Avere fede
11 Giugno 2023
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Avere fede

Come spesso accade mi ritrovo a riflettere su argomenti importanti “grazie ai miei piccoli maestri”. Lavoro per bambini e adolescenti e ho la fortuna di condividere con loro tanti momenti in cui discutiamo di tutto e insieme ci poniamo tante domande e il più delle volte le loro risposte mi lasciano a bocca aperta. A volte le discussioni si animano quando parliamo di calcio. Tra il bianco e nero e nero azzurro, il mio azzurro cielo deve lavorare parecchio, soprattutto ora che se ne sono aggiunti altri di colori: il verde, il bianco e il rosso! Ma a parte la fede calcistica che ci diverte e unisce allo stesso tempo, discutiamo di fede e di come loro la percepiscano nella loro quotidianità. Ci si racconta piccole esperienze frutto però di una grande concretezza. Non è vero che i ragazzi sono superficiali e non pensano. Vanno educati al dialogo, a porsi delle domande e qualora non fossimo in grado di rispondere non viene meno la nostra cifra di essere adulti. Non nascondiamoci dietro la frase di rito: “Che ne sai tu! Sei solo un ragazzo”. Ma noi alla loro età eravamo così informati e sapienti?
Se non siamo in grado di rispondere possiamo dire loro che nemmeno noi a volte comprendiamo cosa succede nel mondo e perché succede. Mai però perdere la speranza e lottare. I sogni possono diventare realtà.
Anche io, alla loro età, non ho sempre ricevuto delle risposte e questo mi ha spinto a cercarle e a volte a lottare per averle. Nulla era confezionato su di me. Ho scoperto nel tempo ciò che mi era stato trasmesso.
Credo che la loro superficialità nasca dal fatto che tendiamo ad organizzare già da piccoli la loro vita. Siamo in grado di sapere quali siano le loro attitudini come lo sport da praticare o quale strumento musicale scegliere di suonare e dove e come passare il loro tempo. Chiaramente devono studiare e prendere buoni voti! Non c’è spazio per le domande perché non c’è tempo.
Si lavora e si fanno sacrifici per poter permettere tutto ciò che a loro serve e quando non siamo in grado di garantirlo ci sentiamo frustrati. Ma in tutta questa macchina organizzativa quanto tempo abbiamo dedicato a noi? Quante volte abbiamo fatto passare il messaggio che l’amore va coltivato e condiviso? Che la vita è dura e occorrono sacrifici? Che mettersi in gioco, provare, sperare e rimanere delusi, aiuta a crescere? Che è bello fare qualcosa per gli altri, donarsi e aprire le porte di casa anche se la casa non è in ordine? Siamo e restiamo nelle nostre zone di conforto. E ci stupiamo che non si facciano delle domande e non pensino al loro futuro?
Qualche tempo fa, in oratorio, ho chiesto ai ragazzi come mai nonostante l’orario così presto la domenica mattina e il numero esiguo dei partecipanti, loro siano lì, puntuali e felici. Ognuno di loro ha scritto la propria motivazione ma quella che mi ha colpito più di tutte è stata scritta da un ragazzo di origine marocchina e di fede musulmana. Scrive: “Mi piace venire qui anche se è un sacrificio alzarmi presto la domenica mattina. Imparo tante cose e mi diverto. Io sono musulmano e sono fiero di esserlo. Ma sono anche fiero di imparare la cultura cristiana”:
I nostri ragazzi non sono superficiali, tutt’altro. Ci osservano, ci studiano e il più delle volte ci insegnano. Diamo loro la possibilità di porsi delle domande, di essere curiosi, di scoprire, di sapere. Sono capaci di farlo anche senza Wikipedia o Google.
Non abbiamo paura di dire che non conosciamo tutte le risposte e che il futuro ci spaventa, che non sempre siamo in grado di capire come “gira il nostro mondo” ma dire che abbiamo la passione e la speranza di credere che una “cultura” possa diventare fede.☺

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