 Dicembre 2025
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Custodi non padroni

La navicella sta andando dritta in rotta di collisione con la… crisi energetica, verso la deriva in un percorso dritto come quello dell’economia lineare: una direzione ormai tenuta da troppo tempo. Le conseguenze dei disastri di una visione cieca ed egoistica, che vede l’uomo al di sopra di tutto e di tutti, ci sta portando all’esaurimento delle risorse naturali e al pericolo di estinzione della nostra specie.
Nel corso della nostra vita consumiamo a dismisura tutto, senza preoccuparci se ciò che consumiamo lo ritroveremo l’ indomani: consideriamo la natura come un semplice supermercato. Abbiamo tanto l’abitudine al saccheggio che non ci curiamo se il magazzino verrà rifornito, né dove cadranno gli scarti lanciati lontano da noi, né se potranno in qualche modo ricaderci negativamente addosso. La natura è benigna nei nostri confronti, ma ha anch’essa dei limiti. Ci fornisce ciò che gli chiediamo, ma ha dei tempi di rigenerazione che spesso non siamo disposti ad aspettare, favorendo colture intensive o allevamenti multipiano per soddisfare la sete di consumo.
In tutto questo si inserisce in maniera prepotente la crisi climatica che non impatta positivamente sulla salute del pianeta. A metà del mese di novembre si è tenuta la COP 30 a Belem in Amazzonia (Brasile). Le COP (Conference of the Parties) sono il più grande negoziato internazionale sul cambiamento climatico. Tutte le nazioni possono partecipare e quindi hanno legittimità ad essere rappresentate e le decisioni finali hanno un valore globale importante. Senza dubbio hanno visibilità e influenza mediatica, promuovendo innovazioni tecnologiche per energia pulita per trovare spazi e finanziamenti che altrimenti sarebbero critici. Altro aspetto positivo è il supporto economico per i danni ambientali, che i Paesi più vulnerabili riescono ad ottenere: sempre poca cosa rispetto a quello che gli accade.
La drammaticità della scomparsa di terre e il conseguente abbandono delle stesse da parte degli abitanti è un dramma reale. Le isole Tuvalu, Kiribati o le più conosciute Maldive e tante altre ancora, si sono mobilitate per l’ innalzamento dei mari. Per effetto dell’intrusione dell’acqua salata, intere popolazioni sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, senza poter far niente per arginare la salinizzazione delle fonti d’acqua dolce. Il problema non è solo fisico, ma anche identitario: la perdita della propria terra ha un impatto culturale critico.
Ritornando al potere delle COP, è proprio l’aspetto economico che, se da una parte sembra dar ossigeno a chi ne ha bisogno, dall’altra, risulta solo uno specchietto per le allodole. Si continuano a finanziare le infrastrutture energetiche alimentate da fonti fossili per ancora un terzo del totale degli investimenti fatti: secondo fonti IEA (International Energy Agency) si calcola che nel 2025 si arriverà ancora a finanziare investimenti destinati a tecnologie per energia derivante da fossili per circa 1.100 mld di dollari.
Inoltre, l’assenza di USA e Cina, la presenza delle forti lobby sostenitrici delle fonti fossili e il numero esiguo di partecipanti delle delegazioni più deboli, rappresentano dei punti di evidente debolezza del sistema rappre- sentativo/decisionale della conferenza. Le COP risultano così non sufficientemente incisive sia per gli aspetti economici che per quelli decisionali e le risoluzioni finali, spesso annacquate e spalmate per trovare il consenso unanime, sono completamente prive di controllo e penalità. Insomma, si dirà, meglio questo che niente, ma l’homo sapiens continua a non essere sapiens.
È per questo che è fondamentale partire dal basso. È necessario cambiare le nostre abitudini ed abbandonare la logica lineare del tanto decantato progresso, per tornare ad imitare la natura nei suoi ritmi circolari. È indispensabile lasciare l’estrazione, la produzione e lo scarto, per favorire un ciclo più complesso, ma armonioso, che preveda la riduzione dei consumi, il riuso, la riparazione, il riciclo, ma soprattutto il recupero dei materiali. È essenziale ricorrere sempre meno alle risorse naturali, favorire la scomposizione dell’oggetto in dismissione e dar vita, con quegli stessi materiali, a nuovi oggetti. È un messaggio per avere un futuro, un messaggio rivolto a tutti, ma in particolare a chi il futuro lo dovrà vivere: i nostri giovani.
È per questo che nella metà di novembre, in qualità di referente per il Molise di Zero Waste Italy (Rifiuti Zero), ho organizzato un’ iniziativa in collaborazione con tutti gli Istituti Comprensivi scolastici di Termoli e con diversi comuni del territorio, per incontrare il presidente di ZWI, Rossano Ercolini, vincitore del Goldman Environmental Prize 2013, con l’ obiettivo di proporre, ai giovani e alle istituzioni scolastiche, percorsi comuni su tematiche di grande rilevanza sociale. Abbiamo dialogato con quattro scuole secondarie superiori, per un totale di 320 studenti, e con due scuole primarie, dove abbiamo incontrato altri 140 alunni. Abbiamo condotto gli studenti in un percorso di scoperta dell’economia circolare, alternando narrazione, esempi pratici e strumenti multimediali. Abbiamo parlato di argomenti ecologici e di comportamenti da tenere, ma cercando empatia, a volte anche scherzando e giocando. L’iniziativa ha suscitato un grande interesse: molti studenti delle scuole superiori hanno preparato l’evento predisponendo domande su vari argomenti, i più piccoli delle primarie hanno partecipato con entusiasmo alle attività, tutte calibrate sulle loro età e necessità. Dalle scuole elementari siamo usciti cantando e modulando il volume della voce con i bambini: “no padroni… ma custodi, NO padroni… MA custodi, NO PADRONI… MA CUSTODI, no padroni… ma custodi.
È necessario tornare alla natura, imitarne i suoi princìpi e i cicli di vita; essere parte integrante della natura: essere custodi e non padroni.☺

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