Andrea pazienza
11 Settembre 2026
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Andrea pazienza

Nel ‘suo’ settantesimo anniversario la Biblioteca francescana “Fania” di San Matteo, a San Marco in Lamis, ha organizzato una mostra su Andrea Pazienza, il fumettista italiano scomparso prematuramente il 16 giugno del 1988. Artista geniale, che se ne è andato troppo presto, è riuscito a lasciare il segno in questo campo in Italia. Gli autori contemporanei devono necessariamente fare i conti con le opere del Paz.
Andrea nasce a San Benedetto Del Tronto (AP) il 23 maggio del 1956. I genitori sono entrambi insegnanti e vivono a San Severo, in provincia di Foggia, dove Andrea da piccolissimo scopre il disegno, svelando ben presto il suo talento: “Il mio primo disegnino riconoscibile l’ho fatto a 18 mesi. Era un orso. Questo testimonia quanto era forte in me il bisogno di disegnare”.
A 12 anni si trasferisce a Pescara per studiare e in questa città prende il via la sua attività di disegnatore, con la realizzazione dei primi fumetti e con alcune frequentazioni artistiche che lo portano a esporre e diventare co-titolare di Convergenze, una galleria d’arte frequentata da pittori e intellettuali abruzzesi. Nel 1974 si trasferisce a Bologna per frequentare la neonata (era stata istituita solo tre anni prima) facoltà del DAMS, in cui non si laureerà mai. Segue il corso di Estetica tenuto da Umberto Eco. Sarà la città emiliana il luogo in cui Andrea Pazienza definirà in maniera totale la sua personalità di artista e di uomo: il mondo caotico e fervente dell’impegno politico e della libertà sessuale definiranno per sempre la sua indole.
Il Paz
Così soprannominato, inizia anche ad insegnare a Santa Cristina di Gubbio nella scuola del fumetto ‘Zio Feininger’ dove tiene lezione insieme a Igort, Daniele Brolli, Magnus e Lorenzo Mattotti. Purtroppo insieme al successo arriva anche l’inizio della sua dipendenza. Negli anni della sua attività l’eroina diventerà un pensiero fisso, causa di numerosissimi debiti e problemi di salute.
Eppure Andrea Pazienza continua a produrre storie e vignette ad una velocità impressionante, senza interrompere mai la sua attività di pittore e senza rinunciare a collaborazioni con il mondo della grafica pubblicitaria, del cinema, del teatro. Nel frattempo realizza anche cartoni animati e videoclip.
Nel 1983 le opere di Andrea e del gruppo Valvoline trovano spazio nella rassegna ‘Registrazione di Fre- quenza’ organizzata da Francesca Alinovi presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna: è la prima volta che il fumetto raggiunge in Italia una simile considerazione artistica.
Lo stile artistico
Per delineare l’importanza di Andrea Pazienza, nel panorama fumettistico, bisogna prendere in considerazione la sua opera più significativa, Pompeo: dietro al drammatico racconto di un individuo dipendente dalla droga, con evidenti richiami autobiografici, c’è tutta la poetica di un disegnatore che crea opere ricche di riferimenti ai luoghi e alle persone frequentate. Ma Pompeo è soprattutto il quadro di un’epoca, presentata ai lettori senza alcun tipo di filtro: c’è l’Italia del post-rivoluzione studentesca, scossa dalla violenza del terrorismo, delle bombe, degli scontri in piazza, delle stragi, del rapimento Moro, delle Brigate Rosse. Inoltre in quest’opera è ravvisabile la quintessenza stilistica di un autore che adora le commistioni artistiche: Andrea Pazienza ha sempre coltivato la passione per la pittura e per il disegno, coniugando insieme matite, carboncini, acquerelli, chine, rossetti, pennarelli.
Il Paz si è nutrito di riferimenti culturali: l’underground americano, lo introiettava e lo restituiva nei disegni in maniera personale, coniugando lirismo e volgarità, grottesco e poetico, nella personale visione di un mondo doloroso, la cui speranza risiede nell’arte.
Confidò al padre di voler essere sepolto a San Severo, in una zolla di terra, sotto un albero…☺

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