Gaetano Previati
9 Aprile 2026
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Gaetano Previati

Gaetano Previati nacque a Ferrara il 31 agosto 1852, figlio dell’orologiaio Flaminio Previati e di Riccarda Benvenuti Bonlei, morta di parto due anni dopo. Il padre si sposò poi in seconde nozze con Cornelia Facchini. Nel 1870 il giovane Gaetano abbandonò gli studi all’Istituto tecnico locale per poter frequentare i corsi di pittura di Girolamo Domenichini e Giovanni Pagliarini. Nello stesso anno, partecipò all’ Esposizione nazionale di Belle Arti di Parma. Negli anni successivi fu a Firenze, dove frequentò saltuariamente lo studio di Amos Cassioli, e infine il suo forte interesse per le arti lo portò all’Accademia di Brera di Milano, dove seguì per tre anni i corsi del maestro Giuseppe Bertini.
Eventi scoraggianti
Nel 1879, Previati vinse il premio di fondazione Canonica con Gli ostaggi di Crema. Con questa prima opera è evidente quanto l’artista non si fosse accodato alle maniere dei suoi insegnanti, ma manifestò uno spirito di indipendenza che la critica descrisse come “un’indole artistica ardita fino all’esagerazione”. A questo periodo corrispondono composizioni quali Abelardo ed Eloisa, Torquato Tasso, opere dai soggetti storici e rispondenti ad una certa teatralità, resa con grande obiettivismo. Nel decennio dal 1880 al 1890 Previati fu segnato da eventi alquanto scoraggianti: le stringenti difficoltà economiche, una lunga malattia; nel 1883 inviò due quadri all’Esposizione nazionale di Roma, che restituirono un insuccesso. L’artista si raccolse in un periodo di crisi spirituale che lo portò ad avvicinarsi brevemente agli ambienti della Scapigliatura milanese. In questa esperienza fatta di debolezze fece ritorno ai temi del medievalismo romantico (Il bacio, 1889-1891) fino alla maturazione di un lucido senso della tragedia cristiana: a questo proposito si ricordano le versioni delle Tre Marie ai piedi della croce e le quattordici tele della Via Crucis.
Tra fisica e metafisica
L’opera Maternità, esposta a Milano nella Triennale del 1891, fu il quadro che più di ogni altro scatenò una tempesta critica, in ragione della singolarità della tecnica divisionista adottata, della quale Previati fu attento esaminatore e teorico. L’artista si era avvicinato al divisionismo nell’ intenzione di conciliare il contrasto esistente fra la natura metafisica dell’immagine e quella fisica della materia pittorica: da uno studio analitico del colore si dedicò alla stesura di gamme dorate e argentee, avendo cura di accostarle in pennellate filiformi e sinuose.
Negli anni dal 1895 al 1914 Previati fu invitato ad esporre in mostre internazionali d’arte a Venezia; in particolare, nel 1901 e nel 1912 tenne due mostre personali. Nel 1907 partecipò alla VII Biennale di Venezia, contribuendo all’ allestimento della Sala del Sogno e poi esibì alcuni lavori al Salon des peintres divisionnistes italiens organizzato a Parigi dal mercante Alberto Grubicy; quest’ultimo, assieme al fratello Vittore, fondò la Società per l’Arte di Gaetano Previati nel 1911, acquisendo un nucleo consistente di suoi dipinti che vennero presentati nelle mostre organizzate a Genova nel 1915 e l’anno dopo e nel 1919 a Milano.
L’artista morì all’età di 67 anni, nel 1920, a Lavagna, cittadina ligure non lontana da Chiavari, dove negli ultimi anni trascorse lunghi soggiorni. Venne sepolto nel cimitero monumentale della Certosa di Ferrara. I ragionamenti e le teorie di Gaetano Previati sulla tecnica divisionista sono raccolti in due volumi, La tecnica della pittura (Torino, 1905) e I princìpi scientifici del divisionismo.
