Il dovere della ribellione
28 Marzo 2026
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Il dovere della ribellione

Dopo la bocciatura dell’Autonomia differenziata a trazione Lega, arriva quella sulla riforma costituzionale riguardante la magistratura, nota come separazione delle carriere, voluta da Forza Italia. Se avranno la faccia tosta di proseguire nelle disfatte, ci attende ora il tentativo della terza pessima riforma, quella sul premierato, cavallo di battaglia di Fratelli d’Italia, o per meglio dire, delle Sorelle d’Italia.
Che la giustizia in Italia faccia pena è un dato, come è acclarato che, da quando Berlusconi scese in politica, si è fatto di tutto per farla funzionare male, in modo che politici e colletti bianchi potessero puntualmente farla franca. Se non si potenziano, se non si rendono efficienti i tribunali esistenti, che mancano purtroppo di tutto, dal personale al materiale, è perché le cause di coloro che possono permettersi buoni avvocati non arrivino proprio a sentenza. La cosa triste a cui abbiamo assistito, e per fortuna resistito, sono le menzogne lanciate a tutto spiano, senza scrupoli, dal governo e dai suoi giannizzeri per intorbidire le acque e cercare di creare confusione negli elettori, che, per fortuna, sono meno stupidi di come loro li immaginano e vorrebbero. Mentre il mondo è in fiamme, per oltre due mesi ci hanno distratti con discussioni di lana caprina, attribuendo ai magistrati la colpa di attenersi alle leggi stravaganti e strambe emanate proprio da loro, veri incapaci di governare. Purtroppo per loro non è riuscito neppure il trucchetto di abbassare per qualche giorno il prezzo del carburante in cambio di consensi. Ci hanno trattati come gonzi ma ci siamo comportati come popolo responsabile che non si è venduto la dignità per un piatto di lenticchie.
Il governo e la sua maggioranza, forti del consenso dei sondaggi, stanno affossando l’Italia sempre di più. Continuano a sanzionare la Russia anziché sviluppare la via diplomatica per arrivare alla pace prima che l’Ucraina diventi un grande, immenso cimitero. All’opposto continuano ad appoggiare Israele che, dopo aver raso al suolo Gaza, aver assassinato decine di migliaia di persone, ora sta facendo l’impossibile perché la guerra si estenda in tutto il Medio Oriente. Sempre più colonia degli Stati Uniti, i nostri sgovernanti non hanno balbettato una pur minima parola di disapprovazione nei confronti di Trump, che, per coprire gli scandali di cui è stato protagonista e in preda ai ricatti di Israele, si è avventurato in una guerra senza ritorno. Il mondo è sempre più in mano a dei folli assatanati che conquistano il potere e si ostinano a gestirlo come fosse una loro proprietà. Si va perdendo sempre più la stessa idea di politica come gestione della cosa pubblica. È solo il caso di ricordare quanto diceva Dietrich Bonhoeffer, un illuminato pastore protestante, impiccato dai nazisti in un campo di concentramento: “Se un pazzo guida l’auto sul marciapiede, non posso solo seppellire i morti e consolare i parenti, devo strappare l’autista dal volante”. Se solo un giorno i nostri politicanti entrassero in un supermercato o facessero rifornimento ad una pompa di benzina forse si renderebbero conto della fatica di vivere di una buona porzione di quel popolo che si ostinano a turlupinare.
Se di fronte a una acclarato malgoverno – e al peggio, purtroppo, non c’è limite! – le opposizioni non crescono, due sono le possibilità: o non sanno comunicare un’alternativa necessaria e improrogabile oppure non sono migliori di chi ci sta portando alla rovina. Se non riscopriamo una coscienza collettiva, se tutta l’indignazione continuiamo a riversarla sui social, se tutte le nostre energie le consumiamo sui tasti del telecomando, non andremo da nessuna parte. È tempo che la nostra rabbia diventi una slavina che travolga il vecchio modo di fare politica, con tutti i cacicchi e capibastone che si frappongono perché tutto resti immutabile. Con che coraggio continuiamo a cantare “l’Italia s’è desta” se restiamo cloroformizzati in una passività senza precedenti? Anche gli animali più pigri e restii, al calore della primavera, sono usciti dal letargo!
Nel nostro Molise purtroppo le cose non vanno per niente bene. La destra è egemonizzata dal parlamentare europeo, attualmente leghista, Aldo Patriciello, che controlla la sanità e dunque tutta o quasi la vita politica; la sedicente sinistra risponde a tale Roberto Ruta che, avendo accumulato personalmente insuccessi su insuccessi, controlla, per interposte persone, una delle minoranze regionali e la città di Campobasso; i Cinque Stelle, invece, sono in balìa della lotta per la successione e intanto… le stelle stanno a guardare. Poiché il consiglio regionale non ha dato seguito a un tentativo di piano paesaggistico, ci ritroviamo, specialmente nel basso Molise, con una possibile forte espansione di insediamento delle torri eoliche, fino a 200 metri di altezza, che si scontra con vincoli paesaggistici, archeologici e la contrarietà delle comunità locali. Per quanto riguarda la gestione dell’acqua, continuiamo ad attendere dal presidente della regione la risposta alla nostra richiesta di audizione in merito al progetto di interconnessione idrica, sottoscritto con altre associazioni, per sapere, tra l’altro, quanta acqua serve per gli usi civici, per la nostra economia e per la nostra agricoltura. Chiediamo un piano di rilancio industriale per non assistere alla progressiva chiusura di Stellantis, l’antica Fiat, con grave danno per tutto l’indotto.
Abbiamo accennato solo ad alcuni dei tanti drammi che accadono sotto i nostri occhi, nell’indifferenza del mondo politico. Per tornare alla metafora di Bonhoeffer, l’auto continua a mietere vittime, possibile che non si trovi nessuno che strappi l’autista dal volante? Se l’obbedienza non è più una virtù, la ribellione diventa un dovere.☺

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