Più alberi!
“Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”. Una parte della società è già in movimento verso un mondo migliore possibile. Ed è importante raccontarla.
Il Comitato Più Alberi nasce a Termoli nel 2023 da persone che hanno desiderato unirsi per cambiare in meglio la propria città, animate da una missione chiara: tutelare il patrimonio arboreo e agire per la riforestazione urbana. Il Comitato si compone di oltre 150 soci (fondatori e sostenitori tesserati), tra cui agronomi, legali e guide ambientali.
La scienza fornisce dati certi sulla crisi climatica, ma la politica non sa dare risposte convincenti. Scrive Giorgio Parisi, Nobel per la fisica: “Diverse crisi si sovrappongono e si intrecciano l’una con l’altra: da un lato il progressivo esaurimento delle materie prime e dall’altro il cambiamento climatico, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. A questi si aggiungono il consumo di suolo, l’inquinamento e la perdita di biodiversità. Un gran numero di specie animali e vegetali si stanno estinguendo: è probabilmente incominciata la sesta grande estinzione di massa”. E, se ora le temperature salgono sopra i 2 gradi, nessuno sa cosa può accadere …
Le città sono tra gli epicentri della crisi. “Mi piacerebbe che Termoli diventasse una città-giardino, dove la regola 3-30-300 fosse realtà. Questo principio di pianificazione urbana e riforestazione prevede che tutti possano vedere 3 alberi dalla propria finestra, che ogni quartiere abbia una copertura arborea almeno del 30% e che tutti abbiano spazio verde a massimo 300 m da casa. Spero che la città diventi più a misura d’uomo e di bambino con tanto verde, ampie aree pedonali, un trasporto pubblico efficiente, e i rapporti umani al centro delle scelte politiche”, dice Antonietta del Comitato.
Più Alberi fa politica dal basso, nel territorio, concreta. Piantando alberi, ma non solo: “abbiamo piantato splendidi alberi in diverse aree della città e nei mesi più caldi innaffiamo tuttora quasi ogni settimana. Siamo nelle scuole con progetti sull’importanza degli alberi. Ogni anno organizziamo al parco un percorso alla scoperta degli alberi che lo abitano”. Anche a Campobasso, San Giacomo, Civitacampomarano hanno chiesto la loro collaborazione. Con l’attuale amministrazione di Termoli, invece, il rapporto è complicato: “Nonostante molti tentativi da parte nostra di cercare dialogo e collaborazione, abbiamo riscontrato scarsa considerazione. Ed è un vero peccato, un’ occasione sprecata per tutta la città”, dice Valeria, tra le socie fondatrici.
Di recente il Comitato si è fatto carico, a proprie spese, di promuovere analisi di laboratorio su campioni di erba ingiallita prelevati lungo bordi stradali, aiuole e marciapiedi, anche in prossimità di scuole, chiese e aree frequentate: sono stati rilevati importanti quantitativi di glifosato (un erbicida dannoso per la salute e per l’ambiente). Ne sono seguite controanalisi, esposti, interrogazioni, ma dallo scorso aprile la cittadinanza resta in attesa di risposte: “Queste azioni, che sembrerebbero di contestazione, non sono altro che iniziative di cittadini attivi che tengono alla città, al verde e alla salute pubblica”. La politicità del Comitato non risiede “solo” nella denuncia: “In questi anni siamo diventati un punto di riferimento per i cittadini che hanno a cuore la natura in città. Siamo portavoce di nuove proposte (con bozza di progetto) per la piantumazione in prima persona di alberi nei giardini di ogni quartiere di Termoli”.
Il modello capitalista, basato sul fossile e sulla concentrazione di potere e ricchezza nelle mani di pochi (Kings), distrugge democrazia e pianeta. Giustizia sociale e giustizia ambientale diventano due facce della stessa medaglia: “Quando l’aria è inquinata, l’acqua sporca o il clima impazzisce, a pagare di più sono i più poveri e fragili. Non sono due problemi diversi: è un problema solo. Il nostro modo di fare economia tratta male sia la natura sia le persone: consuma alberi, terra e acqua; sfrutta chi ha meno soldi e meno voce” dice Antonella. “Guardando alle nostre città notiamo che i quartieri più periferici e a reddito più basso hanno meno aree verdi, subendo di più l’effetto dell’isola di calore. C’è bisogno di una transizione che faccia convivere giustizia climatica e giustizia sociale”.
Per comunità più sostenibili, eque e solidali avremmo bisogno, in primo luogo, di rivedere il modo di pensare: “Se non cambia il pensiero, non cambia l’azione. Se i pensieri sono rivolti al futuro, il presente è arricchito di buon senso e azioni consapevoli”. E di ridare centralità alla partecipazione civica: “I cittadini non sono spettatori delle città che vivono ma sono i veri attori. Dobbiamo comprendere l’impatto positivo delle nostre azioni come singoli e come collettività”, dicono ancora dal Comitato.
Fare in modo che nei luoghi del potere locali, nazionali, internazionali, siedano persone consapevoli di tutto ciò è, invece, un altro conto. O, forse, no.
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