Una nuova europa
Trump è il peggio che noi si possa immaginare. È un golpista impenitente, lo è stato ieri e non esiterebbe ad esserlo domani, qualora dovesse perdere le elezioni. È un razzista violento, sono raccapriccianti le aggressione legali ai migranti che vengono dall’America. È un estimatore dell’uso della forza ed amico di criminali di guerra, come ben testimonia l’aggressione al Venezuela e il suo brindisi di capodanno con Netanyahu. È un grande imbroglione ed affarista come è ben evidenziato da tutta la sua biografia.
Dobbiamo però evitare un grande rischio: quello di pensare che il mondo, senza Trump, sarebbe una meraviglia. Non è stato così, non è così. La guerra in Ucraina e il massacro di Gaza sono iniziate quando negli Stati Uniti governava un democratico. Non è la prima volta, l’icona dei democratici nel mondo e, a casa nostra, John Fitzgerald Kennedy fu colui che diede il via alla guerra nel Vietnam e rispose alla rivoluzione cubana con l’insensata occupazione della baia dei Porci.
Ma vi è qualcosa di più, non meno ripugnante della guerra, mi riferisco a quella violenza silenziosa che fa più morti delle armi, ovvero la fame e le diseguaglianze nel mondo. Secondo l’ultimo rapporto Oxfam, nel mondo, i miliardari hanno visto crescere le loro ricchezze di 2,5 miliardi di dollari nel 2025; i 12 miliardari più ricchi sul pianeta possiedono ricchezze pari a 4 miliardi di persone; ogni anno nel mondo centinaia di milioni di persone muoiono per fame. La spesa militare nel pianeta è di 2.718 miliardi di dollari.
Questa è la verità dei numeri con e senza Trump. Qualcuno potrebbe obiettare che è tutto vero, ma in America le cose vanno molto bene, infatti il prodotto interno lordo negli U.S.A. è salito quest’anno oltre il 4%. Ma se andiamo oltre la superficie, allora scopriamo che le cose non stanno proprio così. La ricchezza prodotta negli Stati Uniti si concentra nei vertici delle aziende e in particolare nelle dieci grandi società dell’hi-tech e, inoltre, circa il 30% della popolazione americana – è Bernabè che parla, non certo un rivoluzionario – è costretta a saltare un pasto al giorno.
Qualcuno potrebbe obiettare che le cose nel nostro bel Paese non vanno così. Anche questo è un falso. In Italia il 5% della popolazione possiede una ricchezza eguale a quella del 49,4% della popolazione italiana. Negli ultimi cinque anni il 91% della ricchezza è finita nelle mani del 5%. Infine 5,7 milioni di Italiani vivono in povertà assoluta, mentre in Europa nel 2025 le spese militari sono arrivate a 381 miliardi di euro, 11% in più del 2024.
Come dovrebbe essere ovvio, il richiamo alla crudezza di questi numeri, e alla drammatica realtà che sottendono, non rappresenta il benché minimo alibi alle malefatte di quel pericolo pubblico numero uno quale è Trump. Né si intende sottovalutare l’ indignazione della Lagarde, presidente della BCE, quando di fronte agli insulti del ministro del Commercio degli Stati Uniti all’Europa si alza e abbandona la cena. No, il mio intendimento è ben altro.
Ero e resto convinto che in questa congiuntura storica la battaglia contro Trump, come contro la destra europea, la si può fare e vincere solo se si recupera una connessione sentimentale con il popolo. E questo è e sarà possibile se i valori di democrazia e libertà torneranno a coniugarsi con la giustizia sociale e se in Europa si abbandoneranno i piccoli interessi nazionali per affermare il bisogno e l’identità di una terra comune.
Il travagliato accordo UE – MERCOSUR riflette bene la contraddizione nella quale siamo e che dobbiamo superare. Ha ragione la Ursula von der Layen, quando presentando questo accordo commerciale fra l’Europa e quattro grandi Paesi latinoamericani, ha sottolineato come questo accordo sia anche una scelta di autonomia e di affrancamento dalla potenza degli Stati Uniti. Un passo importante per una nuova indipendenza dell’Europa nel mondo. Il problema è che questo accordo benedetto dalla Confindustria e dai vertici della Commissione Europea sacrifica gli interessi di una parte grande degli agricoltori e degli stessi consumatori europei. Per questo i trattori hanno manifestato sotto il Parlamento di Bruxelles e in alcune grandi capitali europee.
Non è obbligatorio correre dietro alle proteste, ma è fondamentale comprenderne le ragioni sociali, ed è un grave errore non capire che la nuova sfida con Trump e con i sovranisti di casa nostra la si può vincere, a condizione che si affermi una nuova era di giustizia e diritti sociali in Europa.
Abbiamo bisogno come l’aria di una nuova Europa, in realtà ne avevamo bisogno già 50 anni fa, quando la qualità nuova della crisi dei primi anni ‘70 chiedeva un nuovo governo del mondo, capace di anticipare e governare i processi globali e il nuovo salto tecnologico. Questo fu ben inteso da un genio del male quale era il segretario di Stato americano Henry Kissinger, ai tempi di Nixon, che mutò radicalmente la politica americana nel mondo e con la stessa Cina, mentre l’Europa e la sinistra europea camminavano pigramente con la testa rivolta al passato.☺
