Art nouveau
“Un’avventura artistica internazionale tra rivoluzione e reazione, tra cosmopolitismo e provincia, tra costante ed effimero, tra ‘sublime’ e stravagante” (Art Nouveau di Lara Vinca Masini, 1976). Viene così definito il movimento artistico-culturale che caratterizza la Belle époque (fine ‘800 – inizio ‘900) dalla critica e storica dell’arte e dell’architettura Lara Vinca-Masini.
Come nasce l’Art Nouveau
Nel 1884 appare per la prima volta il termine Art Nouveau sulla rivista belga L’Art Moderne. Si tratta di un nuovo movimento che interessa sia l’architettura sia le arti figurative e che si espande velocemente in tutto il continente europeo fino a raggiungere anche l’America del Nord. La sua diffusione viene agevolata dalle Esposizioni Internazionali (Parigi nel 1900 e Torino nel 1902), le quali rappresentano contesti di fondamentale importanza per favorire il confronto artistico-culturale tra i vari Paesi. La denominazione Art Nouveau viene utilizzata in Belgio e in Francia. Tuttavia, trattandosi di un movimento di portata internazionale, esistono anche altre varianti e denominazioni nel resto dei Paesi in cui si diffonde: in Germania viene chiamato Jugendstil, in Austria prende il nome di Sezessionstil, in Italia viene chiamato Stile Liberty o Stile floreale, in Spagna Modernismo e negli Stati Uniti conserva il nome di Art nouveau.
Perché nasce l’Art Nouveau
Lo sviluppo di questo nuovo stile rappresenta il tentativo di ricercare nuova bellezza e unicità tra i prodotti industriali. Gli esponenti dell’Art Nouveau cercano di far fronte al nuovo concetto di “produzione di massa”, uno dei risultati più rilevanti della Seconda rivoluzione industriale. Essi si focalizzano sull’artigianato e rifiutano la standardizzazione industriale dei prodotti e dei manufatti. Inoltre, il nuovo movimento artistico culturale vuole conformarsi alla società della Belle époque, composta principalmente dalla borghesia agiata che risiede nelle città. Con la Seconda rivoluzione industriale e la crescente urbanizzazione aumentano la prosperità economica dei Paesi e, di conseguenza, le esigenze dei cittadini. Gli artisti dell’Art Nouveau cercano di integrare l’arte nel quotidiano, realizzando spazi urbani, edifici, costruzioni architettoniche, dipinti, decorazioni e infrastrutture per elevare la qualità di vita delle persone e per soddisfare il “gusto” della borghesia.
Caratteri dell’Art Nouveau
La caratteristica ornamentale distintiva dell’Art Nouveau è quella che privilegia linee curve e forme decorative ispirate alla natura, soprattutto al mondo vegetale. Infatti, la natura è una delle principali fonti di ispirazione degli artisti di questo movimento. Questa caratteristica non viene applicata solamente nella pittura, ma anche nelle arti grafiche, nell’architettura, nelle arti plastiche e nel design. Si viene così a creare coerenza e continuità tra la struttura architettonica funzionale e l’elemento decorativo. Gli artisti dell’Art Nouveau traggono ispirazione anche dalla pittura e dalla grafica giapponese, le quali favoriscono il gusto per l’asimmetria, l’importanza dell’unione tra arte e artigianato e la concezione ornamentale delle forme.
Protagonisti dell’Art Nouveau
Tra i protagonisti dell’Art Nouveau si distinguono il francese Hector Guimard, rinomato per gli ingressi della metropolitana parigina (1900-1912); i belgi Henry van de Velde e Victor Horta, quest’ultimo autore della Maison Tassel, ossia uno dei primi esempi di architettura Art Nouveau; l’ architetto austriaco Otto Wagner con la sua Majolikahaus; il catalano Antonio Gaudí, grandissimo esponente del modernismo, nonché architetto della Casa Batlò, di Parco Guell e della Sagrada Familia; l’innovativo pittore e maestro del modernismo austriaco Gustav Klimt, che, in qualità di membro fondatore della Secessione viennese, favorì lo sviluppo e la diffusione di questa nuova corrente artistico-culturale.
Primavera sacra
Gustav Klimt (Vienna, 1862 – 1918) è stato il fondatore e uno dei più grandi esponenti della Secessione Viennese (Wiener Secession), un’associazione di diciannove persone, tra cui architetti e artisti di vario genere, che intrapresero una strada autonoma, libera dal pensiero accademico viennese degli anni Trenta (la Secessione fu fondata ufficialmente a Vienna nel 1907). La finalità che si prefiggeva il movimento fu quella rielaborare un’opera d’arte totale (Gesammtkunstwerk) che andasse ad unire architettura, scultura, pittura e design: una nuova espressione artistica in grado di affrancarsi dalla tradizione. Tra i più alti esponenti, oltre a Klimt, vi furono Egon Schiele, Josef Hoffmann, Otto Wagner e Joseph Maria Olbrich.
Atto fondativo del gruppo fu la rivista Ver Sacrum (“Primavera sacra”), pubblicata per la prima volta nel 1898: fondata dallo stesso Klimt e da Max Kurzweil, fu l’organo ufficiale della secessione viennese. Nonostante una durata di appena cinque anni (Ver Sacrum concluse infatti le pubblicazioni nel 1903), ebbe un forte impatto nel mondo dell’arte, ridefinendo nuovi stili per la grafica editoriale e la composizione tipografica, e fu fondamentale per il successivo sviluppo dell’Art Nouveau e dello Jugendstil.
Klimt fu tra i più grandi animatori della scena culturale del suo tempo, e la sua arte affrontò i temi più svariati: figure, soggetti allegorici, paesaggi, nudi femminili, temi religiosi, ritratti. Inoltre, fu anche decoratore, disegnatore, mosaicista, ceramista, litografo. Un artista estremamente versatile e oggi molto apprezzato dal pubblico che continua ad essere affascinato dalle sue opere ricche e preziose, votate al decorativismo, pervase dalle tensioni fin-de-siècle, debitrici nei confronti della storia dell’arte, dai mosaici bizantini di Ravenna (che Klimt vide di persona e apprezzò) all’arte dell’antica Grecia, dalle incisioni di Dürer all’arte giapponese.☺