Lo stile
L’opera giovanile Gli ostaggi di Crema lanciò Previati nello scenario culturale del suo tempo. Il dipinto rappresenta alcuni prigionieri durante l’espugnazione di una città nemica. Con questa opera ottenne un riconoscimento che ne validò la presa di distanza dagli insegnamenti dei suoi maestri. Un esito del momento più critico del decennio 1880-1890 è Il Bacio, databile al 1889-1891, che corrisponde alla rivisitazione dell’artista nell’ambito del medievalismo romantico. C’è già un accenno alle pennellate accostate, anche se ancora lontano dall’assottigliarsi delle pennellate in lunghi filamenti di colore.
A differenza di tanti altri pittori lombardi del suo tempo, Previati approdò al divisionismo per la necessità di trasmettere un’idea tramite lo studio fisico della materia, e non a partire dalla visione dal vero. Il lirismo e le vibrazioni proprie del medium pittorico dovevano essere funzionali alle sensazioni che egli intendeva comunicare nelle sue opere. Per questo si servì di tinte divise e schiette, disposte per filamenti di colori accostati in senso sinuoso, secondo un ritmo che intendeva restituire un aspetto fluttuante del concetto interiore.
Maternità
Con Maternità, Previati lasciò un segno a cui la critica rispose giudicando negativamente l’opera e declinando l’idoneità all’esposizione. La scena rappresenta una madre, una riproposizione della Madonna, che allatta il suo bambino. Alle loro spalle si trova un albero ricco di luce che richiama l’albero della vita. Il quadro si avvicina, ma non in modo esplicito, ad una dimensione religiosa. L’uscita di questo dipinto venne accompagnata da un testo critico del pittore Vittore Grubicy de Dragon che ne testimoniò l’essenza per fronteggiare le critiche più serrate al dipinto: infatti, per i modi in cui venne realizzato, il quadro piacque a ben poche persone, attraversato da una miriade di grandi pennellate che facevano vibrare tutto lo spazio. “[…] alle forme ed ai colori il Previati non ha attribuito alcuna importanza oggettiva, ma se ne valse unicamente come di segni e nel limite strettamente necessario ad esprimere l’idea complessiva; gli è perciò che ha ricorso a quella sintetica, arbitraria semplificazione e perfino alterazione di forme e di colori che, con svariatissimi termini, furono da tutti stigmatizzate” (Vittore Grubicy de Dragon in Cronaca dell’Esposizione di Belle Arti, 1891). Quanto fece Previati in questo dipinto fu essenzialmente concentrarsi sull’idea di maternità: volle rendere e rappresentare nella maniera più forte e potente possibile l’idea di una madre.
Nella Danza delle ore, titolo che richiama per altro un’ascendenza musicale, Previati affinò la tecnica divisionista in un soggetto di ambito profano. Datato al 1899, egli definì la sua idea di luce in una resa fatta di vibrazioni luminose. A questa idea possiamo accostare anche le diverse versioni de Il carro del sole (dal 1900 circa) e anche la tela con Paolo e Francesca, eseguita per la VIII Biennale di Venezia (1909). Quest’ultimo è un dipinto da inquadrare nel contesto simbolista, già realizzato con una maturata e raggiunta consapevolezza dell’espressione divisionista.
Previati si immerse poi nella dimensione religiosa con i quattordici rossastri dipinti della Via Crucis, conservati nella Collezione di Arte Contemporanea dei Musei Vaticani. In queste tele, l’artista rende una composizione nuova, un’invenzione potente fatta di disegni sintetici e colorazioni ardenti che ne gonfiano l’impeto tragico.
Nei Funerali di una vergine, Previati si ritrovò ormai totalmente coinvolto nella dimensione più sacra dell’arte: tela del silenzioso saluto a una creatura bianca, la leggera e dolorosa atmosfera di un commiato nella forma dove le figure fanno pensare ai mosaici con le teorie delle vergini nella basilica di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna.☺

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