La bibbia e l’archeologia
7 Settembre 2026
laFonteTV (4192 articles)
Share

La bibbia e l’archeologia

In un contesto storico in cui la bibbia è tornata drammaticamente in auge perché usata come prova scritta del diritto esclusivo da parte degli ebrei al possesso della terra in cui sono ambientati la maggior parte dei racconti biblici, emerge la necessità di interrogarsi sulla loro veridicità e sull’aderenza effettiva alla realtà di quanto è accaduto nei millenni passati in quel minuscolo lembo di terra dove non è mai cessato (neppure ai nostri giorni) lo spargimento di sangue innocente di bambini inermi, donne, vecchi, uomini che non hanno mai imbracciato armi per offendere altri, e dove anche l’ ambiente, descritto nella bibbia come terra dove scorre latte e miele, è ormai avvelenato dalla quantità inimmaginabile di sostanze derivanti dalle armi impiegate.
Fino ai tempi più o meno di Galileo (inizi del Seicento) nessuno nel mondo cristiano ed ebraico metteva in dubbio che la bibbia contenesse verità a 360 gradi: verità di fede, di morale, storiche e scientifiche. Galileo stesso fu costretto ad abiurare le sue convinzioni scientifiche che partivano da osservazioni dirette perché le sue conclusioni contraddicevano la bibbia. La questione fu più o meno risolta con l’ affermazione dell’illuminismo, la riduzione sempre maggiore degli spazi della religione nella sfera pubblica e scientifica, per cui solo i professionisti del sacro restavano ancorati alla pretesa di verità biblica nell’ambito delle scienze della natura. Nel frattempo, a cominciare dall’ebreo Spinoza, scomunicato per le sue idee dalla sinagoga, e da diversi studiosi di estrazione cristiana, principalmente protestante ma anche cattolica, oltre a dare per scontata la non veridicità delle concezioni scientifiche bibliche (la terra al centro del cosmo e la terra piatta) si mise sempre più in discussione la veridicità dei fatti storici raccontati nella bibbia, a cominciare dall’ epoca prediluviana per passare poi ai patriarchi e persino all’esodo di Israele dall’Egitto. In reazione a questo scetticismo storico nacque l’archeologia biblica che, con un intento concordistico, cercava di ritrovare nelle mute pietre gli echi della storia biblica per cui si individuarono le cosiddette “stalle di Salomone” e tante altre “prove” del fatto che la bibbia avesse ragione (per riecheggiare il titolo di un fortunatissimo bestseller degli anni ’50 del XX secolo, continuamente ristampato fino ai giorni nostri), persino individuando il sito della mitica arca di Noè sul monte Ararat.
Ovviamente molti dati archeologici sono accostabili a ciò che dice la bibbia ma, soprattutto da quando esiste lo Stato d’Israele, si è passati a rinominare tanti, anzi troppi luoghi e siti archeologici che avevano ormai nomi arabi, con i nomi della bibbia, senza che ci fosse la benché minima prova evidente che quelle pietre emerse dal suolo fossero proprio quelle località bibliche. L’archeologia, insomma, è diventata ideoarcheologia, cioè archeologia ideologica per rafforzare la legittimità della pretesa del mondo ebraico di riappropriarsi di quella terra data da Dio nel 1700 a.C. ad Abramo e in cui gli ebrei dalla conquista in poi hanno sempre abitato vivendo come fedeli monoteistici del Dio degli Eserciti nonché Dio d’Israele che si chiama Yahweh. Ma siccome le pietre sono mute, nulla vieta che quei siti fossero abitati da adoratori di Baal e di Astarte o di dèi che si chiamavano con nomi come Elyon, che poi nella rilettura posteriore degli autori biblici sono diventati altrettanti nomi dell’unico Dio.
Oggi sappiamo che la concezione monoteistica nasce dopo l’esilio a Babilonia (convenzionalmente il 587 a.C. con la caduta di Gerusalemme) mentre la bibbia parla sempre di un solo Dio dalla creazione in poi. È dal tempo di Spinoza in poi che nasce la domanda di quando furono realmente scritti i libri della bibbia: nella concezione tradizionale, sia ebraica che cristiana, c’era la convinzione che il primo autore della bibbia fosse Mosè che avrebbe scritto tutto il Pentateuco, compreso il racconto della sua morte, che avrebbe “miracolosamen- te” visto in anticipo e di cui avrebbe scritto piangendo. Il fatto che sia sempre un solo Dio a parlare dall’inizio, quindi, nasce dal fatto che quando gli scribi-sacerdoti nel post-esilio raccolsero le tradizioni narrative precedenti, hanno cercato di purificare tutti gli echi politeistici presenti nelle tradizioni letterarie preesiliche e hanno tramandato quelle tradizioni leggendarie che riguardavano le vicende dei patriarchi, come Abramo, e dell’esodo, di cui, archeologicamente parlando, non esiste alcuna prova e, perdipiù, all’epoca in cui Mosè avrebbe condotto un popolo di seicentomila persone nel Sinai per 40 anni per introdurli nella cosiddetta terra promessa, sia il Sinai che quella terra erano saldamente sottomesse al governo egiziano del grande Ramsete II (siamo intono al XIII secolo a.C.); è stata persino scoperta una fitta corrispondenza (del XIV secolo a.C.) tra il faraone Amenophis IV o Akhenaton, padre del più famoso Tutankhamon, e le città di quella che si chiamava Canaan e che gli ebrei chiamavano terra promessa, tra le quali spicca Gerusalemme, tributaria del faraone.
Sono solo alcuni esempi per dire che quando si parla di verità della bibbia dobbiamo chiederci di quale verità si tratti. Il Concilio Vaticano II, dopo anni di combattimento della chiesa cattolica contro gli studi scientifici e storici che negavano la verità della bibbia nel loro ambito, ha dato un’ottima e definitiva descrizione su quale tipo di verità parli la bibbia: tutto ciò che serve alla salvezza o, per dirla in altro modo, verità di fede e di morale, ma non necessariamente storiche né ancora di più scientifiche; in tal modo proprio la chiesa cattolica ha riecheggiato e riabilitato una famosa affermazione di Galileo (a cui Giovanni Paolo II ha chiesto scusa con qualche secolo di ritardo): “La bibbia non ci insegna come vada il cielo (astronomico, sky per chi parla inglese) ma come si vada al cielo (cioè il paradiso, Heaven in inglese)”.
Ma se le cose oggi, nonostante ciò che ha detto il Concilio e insegna ormai la chiesa cattolica, non vanno nel verso giusto è perché, accanto a quelli che hanno saputo leggere in modo corretto la bibbia, traendo da essa il suo vero messaggio di fede ed etico, ci sono ancora molti di quelli, sia in ambito cristiano che ebraico, che continuano a sostenere la verità letterale della bibbia, compreso il suo modo di descrivere il mondo e la sua origine e lo svolgersi degli eventi umani da Adamo ed Eva in poi. Vedremo la prossima volta come tutto questo sia ancora possibile nell’era dei satelliti, di internet e del villaggio globale.☺

laFonteTV

laFonteTV